“La Natura Morta: ieri e oggi” al Gamec di Pisa

PISA\ aise\ - Inaugura oggi al GAMeC CentroArteModerna di Pisa, diretto da Massimiliano Sbrana, “La Natura Morta: ieri e oggi”, una nuova tappa del percorso dedicato alla valorizzazione delle ricerche artistiche contemporanee. La mostra, allestita negli storici spazi affacciati sul Lungarno Mediceo (al numero 26), in collaborazione con la collezione "Archivio d'Arte", sarà visitabile fino al 22 maggio. L’inaugurazione di oggi pomeriggio alle 18.00 si terrà alla presenza degli artisti.
“La mostra acquista una forza nuova se letta attraverso la sensibilità contemporanea: la natura morta non è più soltanto un genere, ma un dispositivo critico che interroga il nostro rapporto con tempo, oggetti, consumo e memoria”, spiega Sbrana. “In un’epoca dominata da velocità, obsolescenza programmata e sovrapproduzione di immagini, essa diventa un controcanto necessario, un invito a rallentare e a restituire valore a ciò che solitamente passa inosservato. Nella sua apparente immobilità, la natura morta parla di ciò che è vivo e mutevole: frutti, fiori, utensili e frammenti del quotidiano diventano specchi del nostro tempo. Come ricordava Norman Bryson, “la natura morta non rappresenta semplicemente gli oggetti: li pensa”, e proprio questa capacità di pensare gli oggetti la rende oggi così attuale. Nella società contemporanea gli oggetti non sono più semplici presenze materiali, ma simboli, memorie, residui, desideri. La natura morta li isola e li sospende, sottraendoli al flusso del consumo e restituendoli allo sguardo”.
La mostra, sottolinea il curatore, “diventa così un laboratorio di percezioni, un luogo in cui interrogare il nostro rapporto con le cose, con il tempo, con la fragilità. Jean Baudrillard ricordava che “gli oggetti non sono mai solo oggetti: sono sistemi di significato”, e gli artisti in mostra lo dimostrano trasformando gli oggetti in metafore della precarietà, della memoria, della crisi ecologica e della saturazione visiva del digitale. In un mondo in cui tutto scorre e tutto si consuma, la natura morta diventa una forma di resistenza. Susan Sontag descriveva la fotografia come un modo per “fermare il tempo e renderlo visibile”: la natura morta compie un gesto analogo, sospendendo il ritmo e invitando alla contemplazione, restituendo dignità all’attenzione e alla lentezza. Gli artisti contemporanei reinterpretano questo gesto attraverso pittura, fotografia, assemblage, materiali organici o industriali e tecniche digitali, con il desiderio comune di far parlare le cose, di sottrarle all’indifferenza. Il tema si intreccia anche con la crisi ambientale: molti artisti utilizzano la natura morta per riflettere sulla fragilità degli ecosistemi e sulla tensione tra artificio e vita. Rachel Carson ricordava che “niente esiste da solo”: anche un frutto o un fiore reciso raccontano una storia più ampia, che riguarda il nostro rapporto con il pianeta”.
La mostra, conclude, “diventa così non solo un omaggio alla tradizione, ma un invito a guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda, a riconoscere la bellezza e la vulnerabilità delle cose. La natura morta è, da sempre, una meditazione sul tempo, sulla caducità e sulla trasformazione. Paul Valéry scriveva che “vedere è dimenticare il nome di ciò che si vede”: il genere invita proprio a questo, a superare la superficie per cogliere l’essenza. Oggi gli oggetti diventano testimoni della nostra memoria personale e collettiva, delle abitudini e dei desideri. La mostra mette in scena questo dialogo tra passato e presente, tra permanenza e mutamento, tra ciò che resta e ciò che scompare”.
Ecco gli artisti presenti a questa edizione sono Stefano Ballantini, Franco Banti, Alberto Berti, Luciano Borin, Michele Bracciotti, Daniele Carta, Eugenio Contatore, Mimmo Dorrado, Marco Dolfi, Paolo Fidanzi, Sergio Frascari, Francesca Giorgetti, Stefania Hepeisen, Claude Lafoy, Carlo Lapucci, Italo Lotti, Claudio Magrassi, Michela Marinai, Alberto Martini, Guido Morelli, Maria Teresa Pannunzio, Silvia Pierucci Sapio, Diva Severin, Vincenzo Tortorella, Giuseppe Viviani, Alessandro Volpi. (aise)