Boselli (Fondazione Italia Cina): l’export in Cina leva strategica per la moda Made in Italy

MILANO\ aise\ - Favorire l'internazionalizzazione del Made in Italy, intensificare le relazioni commerciali sull'asse Roma-Pechino e riportare la Cina a essere un mercato chiave per le esportazioni della moda italiana. È questa la rotta strategica tracciata da Mario Boselli, presidente della Fondazione Italia Cina e presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), che individua negli scambi bilaterali con l'Asia il vero motore per la crescita dell'intero ecosistema industriale della moda.
In un momento di profonda trasformazione dei mercati globali, per Boselli la Cina continua a rappresentare uno sbocco fondamentale per il posizionamento e i volumi dell'export nazionale: “La maggiore internazionalizzazione si gioca sia sul fronte dell’offerta sia su quello della domanda. E la Cina, in tutto questo, è importante”, afferma il presidente della Fondazione. “Negli anni d’oro, per alcuni brand, la Cina è arrivata a rappresentare il 50% delle loro esportazioni. Dobbiamo quindi tornare ad avere una Cina cliente del nostro Made in Italy”.
Il rilancio delle correnti di scambi con il mercato cinese passa necessariamente dalla capacità dell'Italia di attrarre gli operatori asiatici durante i grandi appuntamenti nazionali. In quest'ottica, il calendario della Milano Fashion Week costituisce la piattaforma d'accesso privilegiata per connettere la domanda estera con il tessuto produttivo italiano, composto non solo da grandi griffe ma anche da una fitta rete di PMI ad altissima vocazione all'export.
“Ho apprezzato molto questo calendario e mi complimento con il presidente di CNMI Carlo Capasa”, sottolinea Boselli. “Rispecchia una scelta fatta una quindicina di anni fa: quella di blindare il calendario, mettendo all’inizio e alla fine dei nomi irrinunciabili, da Prada fino ad Armani. È una scelta che porta a Milano gli operatori dall’inizio alla fine e che va a beneficio di tutto il sistema”. Un modello coordinato che consente anche ai brand di dimensioni medie e piccole di intercettare buyer e investitori cinesi che altrimenti non riuscirebbero a ingaggiare singolarmente.
Per consolidare gli scambi bilaterali, conclude Boselli, occorre facilitare la presenza in Italia degli attori economici provenienti da Pechino e dalle altre metropoli asiatiche: “I presupposti ci sono e dobbiamo favorire queste presenze. Se vogliamo rafforzare l’Italian Style e il suo effetto sull’intero mercato della moda, dobbiamo continuare a investire nell’internazionalizzazione e creare le condizioni perché i mercati, a partire da quello cinese, tornino a essere clienti del nostro Made in Italy”. (aise)