Trump e Orbán: abbraccio alla Casa Bianca e nuove alleanze - di Gabriella Fererro

dal profilo X della Casa Bianca

WASHINGTON\ aise\ - È stata una settimana intensa per Donald Trump, tra dichiarazioni a gamba tesa, incontri strategici e un faccia a faccia molto atteso con il premier ungherese Viktor Orbán. L’obiettivo? Rinforzare legami chiave e dettare la linea su temi caldi come la guerra in Ucraina e le relazioni energetiche. Trump non molla la presa: toni duri e messaggi chiari.
Nei discorsi degli ultimi giorni, il Presidente Usa non ha risparmiato avvertimenti. Sulla questione Taiwan, ha lanciato chiari segnali a Pechino, senza però garantire un intervento militare, lasciando un velo di suspense. Sul fronte interno, ha ribadito la linea dura sull’immigrazione, elogiando le operazioni ICE e attaccando duramente le leggi attuali. E sull’economia, niente passi indietro: Trump ha deciso di starsene fuori dalle udienze sui dazi, ma conferma la sua posizione di forza che non ammette compromessi.
Alla Casa Bianca, il sipario si è alzato su un appuntamento-clou: Trump e Viktor Orbán. Tra i temi più caldi, la possibile deroga alle sanzioni energetiche contro la Russia per l’Ungheria, a causa delle sue difficoltà di approvvigionamento. Trump ha elogiato Orbán definendolo “un grande leader” e ha chiesto rispetto per l’Ungheria nel cuore dell’Europa, criticando di riflesso le politiche migratorie più morbide di Bruxelles.
Non poteva mancare un riferimento alla Russia. Trump ha riaperto la porta a un possibile incontro con Putin, suggerendo Budapest come cornice ideale. Questa mossa segna un’avanzata diplomatica che potrebbe scuotere gli equilibri internazionali, mentre nelle stanze di Washington e Mosca si moltiplicano gli incontri dietro le quinte per trovare una via d’uscita alla crisi ucraina.
Tra scontri verbali, strategie energetiche e aperture diplomatiche, Trump questa settimana ha dimostrato di voler essere protagonista nel grande scacchiere internazionale. Il vertice con Orbán conferma la sua ambizione di influenzare non solo la politica americana, ma anche la scena europea ed est-asiatica, nel tentativo di ribilanciare poteri e alleanze in un mondo sempre più frammentato. (gabriella ferrero\aise)