Oltre il Sistema: grande partecipazione a Bruxelles per il dibattito sul "Sì" al Referendum Giustizia – di Alessandro Butticé

BRUXELLES\ aise\ - Sala gremita e pubblico partecipe ieri, 25 febbraio, a Bruxelles per lo spettacolo–dibattito “Oltre il Sistema”, promosso dal locale Comitato per il Sì alla riforma della giustizia. Protagonisti della serata Edoardo Sylos Labini e Luca Palamara, al centro di un confronto serrato e ricco di spunti sulle ragioni del Sì alla riforma della giustizia e sulle criticità del sistema delle correnti.
L’evento, ospitato dal teatro del Centre Joli Bois, ed introdotto dal Presidente del Circololo culturale europeista Esperia, Antonio Cenini, ha alternato narrazione teatrale, analisi giuridica e testimonianze dirette, coinvolgendo un pubblico numeroso e attento, composto da rappresentanti istituzionali, esponenti politici e membri della comunità italiana in Belgio.
Le ragioni del Sì: “Un giudice libero da condizionamenti”
Al centro dell’incontro, le motivazioni a sostegno della riforma. È stato ribadito che l’obiettivo non è comprimere l’autonomia della magistratura, ma restituirle piena indipendenza, sottraendola – secondo i promotori – al peso delle correnti politiche organizzate che nel tempo hanno inciso sulle nomine e sulle carriere.
Da uno dei dossiers distribuiti in sala: “Il cuore della riforma è il giudice… deve avere solo due guide: la legge e la sua coscienza”. Un concetto ripreso più volte da Sylos Labini anche nella chiave teatrale dello spettacolo: l’idea di una magistratura autenticamente autonoma ed indipendente.
Tra i punti illustrati: il sorteggio come strumento per ridurre la forza delle correnti politiche nel CSM, la revisione del sistema disciplinare e il rafforzamento di criteri di trasparenza e verificabilità nelle nomine e degli incarichi extra giudiziari.
Il “metodo del tre”: quando il potere si concentra
Uno dei momenti più intensi della serata ha riguardato il cosiddetto “metodo del tre”, evocato da Sylos Labini riprendendo un passaggio del libro Il Sistema di Luca Palamara.
Palamara, già presidente dell’Associazione Nazionale Mgistrati e zar delle correnti, descrive una dinamica di potere informale che si concentrerebbe attorno a una struttura ristretta: un procuratore della Repubblica, due sostituti “svegli”, un ufficiale di polizia giudiziaria con solidi contatti anche negli apparati di sicurezza, e un giornalista di riferimento capace di orientare la narrazione pubblica.
In quel passaggio si afferma che un gruppo così strutturato può arrivare ad avere una forza superiore a quella del governo in carica, poiché in grado di incidere simultaneamente su indagini, flussi informativi e rappresentazione mediatica dei fatti.
Durante lo spettacolo il “metodo del tre” è stato spiegato come esempio di concentrazione del potere giudiziario-mediatico: non un organo formale, ma un circuito ristretto in cui l’inchiesta, la comunicazione e i rapporti istituzionali si rafforzano reciprocamente.
Secondo i relatori, è proprio per evitare queste concentrazioni di influenza che la riforma si propone di intervenire sulle dinamiche interne della magistratura, separando piani, riducendo il peso delle appartenenze e garantendo maggiore equilibrio nei meccanismi di nomina.
Una platea istituzionale di primo piano
A testimonianza dell’interesse suscitato dal tema, ampia la partecipazione istituzionale.
Tra i presenti: il Ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti; Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, Francesco Ventola, Alessandro Ciccioli, Elena Picaro, Carlo Gemma, Raffaele Vivaldini, Nello Razza, Giorgio Inselvini, Pietro Fiocchi e Denis Nesci per FdI ; Salvatore De Meo, Marco Falcone, Massimiliano Salini e Flavio Tosi per FI; Paolo Borchia per la Lega. Era attesa anche la Vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno (PD), che sostiene la riforma, costretta a rinunciare per altri impegni.
Una presenza molto significativa che ha sottolineato la centralità del tema giustizia anche nel dibattito europeo.
Un confronto che interroga il sistema
Nel corso della serata è stato ricordato come, secondo i promotori del Sì, l’attuale sistema di autogoverno presenti criticità irrisolte e come sia necessario “andare oltre il sistema” per ristabilire un equilibrio tra poteri fondato su regole più chiare e meno esposte a dinamiche correntizie. Anche se, come indicato nel titolo del nuovo libro di Palamara e Sallusti, presentato a margine dell’evento, "Il Sistema colpisce ancora".
Il messaggio conclusivo – accolto da un lungo applauso – è stato netto: una magistratura autonoma e davvero indipendente anche dalla correnti politiche è un pilastro dello Stato di diritto, ma autonomia ed indipendenza non possono significare opacità o concentrazione informale del potere.
Da Bruxelles, dunque, un appello a una riforma presentata come strumento per garantire trasparenza, responsabilità e un giudice davvero libero, chiamato a rispondere soltanto alla legge e alla propria coscienza. (alessandro butticé\aise)