Plenaria Cgie: l’intervento degli eletti all’estero

ROMA\ aise\ - Un’ampia delegazione di parlamentari eletti all’estero ha partecipato questa mattina ai lavori dell’assemblea plenaria del Consiglio generale degli italiani all’estero, riunito da ieri alla Farnesina. Hanno risposto all’invito del Consiglio tutte e quattro i senatori Francesca La Marca, Andrea Crisanti e Francesco Giacobbe (Pd) e Mario Borghese (Maie), e i deputati Simone Billi (Lega), Cristian Di Sanzo e Toni Ricciardi (Pd), Federica Onori (Az) e Franco Tirelli (Maie). Impegnato alla Camera Nicola Carè (Pd), non ha risposto all’invito del Consiglio il deputato di Fdi Andrea Di Giuseppe.
A fare gli onori di casa è stata la segretaria generale Maria Chiara Prodi che ha ricordato che quest’anno cade il ventennale della nascita della circoscrizione estero; nell’invitare i parlamentari a spiegare come intervenire sulle elezioni dei Comites e sul mandato del Cgie – che finirà un anno prima della normale durata della consiliatura – chiedendo infine attenzione al rispetto della legge che impone una richiesta di parere al Consiglio generale su ogni provvedimento che riguardi gli italiani nel mondo. Una norma che stenta ad entrare nella prassi delle Aule parlamentari.
Primo ad intervenire, Simone Billi (Lega) – deputato eletto in Europa e presidente de Comitato italiani del mondo della Camera – ha ringraziato il Cgie “per il suo lavoro” e anche “i colleghi parlamentari, anche di opposizione, con cui si è lavorato in collaborazione senza ideologismi. Grazie anche alla Farnesina per il supporto, nonostante si viva oggi un clima geopolitica delicato e per molti aspetti tragico”. Tra le “questioni positivamente risolte” Billi ha citato il rilascio della Cie agli Aire anche nei Comuni, a partire dal 1° giugno, la Cie a vita per gli over 70, “successi indiscutibili di questa Legislatura”, così come “il rilancio dello Spid alle poste e l’id gratuiti per gli italiani all’estero; il codice fiscale ottenibile online, l’integrazione dell’Aire nell’Anpr, l’aumento dei dipendenti e dei contrattisti nella rete diplomatica, anche se – ha riconosciuto – i problemi della rete non sono risolti”. E ancora: “le pratiche di cittadinanza che saranno lavorate a Roma; il taglio dei tempi per le pratiche da 48 a 36 mesi, la riapertura dei termini per il riacquisto da parte di chi l’aveva persa dopo la naturalizzazione; le nuove sedi consolari, gli accordi con i frontalieri”. Billi ha infine ringraziato l’Ambasciatore italiano in Svizzera Cornado per “l’ottimo lavoro che svolge nella vicenda di Crans Montana”, .
Quanto alle elezioni e alle riforme elettorali, Billi ha aggiunto: “cerchiamo di lavorare insieme per un accordo. Ci sono punti diversi, se non divergenti, ma dobbiamo trovare una sintesi per presentare un unico documento, tra parlamentari e Cgie, al Governo” così da “mettere in sicurezza il voto attuale”. Sempre che “la legge non venga cambiata”: nel qual caso dovrebbero essere prodotti “suggerimenti per modificare la legge. La discussine è aperta e nessun ha la bacchetta magica. Ci sono ancora tanti problemi da risolvere, ma gli italiani all’estero sono i primi ambasciatori dell’Italia all’estero: lavoriamo insieme per risolverli. Io sono a disposizione”.
Eletto in Centro e Nord America, Cristian Di Sanzo ha definito “importante avere un momento specifico di confronto con il Cgie”. “Tutti siamo consapevoli su quali siano i problemi” ha aggiunto prima di riconoscere che “quello che riusciamo a portare avanti in Parlamento spesso differisce dalle proposte del Cgie”, ma succede perché il lavoro è complicato, come dimostrato dalla “conquista” della Cie nei comuni: “ci abbiamo lavorato intensamente all’opposizione e trovato l’ok del Governo; è un esempio pratico anche su quanto ci vuole: due anni per una cosa così facile, su cui non c’era nessuna difficoltà”. All’elenco di Billi, Di Sanzo ha aggiunto la legge a prima firma Riccardi sull’esenzione dell’Imu sulle case degli Aire – che ha avuto l’ok alla Camera ma ora è ferma in Senato. “Anche questa una battaglia di anni, una legge non completa, ma almeno un primo passo”. Se la legge che ha approvata il fondo da 4milioni per i servizi consolari, anche questa a prima firma Ricciardi, ma approvata da tutti “comincia a dare i suoi frutti”, Di Sanzo ha espresso esigenza che “venga aumentato il fondo nella legge di bilancio”, provvedimento per il quale “noi combattiamo sempre per gli italiani all’estero, ma ogni dicembre ci troviamo di fronte a dei tagli”. Il deputato ha citato il “passo avanti anche sull’assistenza sanitaria, approvata alla Camera e ferma al Senato”, anche qui “un risultato parziale: anche se la legge ha dei limiti molto alti, speriamo in correttivi in Senato, a partire dal contributo molto alto di duemila euro”.
Quanto alle elezioni di Comites “è importante capire i veicoli normativi” che ci sono “per semplificare la procedura di raccolta firme come nel 2021”. Quanto al rinnovo dei Comitati e al suo “impatto sul mandato del Cgie, ci abbiamo provato nel milleproroghe ma non è andata in porto. Credo sia difficile risolvere a monte”. Il deputato ha quindi espresso “enorme preoccupazione” per la legge elettorale: “non si sa che in direzione potrà andare”. Certo è che “cambiare i collegi uccide la rappresentanza degli italiani all’estero. Unire una o più ripartizioni – quella unica leva ogni rapporto tra eletto ed elettorato, assurdo pensare a due circoscrizioni (Europa – Resto del mondo). Il parlamentare sarebbe rappresentante di una città o di uno stato. Sono molto preoccupato anche perché impatterebbe sull’azione legislativa e sulla qualità del lavoro del parlamento”. L’auspicio è che si riesca a “preservare la struttura di oggi” lavorando sulla sicurezza del voto.
Di Cie nei Comuni dal 1° giugno ha parlato anche Onori – una “battaglia non semplice, che ha unito maggioranza e opposizione” – ricordando che ad oggi “i comuni hanno ricevuto solo una circolare e sono ancora in attesa delle istruzioni”. La deputata ha ribadito l’esigenza di fornire “servizi consolari erogati in forme plurime, anche grazie a consoli onorari” tema su cui ha presentato una risoluzione – che ieri ha ricevuto risposta – con cui impegna il Governo a “dare più risorse ai consoli onorari; dotarli dei dispositivi per le impronte digitali per estendere loro anche il servizio per la Cie, visto che già raccolgono quelle per i passaporti”. Anche sulla sanità “è stato fatto un lavoro interessante con proposte di diversi partiti”, manca un “collegamento con le regioni”, che hanno competenza in materia. “Sulle tasse forse andava fatto un lavoro insieme”, ha riconosciuto Onori, secondo cui “la sfida maggiore è di uscire dagli slogan e dai cliche degli “ambasciatori dell’Italia all’estero”. Bisogna riempiere queste parole, senza logiche di partito”.
Senatore del Maie, Maro Borghese ha sostenuto che “il lavoro del Cgie è molto importante per le comunità all’estero: io sono cresciuto in Argentina dentro questi organismi e so cosa fanno”. Tra le misure “conquistate” il senatore ha ricordato “l’abolizione della tassa di cittadinanza di 250euro per i figli minorenni; lo stanziamento di maggiori risorse per i Comites e il Cgie – compresi i 14 milioni per le elezioni - così come per le scuole paritarie e gli enti gestori”. Misure frutto del lavoro “di maggioranza e opposizione” perché “per gli italiani all’estero non ci sono problemi di destra e sinistra”.
Andrea Crisanti (Pd), dal canto suo, ha raccolto la richiesta della segretaria generale Prodi per il coinvolgimento del Cgie: “se sistematicamente non viene chiesto il suo parere è un grande problema” perchè c’è “una sistematica mancanza di legittimazione. È un problema di prassi da risolvere, perché è un problema di legittimità”. Sul voto dei Comites, il senatore eletto in Europa ha sostenuto che esso “non è diverso, in termini di diritto, da quello politico e amministrativo ed è per sua natura incomprimibile. Ma procedure e infrastrutture garantiscono questo diritto, sono adatti a mitigare questa frammentazione? Per me no, da un lato perché prevede l’inversione dell’opzione (vota chi si registra nell’elenco degli elettori), dall’altro perché non ci sono meccanismi efficaci per presentazione liste. Il sistema non funziona. Se vota il 60% degli aventi diritto parliamo di democrazia, se vota l’1% è oligarchia, significa che c’è differenza di censo e di accessibilità”.
Il lavoro del Cgie è stato sottolineato anche da Francesco Giacobbe, senatore Pd eletto in Australia: “dobbiamo prepararci a nuovi organismi, all’ingresso di nuova linfa e, speriamo, di buone intenzioni”. Ricordati i compiti del Cgie, “laboratorio di riflessione e proposte”, Giacobbe ha richiamato i tre livelli di rappresentanza: “nessun sostituisce l’altro, ci si completa”. Occorre “continuare su questa strada, ma anche andare oltre. Sostenere non significa adagiarsi, occorre essere critici in maniera costruttiva e adeguarsi ai tempi: Comies e Cgie erano innovativi e attuali quando furono istituiti”. Oggi, il senatore li immagina organismi di rappresentanza sia “territoriale” ma anche “settoriale, con membri di prima, seconde e terze generazioni, il mondo del lavoro, ricerca, cultura, scienza, enti gestori, Camere di commercio all’estero, media. Solo così si può essere interlocutori della rete diplomatico-consolare e pate integrante del Sistema Italia”. Quanto alla sua composizione, Giacobbe ha proposto “strutture snelle e flessibili” come “piccoli gruppi di coordinamento su determinati argomenti”, più che numerose commissioni. “Lasciate un’eredità pesante”, ha detto infine ai consiglieri: “mi auguro che oltre al rinnovamento – necessario e utile – possiate garantire continuità di presenza e di idee”.
Francesca La Marca, senatrice Pd eletta in Centro e Nord America, ha parlato delle difficoltà sia sul fronte della cittadinanza – su cui ha presentato una mozione – che sui servizi consolari soprattutto in Canada e a Toronto in particolare. Una sede, ha detto, “sotto di 8 unità”.
“Il portale “Prenot@mi” non funziona e il mio ddl sui consolari onorari è stato bocciato: chiedevo di aumentarne il numero e i compiti ma la maggioranza lo ha accorpato alla riforma del Maeci, che lo ha assorbito e quindi è decaduto”, ha stigmatizzato. La senatrice ha quindi riportato le segnalazioni ricevute dai connazionali circa le limitazioni ai servizi consolari: dal Consolato di Montreal che ha “stabilito un numero massimo di pratiche ricevibili per il riacquisto della cittadinanza”, a quello d Toronto che ha “imposto ai 7 consoli onorari di fare al massimo 10 passaporti al mese, perché il Consolato non ce la fa”. Così, ha denunciato La Marca, “si limitano intenzionalmente i diritti dei cittadini”. Alla Direttrice generale Limoncini, la senatrice ha chiesto di istituzionalizzare il numero di telefono per gli over 70 in tutte le sedi consolari.
Deputato Pd, Fabio Porta ha ricordato che un anno fa è stata approvata la nuova Legge sulla cittadinanza: “una legge che tanti di noi hanno definito “vergognosa” non solo per il suo contenuto, ma per l'improprio ricorso alla decretazione d'urgenza e per le altrettanto inopportune motivazioni utilizzate dal Ministro degli Esteri per sostenerla”, ha osservato. “Una legge”, ha proseguito Porta, “che con buona pace dei giudici della Corte Costituzionale, che ovviamente rispettiamo, continuiamo a ritenere sbagliata e discriminatoria e quindi meritevole di profonde e radicali correzioni, magari nell'ambito di una riforma organica della cittadinanza che aiuti l'Italia a tornare ad essere un Paese inclusivo”, come sta facendo la Spagna. Citato l’accordo Ue – Mercosur, Porta ha sostenuto che “non ha senso parlare di turismo delle radici se non rispondiamo in maniera coerente e adeguata allo spaesamento la legge sulla cittadinanza ha prodotto”. Sul turismo delle radici, Porta ha detto di essere ancora “in attesa di risposte chiare sul bilancio di quanto fatto negli anni scorsi”. Critico, il deputato, anche sui servizi consolari: “non ha senso parlare della grande riforma del MAECI se continuiamo ad avere il sistema di prenotazione on-line più obsoleto tra i 27 Paesi Ue”. Serve “una contro-narrazione, con una piccola rivoluzione culturale che parta dalle scuole con l'insegnamento della storia della nostra emigrazione come principale anti-corpo alla deriva di quella politica che non ci valorizza per quello che siamo stati, che siamo e soprattutto potremmo diventare per il futuro dell'Italia”. ricordato il ventennale della circoscrizione estero, il deputato l’ha definita “una conquista alla quale tanti - da Mirko Tremaglia a Michele Schiavone - hanno dedicato parte della loro vita personale politica ed associativa. Oggi le manovre intorno alla legge elettorale rischiano di sfociare in una sorta di colpo mortale”, prevedendo un “collegio unico mondiale senza preferenze” che “ci farebbe precipitare in quella notte dove tutte le mucche sono nere”. Secondo Porta ci si dovrebbe concentrare sulla “messa in sicurezza del voto” per evitare brogli e “dare risposte a cittadini che si attendono un sistema di rappresentanza serio ed efficiente”.
Da storico dell’emigrazione, Toni Ricciardi – che oltre a parlamentare Pd è anche consigliere Cgie – ha sostenuto che “20 anni dopo la circoscrizione estero viviamo tra il non più e il non ancora”. Oggi la presenza italiana nel mondo “è molto più articolata di quello che pensiamo” e quindi occorre chiedersi “chi rappresentiamo? La nuova mobilità, i talenti, gli scienziati, o il nuovo sottoproletariato che parte? O le seconde e le terze generazioni, o i doppi cittadini ? Io a nome di chi parlo? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre”.
“Non faccio l’elenco di quanto fatto perché c’è tanto ancora tanto da fare”, ha aggiunto, richiamando l’esprienza e il ruolo di Michele Schiavone, compianto segretario generale scomparso nel 2024. “Non siamo un ghetto né una colonia cui concedere qualcosa. Siamo un pezzo organico di questo paese, la seconda regione d’Italia in termini demografici”. Dobbiamo “affrontare e correggere qualche amarezza e asprezza che ha lasciato qualche provvedimento come la nuova legge sulla cittadinanza. Se affrontiamo il rinnovo di Comites e Cgie con questo spirito preserviamo un’idea di fondo: rappresentare le esigenze degli italici nel mondo”.
I parlamentari eletti all’estero devono essere “ponti”: ne è convinto Franco Tirelli, deputato del Maie eletto in Sud America, presidente del Comites di Rosario fino al 2022: “noi eletti lavoriamo dentro e fuori il Parlamento”. Se dentro l’Aula ha presentato due ddl, uno sul voto l’altro sulla cittadinanza, con il primo all’esame degli Affari Costituzionali, l’altro fermo ai box, fuori dall’Aula Tirelli dedica il suo tempo a visitare e parlare con i Comites della sua circoscrizione, con i consolati e con i connazionali. Così, ha denunciato, ha scoperto che “a Buenos Aires il Consolato riceve le iscrizioni per la cittadinanza dei minori solo fino ai 3 anni di età, adoperando una interpretazione restrittiva che non fa nessuno altro. C’è poi il lavoro con i patronati e sono interlocutore anche della CCIE”.
“Giro in tutto il Sud America e in Argentina in particolare, parlo con i presidenti dei Comites, anche in da remoto, per spiegare la situazione in Italia e ascolto i problemi che hanno. Il nostro lavoro è fare da ponti tra l’Italia e l’estero”. (ma.cip.\aise)