Alla scoperta di un tesoro di Amalfi - di Pasquale Romito
NAPOLI\ aise\ - Quando il nome della città di Amalfi viene citato in un testo di Storia o in qualche colta discussione o, semplicemente, in una chiacchierata fra amici, si è portati ad associarlo alla sua millenaria appartenenza alle Repubbliche Marinare insieme alle altrettanto celebri città di Genova, Pisa e Venezia o, ad esempio, per le famose Tavole Amalfitane: il Codice Marittimo che influenzò fino al XVII secolo tutto il Mediterraneo o, molto più frequentemente, per il suo indiscusso ruolo di principale centro geografico e storico della arcinota e bellissima Costiera amalfitana cui, a giusta ragione dal 1997, è stato riconosciuto il titolo di Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Chi non ha mai sentito parlare o è stato di persona nel suo meraviglioso Duomo, esempio di stile barocco e neo moresco edificato nel 987 da Mansone I di Amalfi, al cui interno sono venerate e conservate le sacre reliquie del Santo patrono della città: Sant’Andrea? Chi, tra gli appassionati e cultori del mare e della navigazione, non ha mai sentito parlare della leggenda che vuole che un amalfitano chiamato Flavio Gioia sia stato l’inventore della Bussola?
Ma in quanti sanno della esistenza di un vero e proprio tesoro culturale custodito gelosamente da secoli dagli amalfitani? Io stesso non ne ricordavo l’esistenza pur avendola utilizzata, come tante coppie di promessi sposi, per l’invio delle partecipazioni di nozze: la Carta D’Amalfi o Carta bambagina.
Così pochi giorni fa, nel corso di un breve soggiorno nella cittadina amalfitana ho avuto modo di scoprire questo tesoro nascosto e purtroppo ancora sconosciuto ai più.
La visita al Museo della Carta di Amalfi è una esperienza assolutamente immersiva, di quelle che sono destinate a lasciare un bellissimo ricordo in quanti hanno la possibilità di farla.
Esperienza immersiva, dicevo, perché sotto la guida colta preparata ed attenta ai particolari da parte di Maddalena, la visita non è solo un mero percorso attraverso ambienti diversi ricavati nella roccia, ma un vero e proprio viaggio all’indietro nel tempo.
Il contatto diretto, visivo e tattile, con gli strumenti che dal Medio Evo venivano utilizzati per la fabbricazione e la loro evoluzione, solo per alcuni di essi, in quelli utilizzati fino alla chiusura dell’ultima cartiera nel 1969, è una esperienza assolutamente da non perdere anche grazie alle puntuali indicazioni e spiegazioni della nostra guida appassionata e coinvolgente che, tra l’altro, offre la possibilità ai visitatori che lo desiderano di creare il loro foglio di carta di Amalfi, esperienza emozionante e gratificante che non mi sono lasciato sfuggire.
La cartiera/museo sorge alla fine della suggestiva valle dei Mulini, così denominata per la sua abbondante presenza degli stessi che dal XIII secolo in poi fornivano, grazie alla presenza del torrente Canneto, la forza motrice necessaria ad azionare le macchine artigianali impiegate nei processi di lavorazione della materia prima: stracci di lino, canapa, cotone che dovevano essere sbiancati e poi ridotti in poltiglia per poter essere poi impiegati nella produzione a mano della carta bambagina.
La gran parte di questi macchinari e le loro evoluzioni nel tempo sono oggi restaurati e conservati. Alcuni di essi sono ancora funzionanti nonostante due grandi alluvioni, quella del novembre 1954 e quella del 1964, i cui effetti furono terribili e contribuirono a dare il colpo di grazia alla chiusura di quasi tutte le cartiere presenti nel territorio di Amalfi. Nel Museo, sono ancora chiaramente visibili sulle pareti le tracce del livello raggiunto dall’acqua mista a fango in quella occasione.
Oggi l’unica cartiera attiva rimasta che ancora produce carta di Amalfi a mano è quella della famiglia Amatruda.
Non deve passare inosservato il nome del mentore dell’iniziativa della creazione del Museo della carta di Amalfi, il Commendatore Nicola Milano che, dopo aver gestito per decenni alcune cartiere, con la chiusura della produzione nel 1969 si adoperò affinché questo patrimonio culturale e archeo tecnologico non andasse perduto. Finalmente nel novembre del 1971 venne alla luce la Fondazione Museo della Carta che, dalla nascita, si è sempre occupata di difendere e diffondere tutto ciò che riguarda questa vera e propria arte. Rilevante è anche la presenza di una biblioteca intitolata “Biblioteca Nicola Milano fu Filippo” che annovera ben 3520 tomi, oltre ad innumerevoli riviste e pubblicazioni, raccolte in varie epoche e fasi storiche.
La presenza di questo “tesoro” contribuisce a rendere indimenticabile una visita alla città di Amalfi, arricchendo il bagaglio di esperienze di ogni visitatore. (pasquale romito\aise)