La tigre e la leonessa - di Pasqualino Romito

foto Coni
ROMA\ aise\ - Lo Sport Italiano si onora di annoverare tra i tanti Campioni e Campionesse due immense giganti, ognuna nella propria disciplina di elezione e, nell’ambito di queste, nella propria specialità: Federica Brignone, “la tigre”, e Francesca Lollobrigida, “la leonessa”.
Proprio una tigre la nostra Medaglia d’oro Olimpica in Super G che reca disegnata sul casco a dimostrazione della grinta e della potenza mista a felina agilità che Federica ha messo in tutta la sua splendida carriera e che le ha consentito di vincere l’oro olimpico con una discesa forse non tecnicamente perfetta in alcuni punti, ma sicuramente redditizia tanto, appunto, da fruttarle il primo posto assoluto mai insidiato nelle discese successive dalle campionesse svizzere, austriache, francesi che si sono arrese, sovente uscendo fuori dal tracciato, alla zampata della nostra atleta.
Una tigre per la resilienza e la forza di volontà mostrata prima a se stessa e poi al mondo dello sport, per recuperare dopo solo 10 mesi dal gravissimo infortunio occorsole il 3 aprile 2025, durante lo svolgimento dei Campionati italiani assoluti, infortunio che le ha causato una serissima frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, insieme alla rottura del crociato del ginocchio sinistro, in breve: “sarà un miracolo se tornerò a camminare bene” disse tra le lacrime. “Mi sono procurata un danno permanente, non recupererò mai la piena funzionalità del ginocchio”.
Bene, questa ragazza di 35 anni, contro tutte le previsioni, lottando, soffrendo, con l’aiuto dei suoi affetti più cari, si è impegnata con tutta se stessa in un programma di riabilitazione che le è costato mesi di duro lavoro in palestra e ore col ghiaccio sul ginocchio e sulla gamba per lenire il dolore che non l’ha abbandonata neanche durante la Cerimonia di apertura dei giochi a Cortina, quando, da portabandiera dei colori azzurri, ha sfilato sulla spalle del compagno Amos Mosaner pur di essere lì tra gli atleti di ogni nazione, colore, lingua, religione, come testimonial di casa Italia.
Non è un caso che tra i tanti tifosi della Tigre uno che ha sentito il bisogno di esternare pubblicamente il suo affetto e la sua ammirazione alla sciatrice nata a Milano, ma ormai valdostana di adozione, sia stato Jannik Sinner che, sia in occasione del rientro in gara tre settimane fa che ieri, in occasione della vittoria della medaglia d’oro, ha avuto parole di miele nei confronti della amica Federica, a sua volta tifosa di Jannik.
La resilienza: questa parola riassume in sé una congerie di significati, di più, una serie di doti non comuni che non appartengono esclusivamente agli atleti ma che in questo caso delineano i caratteri, oserei dire “somatici”, di Federica e Jannik. Entrambi hanno fatto della loro vita sportiva una missione; la dedizione al lavoro e la forza mentale che riescono a mettere in tutto quello che fanno, allenamenti continui e recuperi da infortuni compresi, devono essere di esempio per tutti, sportivi e non.
Celebrata la Tigre, doverosamente ora celebriamo la Leonessa: Francesca Lollobrigida.
Come spesso capita ai tanti campioni e più spesso ancora a tantissime campionesse che per loro sfortuna eccellono nei cosiddetti “sport minori” e delle quali si parla solo in occasione delle Olimpiadi, riempiendo di medaglie il carniere del Coni, Francesca Lollobrigida ai più ricordava non tanto il pattinaggio su ghiaccio sulle distanze dei 3.000 e dei 5.000 metri e le sue innumerevoli affermazioni, ma la ben più celebre prozia attrice, Gina Lollobrigida. Invece celebriamo oggi questa splendida atleta di 35 anni che regala all’Italia ben 2 medaglie d’oro olimpiche nel pattinaggio sul ghiaccio nelle 2 citate distanze di 3.000 e 5.000 metri.
“Leonessa” perché, a parte la criniera di capelli color del miele che le incornicia il viso, dopo aver letteralmente mangiato la pista ghiacciata e tutte le sue rivali, è corsa ad abbracciare il suo cucciolo Tommaso di tre anni, al quale ha dedicato la vittoria dei 3.000 metri, proprio come una Leonessa che dopo la caccia, torna dal suo cucciolo portando in dote non un lauto pasto ma un oro olimpico.
La vittoria dei 5.000, invece, forse più inaspettata dalla stessa Francesca è stata un capolavoro di astuzia mista a felina potenza esplosiva, che le ha consentito di tagliare per prima il traguardo con soli 10 centesimi di secondo di anticipo rispetto al tempo della seconda classificata.
Mentre scriviamo giungono da Cortina le immagini in mondovisione di un'altra impresa della tigre: vince la sua seconda Medaglia d’oro olimpica nello Slalom Gigante, pareggiando così il conto degli ori con la Leonessa. Abbiamo assistito ad una scena che solo lo spirito olimpico poteva regalarci: alla fine della seconda discesa di Brignone, quando ormai la vittoria della azzurra non poteva più essere messa in discussione da alcuna, la seconda e la terza classificate si sono letteralmente inchinate ai piedi della tigre in segno di totale riconoscimento della grandezza della atleta italiana che oggi più che mai ha sciato divinamente tra le porte di un tracciato tecnico ed impegnativo a causa dei vari ed improvvisi cambiamenti di pendenze e di visibilità tali da mettere in seria difficoltà chiunque.
Un gesto non banale di assoluto riconoscimento della superiorità in questa Olimpiade di Brignone che passerà alla storia e che suggella ed incorona la grandezza della nostra Tigre. (pasqualino romito\aise)