Comites Costarica: quattro anni di fatti concreti al servizio dei connazionali

SAN JOSÈ\ aise\ - “A cosa serve davvero un Comites? È una domanda legittima. E il modo migliore per rispondere non è spiegare soltanto cosa dovrebbe fare un Comitato degli Italiani all’Estero secondo la legge, ma mostrare cosa può fare concretamente quando è presente sul territorio, ascolta la comunità e mantiene un rapporto costante con le istituzioni”. Così in una nota il Presidente del Comites del Costarica, Giuseppe Cacace, che, in vista delle elezioni del 4 dicembre, in una lunga nota riassume “quattro anni di fatti concreti” al servizio dei connazionali.
Il Comites, vi si legge, “in questi anni ha lavorato su servizi consolari, assistenza ai pensionati, CIE, piattaforme digitali, rapporti con le istituzioni, San Vito, cultura, lingua italiana, imprese, informazione e tutela dei diritti”.
Oltre 500, riporta Cacace, le richieste di assistenza ricevute: “sono stati aiutati connazionali in difficoltà nell’utilizzo di FAST IT, Prenot@Mi e altri servizi digitali; persone che necessitavano di supporto per configurare e utilizzare la Carta d’Identità Elettronica; pensionati alle prese con pratiche INPS, banche o certificazioni di esistenza in vita; cittadini che avevano difficoltà a caricare documenti sui portali ministeriali, comprese procedure relative alla cittadinanza per matrimonio”.
Il Comites, ricorda il Presidente, “non sostituisce l’Ambasciata, il Consolato, il Patronato o i professionisti competenti. Ascolta, orienta, segnala e cerca di accompagnare il connazionale verso la soluzione corretta. Ed è proprio questo lavoro quotidiano, spesso invisibile, una delle ragioni più importanti della sua esistenza”.
Ad oggi, continua, “la situazione degli appuntamenti per passaporti e CIE in Costa Rica è notevolmente diversa rispetto alle difficoltà registrate negli anni precedenti. È importante riconoscere il lavoro dell’Ambasciata e, allo stesso tempo, ricordare che segnalare i problemi in maniera costruttiva è una delle funzioni di una rappresentanza della comunità”.
Citata la “particolare attenzione” riservata ai pensionati, soprattutto per le pratiche di accertamento dell’esistenza in vita, e le segnalazioni sui diritti sanitari degli italiani residenti in Costa Rica, Cacace ricorda l’importante impegno con la comunità di San Vito de Coto Brus che, sottolinea, “occupa un posto particolare nella storia dell’emigrazione italiana in Costa Rica. È stata anche una delle prime comunità a rivolgersi al Comites e in questi anni il Comitato ha cercato di mantenere una presenza costante, collaborando con la realtà locale e sostenendo iniziative dedicate alla lingua, alla cultura e alla memoria dell’immigrazione italiana”.
Tra le attività avviate negli ultimi cinque anni anche il lancio del M.U.V.I.T., Museo Virtuale dell’Immigrazione Italiana a San Vito, “nato per conservare e rendere accessibile la memoria dei pionieri e delle famiglie che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo della comunità”.
Durante questo mandato, si ricorda ancora, il Comites Costa Rica ha partecipato a incontri con gli altri Comitati del Centro America e sviluppato rapporti di collaborazione con quello del Messico: “confrontarsi significa scoprire che una soluzione trovata in un Paese può essere utile anche a una comunità italiana che vive a migliaia di chilometri di distanza”.
E ancora: “durante il mandato, il Comites ha mantenuto rapporti con l’Ambasciata d’Italia, la Farnesina e le istituzioni locali, cercando di creare un collegamento tra le necessità della comunità e chi ha concretamente la competenza per intervenire”.
Rilevante, sottolinea Cacace, anche l’attività di informazione e comunicazione attraverso sito web e profili social, così come quello offerta dallo sportello di orientamento.
Tra le collaborazioni avviate o mantenute, il Presidente del Comites cita in particolare quella con la Camera di Commercio Italo-Costaricense e con altre realtà del Sistema Italia, anche per evidenziare alcuni progetti avviati a sostegno del made in Italy nel Paese.
Sul fronte - turismo delle radici, il Comites ricorda il suo impegno per il progetto e l’incontro con i rappresentanti dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia e dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia” per “discutere la possibilità di sviluppare in Costa Rica un progetto pilota collegato alla creazione di una Pro Loco italiana all’estero”. Un progetto “ancora in fase di discussione”, ma che “rappresenta un esempio di come un Comites possa anche aprire nuove porte e creare collegamenti tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo”.
Cacace ricorda poi lo spazio dedicato alle interviste per “raccontare le storie di connazionali e italodiscendenti che si sono distinti sul territorio” e gli incontri con i parlamentari italiani.
“Allora, a cosa serve un Comites? Che cosa perderebbe una comunità italiana all’estero se non avesse una propria rappresentanza? Perderebbe un punto di ascolto. Perderebbe una voce collettiva davanti alle istituzioni. Perderebbe qualcuno che raccoglie le segnalazioni quando un servizio non funziona. Perderebbe una rete capace di mettere in comunicazione cittadini, associazioni, Ambasciata, amministrazioni italiane e istituzioni del Paese ospitante”, sottolinea Cacace. “Ma soprattutto perderebbe quel lavoro quotidiano che difficilmente finisce in una fotografia o in un comunicato stampa: la telefonata di un pensionato, l’email di una persona che non riesce ad accedere a FAST IT, il connazionale che non sa configurare la CIE, chi deve caricare un documento su un portale ministeriale o semplicemente chi non sa a quale ufficio rivolgersi. È questo il Comites che spesso non si vede. Ed è forse proprio questo il Comites più importante. Un Comitato non può risolvere tutto e non deve promettere ciò che non rientra nelle proprie competenze. Può però ascoltare, orientare, segnalare, proporre, collegare e rappresentare. E quando è presente e accessibile, può contribuire a fare in modo che un italiano che vive a migliaia di chilometri dall’Italia non si senta solo davanti a un problema con il proprio Paese”.
“Ecco perché i Comites servono. Non perché debbano sostituire le istituzioni, ma perché – conclude il Presidente uscente – sono la rappresentanza eletta della comunità italiana residente all’estero e possono portare dentro le istituzioni la voce, i problemi e le esigenze di quella comunità”. (aise)