CO2 in portafoglio: la nuova frontiera della competitività europea - di Massimo Romagnoli

ROMA\ aise\ - Le emissioni di CO2 non sono più soltanto un tema ambientale. Sono diventate, a tutti gli effetti, un fattore economico, industriale e strategico. L’Europa, con il Green Deal, la Direttiva RED III, il sistema ETS e il progressivo rafforzamento dei meccanismi di compensazione e certificazione, sta trasformando il carbonio in una nuova variabile di competitività per le imprese.
Per anni abbiamo considerato la transizione energetica come un costo. Oggi dobbiamo iniziare a leggerla anche come un’opportunità. Le aziende che sapranno misurare, ridurre e compensare la propria impronta carbonica avranno un vantaggio crescente nei mercati internazionali, nei rapporti con i clienti, nell’accesso ai finanziamenti e nella partecipazione ai bandi europei.
Il carbon credit, se regolato con serietà e trasparenza, può diventare uno strumento moderno per accompagnare il sistema produttivo verso un modello più sostenibile. Non si tratta di sostituire gli investimenti industriali o tecnologici, ma di affiancarli con strumenti certificati che consentano alle imprese di dimostrare concretamente il proprio impegno nella riduzione dell’impatto ambientale.
In questo scenario, i mercati europei del carbonio stanno assumendo una dimensione sempre più rilevante. Il prezzo delle quote, la domanda crescente di certificazioni ambientali e la pressione normativa stanno creando un nuovo ecosistema economico. Le imprese non potranno più limitarsi a produrre e vendere: dovranno anche saper documentare quanto inquinano, quanto riducono e come compensano.
Per l’Italia questa è una sfida decisiva. Il nostro sistema produttivo, fondato su qualità, innovazione, manifattura, agroalimentare, logistica, energia e Made in Italy, deve essere messo nelle condizioni di competere ad armi pari. Le piccole e medie imprese, in particolare, hanno bisogno di informazione, accompagnamento e strumenti concreti. Non possiamo lasciare che la transizione energetica diventi un vantaggio solo per i grandi gruppi internazionali.
Anche il settore dei carburanti e della logistica è chiamato a una profonda trasformazione. L’utilizzo di biocarburanti avanzati, HVO, sistemi di calcolo del carbon footprint e meccanismi di compensazione certificata rappresenta una strada obbligata per rendere più sostenibile un comparto ancora essenziale per l’economia reale.
Il futuro non sarà di chi nega il cambiamento, ma nemmeno di chi immagina una transizione ideologica e scollegata dalle esigenze delle imprese. Il futuro sarà di chi saprà coniugare ambiente, industria, lavoro e competitività.
La CO2, da problema globale, sta diventando anche un indicatore economico. Chi saprà gestirla, ridurla e trasformarla in valore avrà un ruolo centrale nella nuova economia europea.
L’Italia deve esserci. E gli italiani nel mondo possono diventare ambasciatori di questa nuova visione: un Made in Italy non solo bello e ben fatto, ma anche sostenibile, misurabile e competitivo. (massimo romagnoli*\aise)
* Presidente V Commissione CGIE e CEO dell’azienda DKS Fuels GmbH