I campi Rom in Italia: in Senato il Rapporto annuale di Associazione 21 luglio

ROMA\ aise\ - Su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, giovedì scorso, 9 aprile, è stato presentato “Cento campi”, il Rapporto annuale con il quale ogni anno Associazione 21 luglio illustra la condizione delle comunità rom e sinte in Italia.
I DATI
INSEDIAMENTI MONOETNICI IN ITALIA
Gli insediamenti monoetnici sono il risultato di decennali politiche pubbliche che hanno dato vita, in Italia, a un sistema abitativo parallelo, pensato esclusivamente per le comunità rom e sinte e caratterizzato, nella maggior parte dei casi, dal mancato rispetto degli standard minimi stabiliti a livello nazionale e internazionale.
Nel nostro Paese da più di trent’anni esistono alloggi pensati, progettati e destinati specificamente a famiglie rom e sinte, non solo all’aperto che, nella maggior parte dei casi, non rispettano gli standard internazionali di adeguatezza, confermandone il carattere segregante e discriminatorio. Essi possono essere suddivisi in: Insediamenti formali, che includono le baraccopoli, le macroaree, i centri di raccolta rom, gli edifici di edilizia residenziale pubblica monoetnici; Insediamenti informali, che comprendono i macro-insediamenti, i micro-insediamenti e le aree di transito.
LA CONDIZIONE ATTUALE
12.200 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, formali e informali, pari allo 0,02% della popolazione italiana; 98 gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) presenti in 64 comuni e in 12 regioni italiane; 10.200 circa i rom e i sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree); 2.000 circa i rom presenti negli insediamenti informali; 5.800 circa i rom presenti nelle baraccopoli formali italiane; 4.400 circa i sinti presenti nelle macroaree italiane;
L’aspettativa di vita di quanti presenti nelle baraccopoli è almeno di 12,5 anni inferiore a quella della popolazione italiana.
Se l’età media della popolazione italiana nel 2025 è stata di 48,2, negli insediamenti-campione presi in esame da Associazione 21 luglio è circa la metà: 25,7. Nelle baraccopoli i residenti minori sono pari al 55% della popolazione totale.
Sono meno di 600 i cittadini rom presenti nelle baraccopoli a forte rischio apolidia in Italia; dei rom e dei sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che circa il 70% abbia la cittadinanza italiana.
Negli ultimi 10 anni si è registrata una diminuzione degli insediamenti monoetnici formali pari al 34% con un calo dei “campi” da 149 agli attuali 98; nello stesso arco di tempo, si è registrata una diminuzione dei loro abitanti pari al 63% con un calo delle presenze da 28.000 a 10.200 unità.
IL SUPERAMENTO DEI “CAMPI ROM”
Dal 2018, Associazione 21 luglio collabora con diverse amministrazioni comunali, offrendo servizi di consulenza e accompagnamento tecnico per la definizione e l’attuazione di azioni volte al superamento delle baraccopoli istituzionali attraverso il modello MA.REA. (Mappare e REAlizzare comunità). Negli ultimi anni, il modello MA.REA., sperimentato in diverse città italiane e adattato ai rispettivi contesti territoriali, ha dimostrato efficacia, flessibilità e sostenibilità, costituendo oggi un punto di riferimento per le politiche pubbliche orientate al superamento della segregazione abitativa estrema e alla costruzione di comunità inclusive.
INSEDIAMENTI SUPERATI
Nel solo 2025 si è registrato il superamento di cinque insediamenti: due baraccopoli (via Guerra, 26 nel Comune di Asti ed ex Polveriera nel Comune di Reggio Calabria); due macroaree (Mira di Marco nel Comune di Rovereto e via delle Tagliate nel Comune di Lucca) e un centro di raccolta (Ex Rossi Sud nel Comune di Latina). Al momento della stesura del presente rapporto, si sta ultimando la fuoriuscita degli abitanti di una baraccopoli napoletana, quella di Cupa Perillo, a Scampia, verso abitazioni convenzionali.
INSEDIAMENTI IN SUPERAMENTO
Nel 2025 si registrano le azioni di superamento di 13 insediamenti, 4 macroaree e 9 baraccopoli. Ad essi vanno aggiunte 4 macroaree di Prato, il cui superamento, avviato nel 2024, è stato momentaneamente “congelato” a causa del commissariamento della città toscana. (aise)