“Subiaco e l’alta valle dell’Aniene nel Gran Tour” nel volume di Donsanti e Bucard

ROMA\ aise\ - Notevole è la ricerca che Antonio Donsanti e Jocelyne Bucard hanno condotto sul noto fenomeno della notevole presenza di pittori, soprattutto di origine francese, che hanno raggiunto l’Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo per dipingere vedute in plein air nel nostro paese.
Nel loro saggio dal titolo “Subiaco e l’alta valle dell’Aniene nel Gran Tour. Le rendez-vous des artistes” (stampato da Fabreschi Printing e finanziato dalla Città di Subiaco, dalla Regione Lazio e dal Ministero della Cultura) hanno raccontato la storia di pittori che, con mezzi di fortuna, gli unici disponibili all’epoca, hanno attraversato luoghi e ambienti di ogni genere.
Dopo l’accademismo e le vedute tradizionali di Roma, questi artisti sentivano il desiderio di rappresentare una natura incontaminata, così come si presentava ai loro occhi nella Valle dell’Aniene e di Subiaco. Erano attratti anche da monasteri arroccati sulle pendici della Valle, dove monaci, isolati dal mondo e in pieno ritiro spirituale, li invitavano a lasciarsi catturare dal loro stesso semplice modo di vivere, in meditazione e in compagnia di un’arte che celebrasse il paesaggio come forza rigeneratrice dell’universo.
Alcuni di loro, tuttavia, non disdegnavano di abitare in case private dove c’era più libertà e partecipazione alla vita di campagna e dove potevano godere di felici divagazioni attraverso le serate musicali e i balli. Erano occasioni importanti per frequentare diversi ceti sociali e confrontarsi con altre idee e culture.
Amanti di conoscenza delle tradizioni e dei costumi, dipingevano contadini, donne e ragazzi.
Il pittore neoclassico francese, Pierre-Henri di Valenciennes, proveniente da Tolosa e specializzato nella pittura di paesaggio, teorizzava in proposito: “È l’amore della campagna, il desiderio di rappresentarla con esattezza e verità” a spingere artisti suoi contemporanei ad allontanarsi da Roma per raggiungere i luoghi non ancora contaminati da un non meglio identificato progresso.
Il suo quadro, inserito nel libro-saggio dei due ricercatori, dal titolo: Vue de la campagne romaine près de Subiaco (attualmente al Nationalmuseum di Stoccolma) dà un’idea di cosa significasse per lui la pittura di paesaggio. A uso degli artisti pubblicò nel 1799 “Elementi di prospettiva pratica” dove aveva esposto i principi della prospettiva lineare, già sviluppati in numerose opere, estendendoli a metodi di prospettiva cromatica, nonché a una concezione estetica del paesaggio dipinto e, quindi, a un metodo per imparare a dipingere all’aperto.
Gli scrittori Donsanti e Bucard hanno arricchito la loro ricerca raccogliendo la testimonianza pittorica di moltissimi artisti i cui quadri ci danno, oggi, una splendida idea di cosa abbia significato questa tensione artistica per ciascuno di loro.
È, dunque un libro da leggere, godere e conservare. (angelo de santis\aise)