Fare Cinema: Federico Ferrone presenta “I Fratelli Segreto” all’IIC di Rio de Janeiro

RIO DE JANEIRO\ aise\ - La Baia de Guanabara entra nel racconto come un’immagine fantasma. Una nave, l’acqua aperta, Rio che appare da lontano. Secondo la memoria del cinema brasiliano, Alfonso Segreto avrebbe filmato quel ritorno nel 1898, portando con sé una delle prime immagini in movimento realizzate nel Paese. Forse. Perché attorno ai Segreto ogni fatto sembra avere una seconda ombra.
Nell’ambito della rassegna “Fare Cinema”, martedì 30 giugno, dalle 18.00, Federico Ferrone presenterà “I Fratelli Segreto”, il suo ultimo film, diretto con Michele Manzolini, all’Istituto Italiano di Cultura a Rio de Janeiro. Il documentario, proposto in Brasile all’interno dell’8½ Festa do Cinema Italiano, è una coproduzione Italia-Brasile del 2025. La versione brasiliana è narrata da Paulo Betti, quella italiana da Nello Mascia.
Il film segue Pasquale, Gaetano e Alfonso Segreto, tre fratelli partiti dal Cilento alla fine dell’Ottocento e arrivati a Rio de Janeiro quando la città stava imparando a illuminare la notte. Vengono dalla povertà. Entrano nel commercio, nello spettacolo popolare, nei primi dispositivi cinematografici. Si muovono tra ambizione e marginalità, tra sale affollate e cronache incerte. Il loro cognome sembra già una promessa di racconto.
Ferrone e Manzolini scelgono la strada più onesta: non puliscono la leggenda. La attraversano. Il film lavora sui vuoti, sulle zone in cui l’archivio non basta e la memoria comincia a inventare. Ed è lì che I Fratelli Segreto guarda alla nascita del cinema brasiliano senza trasformarla in una pagina ordinata, e la presenza di Federico Ferrone a Fare Cinema permette di entrare dentro questa origine inquieta, ancora piena di buio.
La storia dei Segreto appartiene alla Belle Epoque carioca, fatta di teatri, giornali, sale di divertimento e nuove forme di desiderio urbano. Pasquale fu ricordato come una figura centrale dell’intrattenimento a Rio. Gaetano partecipò alla vita editoriale e alla comunità italiana. Alfonso rimase legato alla ripresa della Baía de Guanabara del 19 giugno 1898, episodio diventato simbolico, che il cinema brasiliano non ha ancora finito di interrogare. (aise)