Opacità, interferenze politiche e giornalisti a rischio: libertà dei media in Italia sotto pressione

ROMA\ aise\ - Persistono criticità strutturali nella libertà dei media in Italia. L’Italia è infatti tra i Paesi in cui la proprietà dei media resta poco trasparente, dove la pubblicità pubblica è problematica a causa di interferenze politiche sistemiche, ed è uno dei paesi in cui i giornalisti rischiano di più.
A rivelarlo è il Media Freedom Report 2026, curato dalla Civil Liberties Union for Europe (Liberties) e pubblicato in queste ore, dal quale è emersa anche quest’anno la preoccupazione per lo stato della libertà dei media in Italia. Il Rapporto, frutto della collaborazione di 43 organizzazioni in 21 Stati membri dell’UE, analizza le principali minacce alla libertà dei media nei paesi dell’UE, mettendo in evidenza la correlazione tra l’indebolimento del pluralismo informativo e il deterioramento dello stato di diritto.
Il Media Freedom Report - la cui parte italiana è stata coordinata dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civil (CILD) - evidenzia come in Italia permangano criticità preoccupanti.
Tra queste, è emerso come l’Italia sia tra i Paesi in cui la proprietà dei media resta poco trasparente. Il report segnala infatti che gli obblighi di trasparenza sono insufficienti e rendono difficile identificare i reali proprietari. Inoltre, l’Italia rientra tra gli Stati membri in cui la pubblicità pubblica è problematica. Pur esistendo regole europee (EMFA), in pratica questi fondi possono essere usati per influenzare i media, con effetti negativi sull’indipendenza editoriale.
E non mancano forti interferenze politiche sistemiche, che insieme ai tagli di bilancio e riforme strutturali, mettono a rischio il ruolo dei media pubblici come fonte di informazione imparziale.
E infine, una delle preoccupazioni più grandi emerse dal report riguarda gli attacchi con esplosivi contro giornalisti, come nel caso del giornalista di Report Sigfrido Ranucci, e i 20 giornalisti sotto protezione continuo, e l’uso di spyware contro giornalisti e reporter.
“Il quadro italiano della libertà dei media continua a presentare criticità rilevanti – ha commentato Andrea Oleandri, Co-Direttore esecutivo di CILD -. La scarsa trasparenza degli assetti proprietari, l’uso distorto delle risorse pubbliche e le persistenti interferenze politiche nel servizio pubblico compromettono il pluralismo e l’indipendenza dell’informazione. Episodi recenti, come l’annunciata chiusura di WIRED Italia e le operazioni di acquisizione che coinvolgono La Repubblica da parte di capitali privati stranieri, evidenziano ulteriormente la fragilità e la concentrazione del mercato mediatico nel nostro Paese. In un contesto già fragile, questi fattori contribuiscono a indebolire ulteriormente il ruolo dei media”.
“Particolarmente allarmante è il peggioramento delle condizioni di sicurezza per i giornalisti”, ha dichiarato Laura Liberto, Presidente CILD. “Gli attacchi, le campagne diffamatorie e l’uso di strumenti di sorveglianza, insieme al numero crescente di giornalisti costretti a vivere sotto protezione, delineano un contesto in cui esercitare la professione diventa sempre più rischioso. È necessario un impegno concreto per rafforzare le tutele, garantire l’indipendenza dell’informazione e assicurare una piena e tempestiva attuazione delle normative europee, a partire dall’European Media Freedom Act”.
A livello generale, nel 2025 la libertà e il pluralismo dei media in Italia e nell’Unione europea sono purtroppo peggiorati.
La crescente concentrazione della proprietà, la scarsa trasparenza sugli assetti proprietari e l’uso politico della pubblicità statale stanno indebolendo l’indipendenza e la varietà del sistema mediatico. Parallelamente, l’ingerenza della politica sta erodendo sempre più il ruolo dei media di servizio pubblico e degli organismi di vigilanza. Anche la sicurezza dei giornalisti è ormai a livelli critici: in diversi Stati membri si registrano più episodi di violenza, cause intimidatorie, campagne diffamatorie e attività di sorveglianza. La fiducia dei cittadini nei media resta molto disomogenea, con forti differenze tra Paesi e tra gruppi sociali.
Intanto, disinformazione e discorsi d’odio online continuano ad aumentare, contribuendo a un numero record di attacchi contro i giornalisti. Nonostante l’introduzione di nuove norme europee — tra cui l’European Media Freedom Act e la direttiva Anti-SLAPP — la loro applicazione procede lentamente e spesso solo sulla carta. In molti casi, i governi ignorano le raccomandazioni della Commissione europea, alimentando dubbi sulla reale capacità dell’UE di tutelare la libertà e il pluralismo dei media.
“La qualità della democrazia e il rispetto dello Stato di diritto sono strettamente legati alla libertà dei media – ha concluso Eva Simon, senior advocacy officer di Civil Liberties Union for Europe (Liberties) -. Quando lo Stato di diritto si indebolisce - per scelta politica o per inerzia - anche la libertà dei media ne risente immediatamente. Un sistema mediatico sano e pluralista è allo stesso tempo una cartina di tornasole e il riflesso della democrazia. Per questo l’European Media Freedom Act deve essere recepito e, soprattutto, applicato in modo rapido ed efficace in tutti gli Stati membri”.
Il Report è disponibile completamente a questo link. (aise)