Il ministro Tajani dà il via alla plenaria del Cgie e si apre il confronto

ROMA\ aise\ - Questa mattina erano tutti presenti in Sala Conferenze Internazionali i consiglieri del Cgie, che, terminata la cerimonia per la firma delle prime convezioni sul Turismo delle Radici, hanno aperto ufficialmente l’Assemblea Plenaria alla Farnesina.
“Grazie per quello che fate per tutelare l’interesse dell’Italia e dei concittadini che vivono fuori dai confini” ha esordito il ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, salutando, in qualità di presidente del Cgie, la plenaria.
È seguito l’intervento del neo sottosegretario della Farnesina con delega per i connazionali all’estero Massimo dell’Utri, che ha dato lettura della relazione di governo, mentre la segretaria generale Maria Chiara Prodi ha letto la relazione del Cgie, alla presenza fra gli altri del segretario generale della Farnesina Riccardo Guariglia, della direttrice generale della Dgit Silvia Limoncini e di molti parlamentari eletti all’estero.
Il ministro Tajani - e, come lui, poi anche il sottosegretario Dell’Utri - ha sottolineato l’impegno portato avanti dalla Farnesina in questi ultimi mesi in vari ambiti, a partire dall’assistenza dei connazionali in un “frangente internazionale particolarmente complesso”: nell’area del Golfo, con la Task Force apposita che ha consentito il rientro a numerosi italiani bloccati all’estero, al Venezuela, con il rientro in Italia di alcuni connazionali lì detenuti, sino alla tragedia di Crans Montana per la quale, ha assicurato Tajani, “nessun italiano pagherà alcuna fattura alla Svizzera”.
Il ministro ha poi ricordato i cambiamenti intervenuti con la riforma del Ministero, che ha messo “al centro” i servizi ai cittadini e alle imprese. “La digitalizzazione dei servizi consolari rappresenta una priorità”, ha detto, annunciando l’inaugurazione nel mese di giugno di una nuova sala operativa “con tecnologie all’avanguardia” che si occuperà proprio di servizi ai cittadini. Per fare il punto sulla situazione e capire come migliorarla a giugno si terrà anche la Conferenza dei Consoli, impegnati in prima linea ad esempio nel rilascio delle carte d’identità elettroniche, che hanno registrato nel 2025 un +18,3% di emissioni. Certo, ha ammesso Tajani, servono “più risorse per la rete consolare onoraria”, ma il Ministero sta lavorando anche in tal senso.
Il ministro si è detto soddisfatto del pronunciamento della Corte Costituzionale che ha confermato come legittima la riforma della legge cittadinanza, con cui, ha detto Tajani, “abbiamo restituito dignità a un diritto che deve fondarsi su valori autentici”. Questione, questa, che però non ha trovato concordi i consiglieri nel dibattito che è seguito.
Il ministro ha annunciato che sono stati avviati i lavori per organizzare le consultazioni per il rinnovo dei Comites, che a fine anno giungeranno alla loro naturale scadenza. Tajani ha assicurato un “lavoro senza sosta” dell’amministrazione per “garantire il diritto voto” e avere una “partecipazione importante” come quella dei referendum di marzo.
Contemporaneamente il Maeci è impegnato nella realizzazione della prossima edizione della Conferenza Internazionale dell’Italofonia, nella convinzione che la promozione della lingua – dagli enti gestori all’editoria alla traduzione dei contenuti italiani all’estero – sia “prioritaria”.
Insomma, ha chiosato Tajani, “l’impegno mio personale e quello del Maeci è massimo. Vogliamo continuare a migliorarci e dare servizi agli italiani all’estero in maniera puntuale e veloce. Potete contare sulla squadra della Farnesina”, ha concluso rivolgendo infine un pensiero a Michele Schiavone in ricordo del quale domani il Cgie consegnerà i premi intitolati al compianto segretario generale.
Per la prima volta ad una plenaria del Cgie, il sottosegretario Dell’Utri è tornato più nel dettaglio sui temi trattati dal ministro Tajani, confermando il “dialogo” con il Cgie quale “strumento fondamentale per affrontare le sfide che abbiamo davanti”.
Dell’Utri si è soffermato in particolare sui servizi consolari, che oggi devono rispondere alle necessità di 7 milioni di connazionali iscritti all’Aire. Oltre alle buone performance nel rilascio di Cie e passaporti, il sottosegretario ha tenuto il punto sull’innovazione digitale, grazie alla quale è quasi ultimata la migrazione di due portali fondamentali per gli italiani all’estero: Fast-It e Prenotami. Così come è stato confermato lo stanziamento di 1,15 milioni di euro per valorizzare la rete consolare onoraria e renderla un “network capillare a sostegno della comunità”. Prevista anche l’apertura di nuove sedi che andranno a potenziare le attuali 509.
Il “rafforzamento degli strumenti digitali” è stato fondamentale anche durante il voto per il referendum costituzionale dello scorso marzo, ha ricordato il sottosegretario Dell’Utri, rammentando che nell’occasione è stata istituita “per la prima volta una sala organizzativa” che ha consentito di gestire le diverse fasi del voto.
La prossima elezione che vedrà coinvolti i connazionali all’estero sarà quella dei Comites, che si terrà entro la fine del 2026 e per la quale la Legge di bilancio ha autorizzato 14 milioni di euro di spesa. Ora il “passaggio preliminare sarà la definizione di una data”. Restando in tema di Comites, Dell’Utri ha annunciato che la Farnesina ha accolto “integralmente” le richieste di finanziamento ordinario che i Comites hanno presentato ai Consolati di riferimento, per un valore di oltre 1 milione di euro. “Alcuni Comitati hanno già ricevuto il saldo”, ha confermato Dell’Utri, dicendosi “a disposizione per valutare future richieste di finanziamenti integrativi”.
Tasto dolente, per il Cgie, quello della cittadinanza. Ad un anno dalla legge di riforma approvata nel 2025 e ora confermata nella sua legittimità dalla Corte Costituzionale, “tante sono le novità”, a partire dalla creazione di un ufficio che alla Farnesina sarà “competente in via esclusiva” per le domande presentate da cittadini maggiorenni residenti all’estero e discendenti da cittadini italiani. Quanto ai minorenni la proroga per la presentazione dell’istanza è stata estesa al 31 maggio 2029.
Turismo delle Radici e promozione della lingua italiana sono stati gli ultimi due argomenti citati dal sottosegretario, che ha riportato alla plenaria la volontà di coinvolgere il Cgie nella comunità dell’Italofonia, confermando la disponibilità sua personale e di tutta l’Amministrazione al “confronto” e alla “collaborazione” con il Consiglio generale.
A nome di quest’ultimo è intervenuta la segretaria generale Prodi. Il lavoro del Cgie rappresenta una “ricchezza che deve essere messa in circolo”, ma ci vuole “consapevolezza della responsabilità di cui siamo investiti”, ha detto. “Occorre fare memoria di quanta fatica ci è costato arrivare a oggi, ad un sistema di rappresentanza che è un sistema maturo” e che “merita rispetto”. Prodi ha citato alcuni dei risultati raggiunti: dal rilascio della Cie in Italia che diventerà operativo da giugno al rilancio del tavolo dei transfrontalieri al comitato anagrafico elettorale, gli ordini del giorno del Cgie sono all’origine di varie proposte di legge giunte in Parlamento, ha rivendicato.
Nei prossimi due giorni di plenaria “il cuore dei lavori sarà la partecipazione”, ha proseguito Prodi, rivolgendo poi un appello ai presenti in Sala Conferenze Internazionali: “serve coraggio da entrambe le parti - Cgie e Farnesina, ndr. - per scrivere un nuovo metodo di collaborazione” e “dare continuità tra storia dell’emigrazione presente e futura”. Un passaggio fondamentale sarà quello del rinnovo dei Comites, in vista del quale sarebbe utile uscire dalla plenaria con una “road map” che aiuti tutti ad adoperarsi verso uno stesso scopo: quello di una “rinnovata partecipazione”.
Tanti altri avrebbero dovuto essere i temi al centro di questa plenaria - e fra questi molto sentito dai consiglieri quello della riforma del Cgie, di cui comunque si è occupata ieri la 3^ Commissione -, ma si è preferito concentrare l’attenzione e dare dunque “priorità” a ciò che è “più urgente e imminente”, ha spiegato Prodi.
Proprio dalla riforma del Cgie è voluta partire Silvana Mangione, vice segretaria per i Paesi anglofoni extra Ue, che con il suo intervento ha aperto il dibattito. Per Mangione sarebbe importante intervenire sulla tabella che regola l’attribuzione dei rappresentanti territoriali in seno al Cgie, per redistribuirne i componenti tenendo conto non solo degli iscritti all’Aire, ma anche della “forza politica” di quel territorio.
Il vice segretario Mariano Gazzola ha riscontrato un miglioramento tanto nelle ”competenze dei servizi consolari” quanto nella “professionalità dei consoli” in America Latina. Anche la digitalizzazione è “utile”, ha aggiunto, paventando però il “rischio di spersonalizzare il rapporto con i concittadini”. Molto contrariato dalla riforma della legge di cittadinanza, Gazzola ha accusato: “non ha semplificato nulla” e, nonostante il pronunciamento della Corte Costituzionale, resta “illegittima a livello politico”, oltre che “ingiusta”.
Il consigliere Walter Petruzziello (Brasile) ha sollevato un dilemma: quello del mandato del Cgie che dovrebbe essere rinnovato subito dopo l’elezione dei Comites, ma che di fatto, essendosi i consiglieri insediati un anno e mezzo dopo la loro nomina, sarebbe penalizzato da una consiliatura più breve.
Poi ha preso la parola Gianluigi Ferretti (Ugl), che come sempre ha strappato un sorriso alla plenaria e questa volta anche un po’ di commozione. “In questo circo del Cgie ci sono acrobati, domatori e clown”, ha esordito. “Io sono un clown triste, perché mi chiedo se ne sia valsa davvero la pena. Un tempo ci battevamo per l’Aire, i Comites, il Cgie, il voto…”, ha proseguito Ferretti ricordando figure storiche del Cgie come Tremaglia e Zoratto. Un tempo il Cgie godeva di un’attenzione che oggi non c’è più: “il momento magico è durato fino al voto. Con il voto l’opinione pubblica ci ha misurato e sono cominciati a scemare sia l’interesse sia i fondi”, ha osservato il consigliere di nomina governativa di lungo corso. “Questo decadimento fa male a chi ci ha creduto davvero e un po’ ancora ci crede”, ha aggiunto, invitando i colleghi alla collaborazione e a “fare il possibile per salvaguardare quanto di salvaguardabile c’è”. Poi ha concluso annunciando che questa sarà probabilmente per lui l’ultima assemblea plenaria. “Vi voglio bene, a tutti quanti”, ha detto, “dal primo all’ultimo. Sarete sempre nel mio cuore”. E c’è chi, nemico politico giurato, ma compagno di anni al Cgie, si è alzato per abbracciarlo.
È tornato sulle questioni all’ordine del giorno il consigliere Vincenzo Arcobelli (Stati Uniti), per il quale “assumere, formare e far partire nuovi funzionari è una priorità” per aiutare una rete consolare “ancora in grande sofferenza”.
Molto critico nei confronti della gestione del Cgie in questi ultimi quattro anni è stato Luigi Billè (Regno Unito), che ha lamentato un “funzionamento troppo spesso rallentato”, una “comunicazione poco inclusiva” e una “produttività modesta”. Il Cgie non ha sempre mostrato la “necessaria autorevolezza” di fronte all’Amministrazione: non si tratta di un “attacco” alla segretaria generale o al CdP, ma di una “constatazione politica”, ha precisato Billè. “Non sono stati prodotti i risultati attesi”, ha ribadito. “Io credo profondamente nel ruolo del Cgie, che può essere un luogo di elaborazione strategica, non un’area di gestione ordinaria”, ma, ha concluso, “serve un cambio di passo, un metodo diverso e una leadership che sappia coordinare”.
Sulla stessa linea di Billè l’intervento del consigliere Paolo Dussich (Ctim).
Aldo Lamorte (Uruguay) ha espresso “preoccupazione” per gli effetti della nuova Legge sulla cittadinanza, che in Sud America ha causato “dolore e incredulità” e rischia di piegare il rapporto dei connazionali con l’Italia.
Il vice segretario Giuseppe Stabile (Europa) è voluto intervenire per ringraziare i collaboratori del Cgie che, con il loro “lavoro silenzioso”, ne garantiscono il funzionamento; mentre il consigliere Vincenzo Di Martino ha portato all’attenzione della plenaria la situazione ancora delicata degli italiani in Venezuela.
Giunto dall’Australia, il consigliere Francesco Papandrea ha condiviso la proposta di Mangione di rivedere la tabella per l’assegnazione territoriale e politica dei consiglieri e Nello Gargiulo (Cile) ha proposto un allineamento tra Comites e Cgie, in modo tale che per entrambi non si possano ricoprire più di due mandati consecutivi. È preoccupato invece che il Perù possa perdere la sua rappresentanza in seno al Consiglio Agostino Canepa, che oggi ha invocato “meno dichiarazioni di principio e più concretezza”.
Infine Silvia Alciati (Brasile) ha osservato che in 40 anni di vita ai Comites è sempre “mancato l’appoggio istituzionale dei nostri principali interlocutori, i Consolati”. Per questo ha fatto appello alla nuova direttrice generale della Dgit Limoncini: “ci aiuti a far sì che i Consolati accompagnino i Comites sul territorio, dando loro importanza”, così come prevede la legge. Quanto al Cgie, “in questi anni è stato fatto uno sforzo importantissimo e non vorrei che, adesso che abbiamo raggiunto la maturità, ci si debba preoccupare della sua esistenza”, ha concluso.
Il dibattito è solo all’inizio. Proseguirà sino a venerdì, siamo certi, con la consueta vivacità. Certo è, ha sottolineato la segretaria generale Prodi rispondendo brevemente agli interventi di questa mattina, che “la complessità del Cgie è quella di qualunque istituzione”, il che non vuol dire che non si possa migliorare, ad esempio chiedendo che la proporzionalità, già prevista dalla legge di riforma dei Comites, sia applicata anche al Cgie. “Dobbiamo essere ambiziosi e chiedere più consiglieri”, ha concluso Prodi. (r.aronica\aise)