25 Aprile, Resistenza e bicicletta: la riflessione del Comites Parigi

PARIGI\ aise\ - “Il 25 Aprile è una data fondativa della storia repubblicana italiana. Ricorda la Liberazione dal nazifascismo, il ritorno alla libertà e l’avvio di un cammino democratico che appartiene a tutte le cittadine e a tutti i cittadini italiani. In occasione della Festa della Liberazione, la Farnesina ha richiamato il valore storico del 25 aprile 1945, giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione generale nei territori ancora occupati dalle forze nazifasciste. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ricorda inoltre questa ricorrenza come celebrazione dei valori fondanti della vita democratica. Come Commissione Sport del Comites di Parigi, desideriamo ricordare questa giornata attraverso un’immagine semplice e profondamente significativa: la bicicletta”. Partono da qui le riflessioni che la Commissione Sport del Comites di Parigi ha affidato ad un post pubblicato sul sito internet e sui profili social del Comitato, evidenziando la rilevanza della ricorrenza per gli emigrati all’estero per sottolineare che “la democrazia richiede movimento. Non vive di abitudine, ma di partecipazione”.
Ne pubblichiamo di seguito la versione integrale.
“La bicicletta è sport, movimento, equilibrio, resistenza. Ma nella storia della Liberazione italiana fu anche uno strumento concreto di collegamento, discrezione e coraggio. Durante la Resistenza, in città come nelle campagne, la bicicletta permise a molte persone di attraversare territori difficili, mantenere contatti, trasportare messaggi, stampa clandestina, documenti e informazioni. L’ANPI ricorda che il lavoro delle staffette veniva svolto spesso a piedi o in bicicletta e che, senza il loro contributo, la guerra partigiana sarebbe stata molto più difficile da sostenere.
Un ruolo essenziale fu svolto dalle staffette partigiane, spesso giovani donne che, senza clamore e con grande rischio personale, tenevano insieme reti, brigate, famiglie, luoghi di lavoro, città e montagne. Non sempre la storia le ha raccontate con la stessa attenzione riservata ai combattenti armati, ma il loro contributo fu decisivo. La bicicletta diventava per loro un mezzo di libertà possibile: apparentemente ordinaria, silenziosa, agile, capace di passare dove altri mezzi avrebbero attirato sospetti.
La forza del singolo
In questo senso, parlare di bicicletta il 25 Aprile non significa trasformare la Resistenza in una metafora sportiva. Significa, al contrario, riconoscere che la libertà fu conquistata anche attraverso gesti fisici, quotidiani, concreti: pedalare per portare un messaggio, attraversare un posto di blocco, consegnare un documento, raggiungere qualcuno in pericolo. La bicicletta nella Resistenza fu un mezzo umile, ma prezioso, usato per trasportare comunicazioni, ordini, stampa clandestina e per coordinare azioni e collegamenti tra gruppi diversi.
Anche il ciclismo agonistico incrociò questa pagina della storia italiana. Gino Bartali, grande campione dello sport nazionale, fu riconosciuto da Yad Vashem come “Giusto tra le Nazioni” nel 2013 per il suo contributo alla rete clandestina di salvataggio durante la persecuzione degli ebrei. Secondo Yad Vashem, Bartali trasportò documenti falsi nascosti nella bicicletta, utilizzando i propri allenamenti come copertura.
25 aprile per gli emigrati all’estero
Per noi italiani e italiane a Parigi, il 25 Aprile ha anche un significato comunitario. I Comites sono organismi rappresentativi della collettività italiana all’estero nei rapporti con le istituzioni diplomatico-consolari; il Comites di Parigi opera dunque in uno spazio di partecipazione, dialogo e servizio alla comunità. Ricordare la Liberazione da Parigi significa portare la memoria italiana in una dimensione europea, aperta e condivisa, capace di parlare alle nuove generazioni.
Lo sport può avere un ruolo importante in questa trasmissione. Una pedalata, una corsa, una camminata, un incontro tra generazioni possono diventare occasioni di memoria civile. Non sostituiscono lo studio della storia, ma la rendono viva, accessibile, concreta. Attraverso lo sport possiamo parlare di libertà, rispetto, responsabilità, salute, inclusione e cittadinanza.
La bicicletta ci insegna una lezione semplice: per restare in equilibrio bisogna avanzare. Anche la democrazia richiede movimento. Non vive di abitudine, ma di partecipazione. Non si conserva da sola, ma attraverso la memoria, l’educazione e il senso di responsabilità di ciascuno.
In questa Festa della Liberazione, il nostro pensiero va a tutte le donne e a tutti gli uomini che scelsero di resistere, spesso pagando un prezzo altissimo. Va alle staffette partigiane, a chi pedalò nel silenzio per portare una notizia, un aiuto, una speranza. Va anche alle nuove generazioni, perché comprendano che la libertà non è un’eredità immobile, ma un bene da custodire insieme.
Oggi possiamo pedalare liberi anche grazie a chi, prima di noi, ebbe il coraggio di aprire la strada”. (aise)