Mandl (Abruzzesi Argentina): riattivare il Cram al di là delle appartenenze politiche

BUENOS AIRES\ aise\ - “L’amore per le mie radici mi spinge a scrivere queste parole”. Inizia così la “lettera aperta” che Federico Matias Mandl indirizza alle istituzioni abruzzesi per chiedere la ripresa delle attività del Consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, “al di là delle appartenenze” politiche. Nella lettera, Mandl richiama il passato del Cram auspicandone un rilancio a sostegno della numerosa comunità di corregionali all’estero. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.
“Sono italo-argentino, nato e cresciuto nell’associazione abruzzese Villa San Vincenzo di Guardiagrele, che frequento fin dalla nascita. All’inizio accompagnavo i miei nonni e i miei genitori; con il passare degli anni, ho assunto anch’io delle responsabilità, fino a ricoprire gli incarichi di vicepresidente e presidente dell’associazione. Per molti anni ho accompagnato mia madre, Alicia Carosella, nelle sue attività all’interno della FEDAMO, di cui è stata presidente per tre mandati. In tale veste, ha rappresentato l’intera America del Sud presso quello che, prima della nascita del CRAM, era il CREI, il Consiglio Regionale dell’Emigrazione e dell’Immigrazione.
Sono stati anni d’oro per la comunità abruzzese nel mondo. In quel periodo ho avuto il privilegio di conoscere persone come Gianni Melilla, Lanfranco Venturoni, Franco Caramanico, oltre a due eccellenti presidenti della Regione Abruzzo: Falconio e Pace. Quegli incontri e quelle esperienze testimoniano come l’amore per l’emigrazione abruzzese nel mondo sia sempre riuscito a superare le contrapposizioni tra governi di destra e di sinistra. Gli uni e gli altri non hanno dimenticato coloro che avevano lasciato l’Abruzzo, non per propria scelta, ma perché costretti a cercare altrove opportunità e un futuro migliore. Eppure, nonostante la distanza, quegli emigranti non hanno mai smesso di amare la propria terra.
È proprio questo amore che i miei nonni hanno trasmesso ai loro figli e ai loro nipoti: un legame profondo con l’Abruzzo, con la sua cultura, le sue tradizioni e la sua gente.
Nel 2004 nacque il CRAM, il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo. Anche grazie alla possibilità di accompagnare mia madre, ho avuto modo di conoscere altre persone che, pur avendo idee e appartenenze politiche diverse, riuscivano a trovare un’intesa intorno a un obiettivo comune: mantenere vivo quell’Abruzzo che esiste al di fuori dell’Abruzzo. Perché un altro Abruzzo esiste davvero, oltre i confini della Regione: è quello formato da migliaia di emigrati che hanno dovuto lasciare la propria terra, gli amici e le famiglie, portando con sé una parte della propria identità e mantenendo vivo, nel mondo, il legame con le proprie origini.
Negli anni successivi, le diverse amministrazioni regionali hanno continuato a sostenere un rapporto forte con le comunità abruzzesi all’estero, indipendentemente dal loro orientamento politico. Abbiamo realizzato iniziative ed eventi indimenticabili, tra cui il CRAM del 2010 in Argentina e il Congresso Mondiale dei Giovani Abruzzesi del 2012.
Sono stati anni straordinari, resi possibili anche grazie all’impegno di dirigenti e funzionari della Regione Abruzzo capaci di profondere il loro impegno e la loro professionalità al di là delle mere funzioni amministrative loro attribuite, nonché alla guida del CRAM da parte di Donato Di Matteo e Mauro Febbo.
In seguito, ho avuto l’onore di diventare anch’io consigliere del CRAM, condividendo questo percorso con persone straordinarie. In Argentina, insieme a Joaquín Negri, abbiamo sviluppato numerosi progetti, con il sostegno di Juan Scenna e Natalia Turanzas Marcos.
Successivamente si sono aggiunti altri compagni di viaggio, tra cui Marcelo Castello, che si è occupato dell’organizzazione del CRAM del 2017 a Rosario, e Maxi Manzo, che ha contribuito a trasformare numerosi progetti in realtà, ottenendo riconoscimenti anche a livello internazionale.
Tutte queste esperienze dimostrano ancora una volta che, quando si parla dell’Abruzzo nel mondo, le appartenenze politiche devono lasciare spazio a ciò che ci unisce: le nostre origini, la nostra cultura e il nostro senso di appartenenza. Oggi, purtroppo, ci troviamo in un momento particolarmente delicato.
Dal 2023 non si svolgono più riunioni del CRAM a ca usa della mancanza di risorse economiche; l’ufficio regionale dedicato all’emigrazione è stato soppresso e molte associazioni abruzzesi, così come diverse federazioni, rischiano oggi di scomparire a causa del progressivo disimpegno della Regione.
È una situazione che non possiamo ignorare. Queste associazioni non sono semplici sedi o luoghi di ritrovo. Sono presìdi di identità e memoria, realtà che da generazioni trasmettono la cultura, la gastronomia, la lingua, le tradizioni e i valori che gli abruzzesi hanno portato con sé quando hanno lasciato la propria terra. Sono il ponte che continua a unire l’Abruzzo alle comunità che, in ogni parte del mondo, ne custodiscono l’eredità.
Come ex consigliere del CRAM, sento quindi il dovere di rivolgere un appello a tutti coloro che hanno responsabilità, e a quanti le hanno avute in passato, all’interno della Regione Abruzzo, affinché questa situazione venga affrontata con urgenza e responsabilità.
Dobbiamo ritrovare la capacità di dialogare, mettere da parte le divisioni e lavorare insieme per individuare soluzioni concrete. Non è una questione di destra o di sinistra, né di maggioranza o di opposizione: è una questione di identità, di memoria e di rispetto verso milioni di persone e di famiglie che, pur vivendo lontano, non hanno mai dimenticato le proprie origini abruzzesi.
L’Abruzzo nel mondo non può essere lasciato solo.
Per questo rivolgo a tutti un invito sincero, ma anche fermo: ritroviamo lo spirito di collaborazione che ha caratterizzato gli anni più significativi del CRAM e trasformiamo questo appello in un impegno comune. Le associazioni, le federazioni e le comunità abruzzesi all’estero devono poter continuare a vivere, crescere e trasmettere alle nuove generazioni l’amore per la nostra terra.
Le radici non appartengono soltanto al passato: ci permettono di guardare al futuro senza dimenticare chi siamo. L’Abruzzo continuerà a vivere anche lontano dall’Abruzzo, finché ci saranno persone disposte a custodirlo, raccontarlo e trasmettere questo amore ai propri figli e nipoti. Ma questo patrimonio non può essere affidato soltanto alla passione dei volontari: ha bisogno anche di attenzione, riconoscimento e sostegno da parte delle istituzioni”. (aise)