Il contributo dei friulani nel mondo alla ricostruzione post sisma 1976: a Bruxelles l’inaugurazione della mostra

UDINE\ aise\ - Ricordare le vittime del terremoto del 1976, rendere omaggio alla forza e alla capacità di ripartenza del Friuli, ma anche esprimere la gratitudine della comunità regionale ai tanti emigrati che, dall’Italia e dall’estero, contribuirono concretamente ai soccorsi e alla ricostruzione. È questo il significato del percorso commemorativo promosso dall’Ente Friuli nel Mondo e dalla Regione Friuli Venezia Giulia in occasione del 50° anniversario del sisma, che approda in queste ore a Bruxelles con la mostra fotografica “Terremoto Friuli 1976-2026”. La capitale belga rappresenta una tappa particolarmente significativa di questo itinerario della memoria, organizzato con il supporto dei Fogolârs, che approda a Bruxelles dopo gli appuntamenti di Bergamo, Lione, Mulhouse e Basilea. Un percorso che si concluderà a Roma e che si inserisce nel più ampio programma di iniziative di Friuli nel Mondo per il 50° del sisma, culminato con la convention annuale dello scorso luglio a Venzone, Gemona e Majano.
“Se il Friuli di oggi è una regione capace di essere anche una terra di opportunità – ha sottolineato Franco Iacop, presidente di Friuli nel Mondo – lo dobbiamo alla capacità della nostra gente di rimboccarsi le maniche, ma anche alla grande solidarietà nazionale e internazionale che ci sostenne nel momento del bisogno. I friulani emigrati furono parte fondamentale di quella mobilitazione e il loro contributo merita di essere ricordato e riconosciuto”.
Un legame, quello tra i friulani all’estero e la terra d’origine, che non si è esaurito con la stagione dell’emergenza e della ricostruzione. “L’attaccamento alle radici dei nostri corregionali – prosegue Iacop – rappresenta tuttora una straordinaria risorsa per il Friuli Venezia Giulia. La rete dei Fogolârs, infatti, è da sempre uno stimolo per favorire relazioni economiche e culturali, oggi anche per promuovere opportunità di studio, di crescita professionale e di lavoro in regione ai giovani discendenti dei nostri corregionali”.
L’approdo della mostra a Bruxelles richiama una pagina significativa della storia della solidarietà europea, legata alla figura di Domenico Lenarduzzi, figlio di emigranti friulani, funzionario della Commissione europea, “padre” del programma Erasmus e fondatore del Fogôlar Furlan in Belgio. All’indomani del terremoto, Lenarduzzi si attivò per raccogliere medicinali e beni di prima necessità destinati alle popolazioni colpite, contribuendo a organizzare una rete di aiuti che coinvolse le istituzioni europee, il personale comunitario e le comunità friulane in Belgio. Attraverso il Fogôlar di Bruxelles, la mobilitazione si tradusse in un ponte concreto tra gli emigrati e le zone terremotate. Un’esperienza che, come ricostruito anche grazie ai documenti conservati nell’archivio dell’Ente, è emblematica del ruolo che ebbero i nostri corregionali comunità all’estero nella costruzione di una risposta solidale che superò i confini nazionali. Tra gli intervenuti all’inaugurazione, oltre a Franco Iacop e al presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, Isabella Lenarduzzi, figlia di Domenico, l’europarlamentare Alessandro Ciriani, il vice capo missione dell’ambasciata italiana Isidoro Nigri, il presidente del Fogolâr Furlan Bruxelles Daniele Moruzzi.
“La memoria di quanto accadde cinquant’anni fa – conclude Iacop – ci ricorda che il Friuli non fu solo protagonista della propria rinascita, ma seppe anche contare su una comunità diffusa nel mondo, capace di mobilitarsi e di trasformare l’affetto per la propria terra in aiuto concreto. Coltivare oggi quel patrimonio di relazioni significa dare continuità a quella solidarietà e trasformarla in nuove occasioni di crescita e sviluppo per la nostra regione”. (aise)