Il sottosegretario Dell’Utri presiede la Task Force contro la pena di morte

ROMA\ aise\ - Il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri, Massimo Dell’Utri, ha presieduto ieri, 21 maggio, alla Farnesina la riunione della Task Force MAECI–Società Civile sull’azione dell’Italia per una moratoria universale della pena di morte.
All’incontro hanno preso parte rappresentanti di Nessuno Tocchi Caino, della Comunità di Sant’Egidio e di Amnesty International Italia.
Al centro della riunione, i lavori preparatori in vista del negoziato sulla risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per una moratoria universale della pena di morte, prevista per il prossimo autunno a New York. La risoluzione sulla moratoria è votata con cadenza biennale e, nel 2024, grazie anche all’impegno italiano, ha raggiunto per la prima volta una maggioranza superiore ai due terzi dei membri delle Nazioni Unite.
Nel corso dell’incontro, il sottosegretario ha ribadito come l’impegno per l’abolizione della pena di morte rappresenti una priorità della diplomazia italiana, richiamando al tempo stesso l’attenzione sulle persistenti criticità del quadro globale. “Se da un lato aumenta il numero dei Paesi che aboliscono o sospendono la pena capitale, dall’altro aumentano le esecuzioni degli Stati che ancora la applicano”, ha osservato Dell’Utri.
Il sottosegretario ha quindi sottolineato la necessità di mantenere alta l’attenzione della comunità internazionale e di proseguire l’azione di sensibilizzazione a sostegno dell’abolizione universale.
A tale scopo sempre ieri i 41 Paesi membri della Task Force Interregionale sulla moratoria dell’uso della pena di morte, tra cui l’Italia, hanno diffuso da New York una dichiarazione congiunta nella quale si dicono “profondamente preoccupati per una recente serie di passi indietro che contrastano il movimento globale verso l’abolizione universale della pena di morte, come evidenziato nel Rapporto Globale sulle Condanne a Morte e le Esecuzioni 2025 recentemente pubblicato da Amnesty International. Ciò comprende un forte aumento delle esecuzioni nel mondo, dovuto principalmente a un significativo incremento delle esecuzioni in un numero limitato di Stati mantenitori. Altri Stati membri delle Nazioni Unite hanno ripreso a fare ricorso alla pena di morte dopo periodi di sospensione oppure hanno adottato misure volte a reintrodurla nella legislazione nazionale o ad ampliare le tipologie di reati per cui essa può essere comminata, talvolta creando un quadro suscettibile di discriminazioni basate sull’appartenenza a gruppi specifici. Questi arretramenti rappresentano un duro richiamo alla persistente attualità e urgenza della lotta per l’abolizione universale della pena di morte”.
“La pena di morte è inumana e degradante, contraria alla dignità umana e priva di qualsiasi effetto deterrente”, si legge nella dichiarazione, con cui i Paesi firmatari deplorano “il fatto che il ricorso alla pena di morte comporti violazioni dei diritti umani delle persone condannate e di altre persone coinvolte, comprese violazioni del diritto alla vita e del divieto di tortura sanciti dagli strumenti internazionali, tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Per questo motivo”, aggiungono, “ci opponiamo alla pena di morte in ogni caso e in ogni circostanza. Il suo rigetto costituisce un principio fondamentale che ci unisce”.
La Task Force Interregionale chiede “l’abolizione universale della pena di morte” ed esprime “apprezzamento per gli sforzi compiuti nel mondo a favore di questo obiettivo. Il numero dei Paesi che fanno ricorso alla pena di morte continua a diminuire: oltre due terzi degli Stati membri delle Nazioni Unite l’hanno abolita per legge o nella prassi”.
Quindi esorta “tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a sostenere la prossima risoluzione dell’Assemblea Generale sulla moratoria dell’uso della pena di morte, presentata a nome della Task Force Interregionale, nonché la risoluzione biennale del Consiglio dei Diritti Umani sull’abolizione della pena di morte”; e ribadisce il “pieno sostegno al lavoro delle Nazioni Unite, dei pertinenti organi previsti dai trattati e dei titolari di mandato delle procedure speciali, così come delle organizzazioni della società civile impegnate nel perseguimento di tali obiettivi”.
In attesa del 9º Congresso Mondiale contro la Pena di Morte, che si terrà a Parigi dal 30 giugno al 2 luglio prossimi e che “rappresenta un’opportunità per riaffermare il nostro impegno verso l’abolizione universale”, la Task Force conclude ribadisce che “l’abolizione della pena di morte è una battaglia universale per la dignità umana” e conclude invitando “tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a unirsi a noi per raggiungere questo obiettivo”. (aise)