Plenaria Cgie: questioni di toni, forme e contenuti

ROMA\ aise\ - Un confronto franco, a tratti aspro, oggi pomeriggio alla Farnesina dove il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero si è riunito per la seconda giornata di lavoro dell'assemblea plenaria.
A scatenarlo è stato il pacato intervento con cui Daniel Taddone (Brasile) ha criticato la nuova legge sulla cittadinanza e stigmatizzato la recente sentenza della corte costituzionale che, ha detto, è stato un “grave colpo per ciascuno di noi”. Taddone ha quindi invitato i colleghi residenti in altre aree del mondo a considerare le difficoltà di quanti in Sudamerica stanno pagando e pagheranno le conseguenze della legge che ha limitato la trasmissione iure sanguinis della cittadinanza, una legge, ha accusato, “che ha creato cinque categorie di cittadini. I più penalizzati sono gli italiani di origine trentina e giuliana perché non sono cittadini italiani per nascita”. La nuova legge, ha spiegato, fa in modo che “se queste persone non avevano già iniziato il riconoscimento per i figli, ora ne sono definitivamente impedite. Questo significa che per entrare in Italia, i genitori possono usare il loro passaporto, mentre per i figli dovrebbero chiedere il permesso di soggiorno in questura”. La nuova riforma “non solo impedisce le nuove richieste, ma fa morire di inedia le comunità in Sud America. Ci vogliono far morire di fame di cittadinanza”.
Parole che non sono piaciute al vicesegretario per l'Europa e l'Africa del Nord Giuseppe Stabile, che ha invitato il collega a un linguaggio “appropriato”. Non è corretto criticare la Corte costituzionale, perché le sue pronunce vanno rispettate, ha sostenuto Stabile, molto critico anche con l'intervento di Fabio Porta che, a sua volta, aveva espresso rammarico per la pronuncia della Corte e anche per lo stato dei sistemi informatici della Farnesina per i servizi consolari. Stabile ha sostenuto che “dire che il nostro sistema informatico sia il più obsoleto tra i 27 stati membri dell'UE delegittima la Direzione generale per italiani all'estero”. Il vicesegretario, infine, ha criticato l'assenza dei parlamentari che dopo i loro interventi sono andati via, a significare, ha concluso “che vogliono sentire soltanto la loro voce non anche la nostra”.
Anche il vicesegretario per l'America Latina Mariano Gazzola ha voluto richiamare Taddone ad un linguaggio “più consono” al ruolo dei consiglieri del Cgie. “Non siamo guerrieri. Dire che il governo ci vuol far sparire e far morire di fame di cittadinanza è un insulto. Io - ha aggiunto – vengo da un paese che ha conosciuto la tragedia di desaparecidos, dunque siamo più attenti a quello che diciamo. Oggi le nostre comunità soffrono non solo per il cambiamento della legge, ma anche per gli inganni di avvocati e faccendieri che promettono cose irrealizzabili”.
Come stabile, anche Gazzola è tornato sugli interventi dei parlamentari dicendosi “molto amareggiato da tutti. Mi aspettavo un confronto e un dialogo, non una passerella con l'elenco delle cose che fanno. Noi non mettiamo in dubbio il loro lavoro: ne siamo testimoni. Quello che mi aspettavo è che si sedessero con noi per capire cosa fare insieme, per esempio sulla cittadinanza. Su questo tema - ha concluso - auspico una modifica della legge che sia unitaria”.
A sostegno di Taddone e della libertà di espressione nel Consiglio generale è intervenuto Luciano Vecchi, responsabile per gli Italiani nel mondo del Partito democratico. “Al consiglio generale i lavori hanno sempre rispettato e tutelato la libertà di ogni componente nell’esprimere liberamente posizioni politiche” ha detto Vecchi, criticando una “eventuale censura preventiva su termini che possono non piacere, ma che di fatto non ledono nessuno”. Ad essere offensive, ha concluso, “non sono state le parole di Taddone, ma gli appunti fatti contro il suo intervento”.
Più aspro il confronto che invece ha interessato i componenti della Commissione continentale anglofona dei Paesi extraeuropei. Il consigliere Papandrea, residente in Australia, ha sostenuto che la relazione letta ieri dalla vicesegretaria d'area Silvana Mangione non rappresentava in nessun modo la posizione della commissione che ad essa non aveva contribuito.
La commissione continentale è composta da quattro consiglieri: uno in Australia, due negli USA e uno in Canada. Numeri che, spesso e volentieri, causano uno stallo tra le posizioni equamente suddivise anche in funzione delle appartenenze politiche dei suoi membri. Questo ha di fatto monopolizzato l’incontro di lunedì scorso della Commissione: in quella occasione, ha spiegato Arcobelli, lui è Papandrea hanno presentato “un atto formale rivolto alla segretaria generale Prodi e a tutti i consiglieri per avere scuse pubbliche dalla vicesegretaria Mangione” accusata di avere utilizzato delle “espressioni offensive” nei loro confronti. Impegnati in questa discussione, non hanno elaborato né approvato nessuna relazione.
Una questione interna, ha puntualizzato Mangione, derivata dal fatto che l'anno scorso non è riuscita a convocare la Continentale perché né Papandrea né Arcobelli le hanno dato disponibilità. Alla luce di questa situazione, Mangione ha consigliato loro di dimettersi. “Questo sarebbe il grande insulto”, ha spiegato Mangione che quindi ha deciso di redigere una relazione dando voce ai presidenti dei Comites che hanno risposto alle sue sollecitazioni.
Una situazione surreale e senza via d'uscita, che ha tenuto in ostaggio la plenaria per una buona mezz’ora, tanto da far esclamare al consigliere Scigliano “arrendetevi tutti!”.
Più positiva e propositiva la segretaria generale Maria Chiara Prodi, che ha convenuto sulla “inopportunità” che la continentale non sia riuscita a elaborare una propria relazione. “Prendiamo atto che c'è una parità tra i suoi membri. Vi chiedo di riuscire ad organizzare la prossima continentale a Johannesburg: se la scelta è quella di non collaborare, ditelo e assumetevene la responsabilità. La plenaria non può essere ostaggio di queste discussioni”. (m.c.\aise)