Aumenta l’emigrazione a Brescia: quella femminile al 207,7%

BRESCIA\ aise\ - Una riflessione profonda sulle migrazioni italiane. E uno sguardo su un fenomeno che continua ad essere centrale per l’Italia, compreso a Brescia, dove l’emigrazione continua ad aumentare a prescindere dal titolo di studio, fatto che smonta la retorica dei “cervelli in fuga”, e in particolare continua ad aumentare l’emigrazione femminile, arrivata addirittura al 207,7% negli ultimi anni. Questo, in sintesi, è quanto emerso ieri, 15 gennaio, durante la presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2025, curato dalla Fondazione Migrantes, a Brescia, presso la sala Libretti del Giornale di Brescia.
A condurre l’incontro è stato Gabriele Bazzoli, presidente della Fondazione San Francesco di Sales, che ha introdotto l’ospite principale della presentazione, ossia Delfina Licata, ricercatrice e curatrice del RIM, che ha illustrato dati, tendenze e implicazioni sociali legate alla crescente mobilità degli italiani all’estero.
“Ci troviamo di fronte a una serie di bugie - ha chiarito Licata - e il compito del Rapporto è anche quello di contrastarle. La Chiesa ha ancora a cuore questo lavoro, nato nel 2006, per ricordare il nostro passato migratorio e sensibilizzare sull’accoglienza”.
Particolare attenzione, Licata l’ha riservata a uno dei fenomeni più evidenti, ossia l’aumento dell’emigrazione femminile: “Le italiane all’estero sono cresciute del 109%. In Lombardia l’aumento è del 189%, nella provincia di Brescia addirittura del 207,7%”.
Percentuali che, per Licata, “raccontano storie individuali, più che tendenze. E smentiscono la retorica dei “cervelli in fuga”: partono i talenti, perché va dato valore alla persona per quello che è e non solo per ciò che fa, non solo al suo titolo di studio. Anche perché, se si leggono con attenzione i numeri, si nota che i laureati rappresentano solo il 33% degli espatriati”.
La mobilità, ha evidenziato la relatrice, “non è fuga ma opportunità”. E ha un costo: “Non tutti ce la fanno, soprattutto i più qualificati. È necessario valorizzare anche i rientri: oggi manca una vera politica del ritorno. E chi torna non è mai la stessa persona che è partita, nonostante ci si aspetti questo, sbagliando”.
In conclusione, vi è stato anche un approfondito dialogo con il pubblico che spaziato dalle testimonianze di due giovani, Rachele Momi e Leonardo Rossi, che hanno vissuto in prima persona l’emigrazione contemporanea dall’Italia all’estero, con le sue sfide e possibilità.
Infine, il messaggio: “Emigrare non è un fallimento, ma dev’essere un diritto. Così come quello di restare. E di tornare. Tutti e tre - partenza, ritorno e permanenza - sono forme del diritto all’esistenza”. (aise)