Nuove norme per gig economy e lavoro in piattaforma: Inapp presenta il Report “Platform work e crisi del lavoro salariato”

ROMA\ aise\ - L’identità delle piattaforme digitali, la loro capacità di incidere sui mercati e di trasformare il mondo del lavoro. Sono questi alcuni aspetti su cui indaga il Report INAPP “Platform work e crisi del lavoro salariato”, curato dai ricercatori Massimo De Minicis e Francesca della Ratta. Il lavoro è stato presentato nelle scorse ore durante il convegno “Genesi, identità, caratteristiche e varietà del capitalismo di piattaforma”, svoltosi presso l’Auditorium dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche. All’evento hanno partecipato manager delle piattaforme digitali di lavoro insieme ad esperti e sindacalisti coinvolti nella rappresentanza dei lavoratori tramite piattaforma.
In particolare, il Report è frutto di un progetto di ricerca triennale che si basa su un approccio integrato, combinando l’analisi della letteratura scientifica con un’indagine empirica sul campo, realizzata attraverso interviste e focus group che hanno coinvolto manager delle piattaforme, lavoratori, organizzazioni sindacali e imprese utilizzatrici.
I lavoratori che operano tramite piattaforme digitali nella Ue erano 28 milioni nel 2022 (per intenderci, poco meno degli addetti della manifattura) e il Consiglio dell’Unione europea stima che aumenteranno considerevolmente nei prossimi anni. Anche in Italia il fenomeno, dopo il boom della pandemia, resta presente e si stabilizza: secondo i dati dell'edizione 2024 dell'indagine Inapp PLUS sono circa 690mila le persone tra i 18 e i 74 anni che hanno realizzato un guadagno tramite piattaforma, consegnando pacchi o pasti, vendendo beni, affittando case o offrendo servizi di cura.
Le piattaforme di lavoro in Italia offrono un accesso immediato e inclusivo al mercato del lavoro, rendendo possibile l'ingresso di molti lavoratori, in particolare migranti, grazie a una struttura non selettiva che si basa sul conseguimento dei risultati. Nelle piattaforme non si verificano forme di mismatch tra domanda e offerta, sia grazie all’azione algoritmica sia per la presenza di una forza lavoro potenziale radicalmente scalabile. Tuttavia, il modello di lavoro che ne deriva presenta anche degli aspetti problematici. A partire dal “management algoritmico” che crea un ambiente in cui la cooperazione, tipica di un modello di lavoro regolato, è sostituita da una continua pressione per migliorare le prestazioni e massimizzare i guadagni orari. Un altro aspetto da non sottovalutare è la crescente dualizzazione del mercato del lavoro, in cui le piattaforme si configurano come una sorta di alternativa rispetto al mercato del lavoro tradizionale non standard, sempre più segnato da informalità e discontinuità nel settore dei servizi a bassa qualificazione. Senza dimenticare che la natura altamente eterogenea dei lavoratori che operano sulle piattaforme – dai rider agli assistenti di cura, dagli informatici, gli autisti, ai consulenti – comporta una diversità di interessi che può rendere estremamente difficile un'azione collettiva di rappresentanza.
Proprio per questo la diffusione del modello del lavoro in piattaforma in molteplici settori – dal food delivery al ride-hailing, dai servizi di cura alla micro-progettazione digitale – ha reso evidente la frammentazione del lavoro su piattaforma, che sfugge sia alle tradizionali classificazioni contrattuali sia alle strutture di rappresentanza esistenti. Ne deriva l’urgenza di un quadro regolativo capace anche di riconoscere nuove forme di status lavorativo, che vadano oltre la distinzione rigida tra lavoro subordinato e autonomo. Per garantire l’effettiva tutela dei lavoratori in questo contesto è quindi necessario introdurre strumenti innovativi: la retribuzione trasparente delle micro-quote, la concertazione sui tempi di realizzazione dei task, il riconoscimento di diritti come maternità, ferie, indennità di disoccupazione e previdenza in termini universali, e regole chiare sul trattamento dei dati personali per prevenire derive di sorveglianza.
In tal senso in termini di policy appare opportuno segnalare l'accordo collettivo nazionale siglato in Italia nel febbraio 2024 tra i sindacati NIdiL CGIL, FeLSA CISL, UILTemp e l'associazione Assogrocery, volto a regolamentare l'attività degli “shopper” nel settore della spesa online. Questo accordo mira a garantire maggiori diritti, tutele e compensi equi ai lavoratori delle piattaforme digitali e potrebbe essere esteso anche ad altre forme di lavoro su piattaforma. L’accordo rappresenta un’ibridazione tra una forma contrattuale autonoma non imprenditoriale e tutele concesse tradizionalmente solo al lavoro dipendente. Tale accordo potrebbe essere visto come un passaggio necessario per ridefinire nuovi contratti collettivi per le diverse tipologie di lavoro tramite piattaforma, con tutele e garanzie per tutti i soggetti, al di là delle tipologie contrattuali, al fine di affermare un sistema di protezione sociale capace di andare oltre la società salariale, in un contesto in cui il passaggio dal lavoro ai lavori si è ormai ampiamente affermato.
Per il Presidente dell’Inapp, Natale Forlani, quello pubblicato nelle scorse ore è un report che non si limita a fotografare il fenomeno e la diffusione delle piattaforme nel mercato del lavoro ma “invita i decisori politici a sviluppare nuovi strumenti e indicatori capaci di rilevare la contingenza, la variabilità temporale e la natura ibrida delle attività della cosiddetta “gig economy” sempre più difficilmente etichettabile rispetto alle categorie occupazionali standard. Per questo è necessario che sia i datori di lavoro che le rappresentanze sindacali si impegnino per dotarsi di strumenti adeguati a governare le nuove forme ibride di lavoro. Anche alla luce della Direttiva europea sul lavoro tramite piattaforma, che gli Stati membri dovranno recepire entro dicembre e che rappresenta un passaggio decisivo verso un mercato del lavoro più equo e competitivo, fondato su tutele innovative e più universali, rafforzando il percorso di progressiva riduzione della frammentarietà del settore. Nell’era delle piattaforme, il sistema di relazioni industriali deve essere in grado di orientare l’accelerazione algoritmica e non inseguirla. Sarebbe un beneficio per tutti, imprese e lavoratori”. (aise)