Zurigo intitola una strada ad Alfredo Zardini/ Abm: giustizia simbolica per la vittima bellunese dell’odio xenofobo del 1971

foto di google map di via Brauerstrasse
BELLUNO\ aise\ - A cinquantacinque anni da una delle pagine più buie dell’emigrazione italiana in Svizzera, la città di Zurigo compie un gesto di profonda riparazione storica. Sabato 2 maggio, la capitale economica elvetica intitolerà una via alla memoria di Alfredo Zardini, il bellunese originario di Cortina d’Ampezzo brutalmente ucciso nel 1971 in un attacco a sfondo xenofobo.
Ne dà notizia l’Associazione dei Bellunesi nel Mondo, spiegando che la cerimonia di intitolazione avverrà proprio in quella che finora è stata la Brauerstrasse, il luogo dove Zardini fu picchiato a morte, che da sabato diventerà ufficialmente Zardini-Strasse.
UNA TRAGEDIA FIGLIA DEL CLIMA ANTI-ITALIANO
Alfredo Zardini, classe 1931, era emigrato in Svizzera da poco tempo per garantire un futuro alla moglie e al figlio di soli cinque anni. La mattina del 20 marzo 1971, mentre si recava a un appuntamento di lavoro, si fermò in un bar della Brauerstrasse. Lì ebbe un diverbio con un sostenitore di James Schwarzenbach, il politico di estrema destra che l'anno precedente aveva promosso il referendum contro l’“inforestierimento” (il sovraffollamento straniero), mirato all'espulsione di migliaia di immigrati, in larga parte italiani.
L'aggressione fu di una violenza inaudita: Zardini venne preso a calci e pugni e lasciato agonizzante sul marciapiede. Morì durante il trasporto in ospedale per emorragia interna. La ferita del delitto fu aggravata da una sentenza che molti considerarono irriguardosa: l’assassino fu condannato a soli diciotto mesi di reclusione per “eccesso di legittima difesa”.
Sull'importanza di questa intitolazione è intervenuto il presidente dell'Associazione Bellunesi nel Mondo, Oscar De Bona: “l'intitolazione di una via a Zurigo nel nome di Alfredo Zardini non è solo un atto di memoria, ma un monito potente per il presente”, sottolinea De Bona. “Ricordiamo un uomo onesto, un lavoratore di Cortina che cercava dignità e che invece trovò la morte a causa del pregiudizio e dell'intolleranza. In quegli anni, cartelli con scritto 'Vietato l'ingresso agli italiani' non erano purtroppo un'eccezione. Oggi, vedere il nome di un nostro conterraneo su una targa stradale nel cuore di Zurigo significa che quella città e quella nazione hanno saputo guardare in faccia il proprio passato e trasformare una cicatrice in un simbolo di fratellanza. Come Associazione, siamo profondamente grati alle autorità zurighesi per questo riconoscimento che onora Zardini e, con lui, tutti i bellunesi che hanno sofferto il dramma dell'emigrazione”.
Il passaggio da Brauerstrasse a Zardini-Strasse, riflette l’Abm, segna il superamento di un’epoca di tensioni e discriminazioni. La cerimonia di sabato vedrà la partecipazione delle autorità locali e dei rappresentanti della Famiglia Bellunese di Zurigo, uniti nel ricordo di un uomo la cui unica "colpa" fu quella di essere un immigrato in cerca di lavoro. (aise)