“TIZIANO E CARAVAGGIO IN PETERZANO” ALL'ACCADEMIA CARRARA DI BERGAMO

“TIZIANO E CARAVAGGIO IN PETERZANO” ALL

BERGAMO\ aise\ - Allievo a Venezia di Tiziano e maestro a Milano di Caravaggio, Simone Peterzano (1535 circa - 1599) è uno dei protagonisti della cultura artistica della seconda metà del XVI secolo. Quanto rimane nella sua pittura degli insegnamenti di Tiziano? Quanti racconti tra mondi culturali oggi vicinissimi ma un tempo pressoché distanti, tra Venezia e Milano? Quanto uno studio della sua vicenda potrebbe avvicinarci a svelare l’ultimo grande mistero della storia dell’arte: i primi anni di Caravaggio?
La mostra “Tiziano e Caravaggio in Peterzano” che si è aperta il 6 febbraio all'Accademia Carrara Bergamo non solo indaga il talento di un pittore troppo poco noto ma pone, grazie a prestiti d’eccezione, nazionali e internazionali, l’attenzione verso un importante capitolo della pittura tra Cinquecento e Seicento, cercando di dare alcune risposte.
La mostra nasce da un progetto della Fondazione Accademia Carrara ed è curata da Simone Facchinetti, Francesco Frangi, Paolo Plebani e M. Cristina Rodeschini. Sarà aperta al pubblico sino al 17 maggio, accompagnata da un prezioso catalogo Skira.
Dalle opere del maestro Tiziano a esempi della pittura veneta con Veronese, Tintoretto, Parrasio Micheli, Bernardino Licinio e Paris Bordon, dalle opere dell’allievo Caravaggio a esempi di pittura lombarda con Antonio Campi, Giovan Ambrogio Figino e Giovanni da Monte. Un percorso espositivo che, anche grazie ad affascinanti testimonianze, come l’edizione veneziana del 1568 dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e le Rime di Giovan Paolo Lomazzo del 1587, permette al pubblico di immergersi nella cultura, nei gusti, nelle tendenze di un’epoca d’oro, in un viaggio emozionante e di scoperta.
Sessantaquattro opere in mostra di cui sei inedite del pittore bergamasco, per un totale di nove sezioni: la formazione e la giovinezza di Peterzano, all’ombra di Tiziano; iconografia della musica; soggetti erotici; Angelica e Medoro: echi e riflessi letterari; Peterzano e la pratica del disegno tra Veneto e Lombardia; l’arrivo a Milano: le pale per i Barnabiti; la Milano di Carlo Borromeo; l’affermazione lombarda di Peterzano; Michelangelo Merisi da Caravaggio.
Tra Venezia e Milano
Peterzano si forma a Venezia, seppur la famiglia sia di origini bergamasche. Una volta a Milano porta con sé l’orgoglio di aver avuto Tiziano come maestro, i riferimenti stilistici e culturali, i temi sacri così come quelli profani, le suggestioni di luce e il colore vivace della pittura veneziana. A Milano Simone Peterzano arriva dunque come una novità rispetto ai colleghi presenti nel territorio e in poco tempo si afferma e riceve importanti commissioni. La sua bottega cresce, includendo allievi come il giovane Caravaggio, mentre il suo linguaggio va avvicinandosi a soluzioni proprie del modo lombardo, nell’ottica controriformista codificata da Carlo Borromeo. Questo passaggio stilistico è tale da dover attendere studiosi come Roberto Longhi e Mina Gregori per risolvere sovrapposizioni tra opere autografe di Peterzano e pittori lombardi suoi coetanei. L'approdo lombardo accentua una capacità di racconto del dettaglio ancora più coinvolgente e una tavolozza vivace e smaltata, che in mostra è rappresentata da due dipinti d'eccezione, i monumentali teleri per la chiesa milanese dei Santi Paolo e Barnaba, il cui restauro, per l'occasione, è stato realizzato da Fondazione Credito Bergamasco.
Il maestro Tiziano
L’analisi delle opere superstiti relative alla fase iniziale del percorso di Peterzano porta alla prima metà degli anni Cinquanta del Cinquecento, quando l’artista era circa ventenne. Quanto invece al suo alunnato in laguna presso Tiziano, è lo stesso pittore a fornirci informazioni esplicite, ponendo spesso in calce alle sue firme l’indicazione “Titiani alumnus”, leggibile anche nell’unico Autoritratto noto, riferibile al 1589. Protrattasi fino ai primi anni Settanta del Cinquecento, la stagione veneziana di Peterzano è stata a lungo trascurata negli studi, anche per l’assenza di opere datate o documentate. Le ricerche degli ultimi decenni hanno però segnato un’inversione di tendenza e messo a fuoco il carattere fondamentale di quell’esperienza, assegnando in modo pressoché concorde agli anni lagunari del pittore un nucleo ormai piuttosto consistente di dipinti, fortemente influenzati dal maestro e dalla cultura artistica veneta.
In mostra del Tiziano l'Annunciazione dalla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, la Resurrezione di Cristo dalla Galleria Nazionale delle Marche, il San Girolamo penitente dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Venere con Cupido e suonatore d'organo del Prado a Madrid e Marte, Venere e Amore dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.
L’allievo Caravaggio
È riconducibile intorno al 1584 l’ingresso nella bottega del giovanissimo Caravaggio, all’epoca non ancora tredicenne, il cui contratto di apprendistato, presente in mostra grazie al prestito dell’Archivio di Stato di Milano, prevedeva la permanenza per quattro anni nello studio di Peterzano, il quale si impegnava a insegnare all’allievo il mestiere di pittore e a fornirgli vitto e alloggio.
Per quanto l’effettivo ruolo svolto da Caravaggio accanto al maestro, così come l’intera precoce fase milanese dell’artista, siano tuttora avvolti nel mistero, il rapporto di discepolato presso Peterzano dovette rappresentare un passaggio nodale nella formazione del Merisi. Al di là dei suggestivi rimandi alle invenzioni del maestro individuabili in alcune delle prime opere romane di Caravaggio (valga per tutti il rapporto tra l’Autoritratto in veste di Bacco della Galleria Borghese a Roma e il disegno preparatorio di Peterzano per una delle Sibille affrescate a Garegnano, conservato presso il Castello Sforzesco di Milano – entrambi presenti in mostra), la frequentazione costituì per il giovane allievo l’occasione di un approfondimento delle esperienze naturalistiche e luministiche del Cinquecento lombardo, fondamentale riferimento stilistico e culturale di tutta la sua attività.
Di Caravaggio la mostra presenta l'Autoritratto in veste di Bacco della Galleria Borghese di Roma e I musici del Metropolitan Museum of Art di New York.
Con la mostra “Tiziano e Caravaggio in Peterzano” l'Accademia Carrara, come sottolinea il presidente della Fondazione, Giorgio Gori, “continua nel suo percorso di crescita, consapevole del tratto identitario che distingue la propria storia di museo nato dalla volontà di un collezionismo esigente, proprio perché colto e informato, profondamente radicato nella vita culturale della città di Bergamo e dell’Italia. Questo progetto non scontato, capace di aggiungere conoscenza da mettere nella disponibilità di tutti, si iscrive nel solco di questo saldo e affascinante percorso culturale”.
La direttrice dell'Accademia, M. Cristina Rodeschini, si dice “orgogliosa di presentare la prima mostra monografica dedicata a Simone Peterzano. Tra gli impedimenti sostanziali che hanno ritardato la realizzazione di un’esposizione sull’artista”, spiega, “nonostante sia ritenuto da tempo una personalità chiave dell’arte italiana tra Veneto e Lombardia nel secondo Cinquecento, vi è stata nel passato un’inspiegabile lacuna nel suo percorso, manchevole di sicuri ancoraggi nel periodo veneziano. L’emersione della lussureggiante Venere e Cupido con due satiri, attribuita a Peterzano nel 1990 da Mina Gregori e oggi custodita a Brera, ha dato inizio a una ricerca appassionata i cui risultati hanno via via preso consistenza. L’origine bergamasca della famiglia di Peterzano e il desiderio di ricomporre un tracciato che restituisse l’opera dell’artista nella ricchezza della sua articolazione, sono tra i presupposti della mostra. Simone Peterzano ha oggi una fisionomia più precisa che la sequenza delle opere esposte a Bergamo individua attraverso passaggi cruciali. Si potranno così seguire la formazione veneziana, in cui molto contò il magistero di Tiziano, l’affermazione negli ambienti più aggiornati di Milano che colsero le novità di cui Peterzano era portatore, aprendogli le porte di quel successo che lo consacrò tra gli artisti più richiesti della città. L’apprendistato alla sua bottega del giovane Caravaggio costituisce infine un elemento di grande suggestione in ragione degli eccezionali sviluppi di questo artista”.
La mostra è dunque “un’operazione coraggiosa”, come non manca di sottolineare l'assessore alla cultura del Comune di Bergamo, Nadia Ghisalberti. “Coraggiosa perché l’Accademia Carrara dà prova non solo di saper puntare sui grandi personaggi dell’arte italiana – come ha ampiamente mostrato con l’importante operazione dedicata a Raffaello – ma di fare anche scelte inattese, portando un artista poco conosciuto all’attenzione di tutti. Eppure Peterzano è in realtà uno snodo importante della storia dell’arte, per essere stato allievo del grande Tiziano e maestro del sommo Caravaggio, oltre che un pittore di qualità. La sua attività poliedrica è ottimamente esposta in una mostra dal ritmo sicuro, tra grandi capolavori, imponenti scenografie e un sapiente alternarsi di sacro e profano, che sono certa saprà stupire anche il pubblico meno specialista”. (aise)


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