Alla Fondazione Memmo di Roma la prima mostra istituzionale in Italia di Portia Zvavahera

Portia Zvavahera in her studio, 2023; Photography by Gianluigi Guercia ©Portia Zvavahera Courtesy Stevenson and David Zwirner
ROMA\ aise\ - Fondazione Memmo a Roma inaugura la prima mostra istituzionale in Italia di Portia Zvavahera, a cura di Alessio Antoniolli, in programma dal 29 aprile all’1 novembre negli spazi di Fontanella Borghese.
Per l’occasione Zvavahera presenta un’installazione site-specific concepita appositamente per la Fondazione e un nuovo nucleo di opere pittoriche, sviluppate a seguito di un periodo di residenza a Roma. Il progetto rappresenta per l’artista una fase significativa della sua ricerca recente, in cui la dimensione autobiografica si intreccia con una riflessione più ampia sulla memoria, la perdita e la trascendenza.
Nelle sue opere, Zvavahera dà forma a emozioni che emergono da regni e dimensioni oltre i domini della vita e del pensiero quotidiani. Le sue immagini, vibranti e visionarie, affondano nei capisaldi dell’esistenza terrena - vita e morte, amore e perdita - traducendo esperienze intime in scenari pittorici stratificati. Queste visioni prendono corpo attraverso superfici costruite per accumulo: l’artista combina pennellate espressive, intensi passaggi di colore e complesse tecniche di stampa per generare campi visivi densi e pulsanti.
Per la sua prima personale romana l’artista concentra la propria indagine su un nucleo tematico particolarmente intimo e meditativo legato alla scomparsa della nonna: esperienza che continua a riemergere in forme oniriche, insieme all’idea del paradiso e del modo in cui la sua immaginazione orienta la vita terrena, intrecciandosi con le gioie e le inquietudini del quotidiano. In tale prospettiva, il sogno, con le sue stratificazioni simboliche ed emotive, rimane una matrice generativa fondamentale. Sul piano tecnico, questa visione si traduce in una pratica libera e sperimentale che integra disegno, pittura gestuale e stampa xilografica. Attraverso una vibrante stratificazione cromatica, Zvavahera sovrappone pattern complessi e figure in un calibrato gioco di trasparenze e opacità, utilizzando stencil intagliati a mano e motivi ripetuti per generare una tensione ritmica che conferisce alle superfici pittoriche profondità, densità e movimento.
Profondamente radicata nella cultura e nella lingua Shona (una lingua Bantu parlata principalmente nello Zimbabwe da circa l'80% della popolazione) - ambito in cui l’artista pensa, sogna e definisce la propria identità - la sua ricerca fonde iconografia religiosa e indagine psicologica, trasformando l’opera in uno spazio di rivelazione. Il sogno assume qui il ruolo di canale privilegiato di comunicazione con il divino e di guida quasi profetica: visioni, presagi e memorie vengono interiorizzati e rielaborati fino a diventare materia pittorica. Il processo creativo è quindi intrinsecamente processuale e catartico, orientato a trasferire sulla superficie l’intensità dell’esperienza interiore. Le opere risultanti sono abitate da figure spettrali colte in stati di estasi, metamorfosi o tensione emotiva, in un linguaggio che dissolve i confini tra dimensione tangibile e sfera spirituale.
Portia Zvavahera è nata nel 1985 a Harare, Zimbabwe, dove vive e lavora. Si è diplomata presso l’Harare Polytechnic, in Zimbabwe, nel 2006. La sua pratica pittorica è caratterizzata da superfici stratificate e motivi ornamentali e esplora le dimensioni emotive e spirituali della condizione umana.
Le mostre personali recenti includono: Portia Zvavahera: Hidden Battles/Hondo dzakavanzika, Institute of Contemporary Arts, Boston; Portia Zvavahera: Zvibereko zvemweya wangu, David Zwirner, Los Angeles; e Portia Zvavahera, al Fridericianum, Kassel, tutte nel 2025. Open Space # 15. Portia Zvavahera: Imba yerumbidzo (house of praise), Fondation Louis Vuitton, Paris; Portia Zvavahera: Zvakazarurwa, Kettle’s Yard, University of Cambridge, mostra itinerante poi alla Fruitmarket Gallery, Edimburgo, tutte nel 2024. Portia Zvavahera: Pane rima rakakomba, presso Stevenson, Cape Town, 2021; Portia Zvavahera: Ndakaoneswa murima, David Zwirner, New York, 2020; Portia Zvavahera: Ndakavata pasi ndikamutswa nekuti anonditsigira, David Zwirner, Londra, 2020; Portia Zvavahera: Ndichasvika rinhi ndionekwe, Stevenson, Cape Town, 2020; Portia Zvavahera: Walk of Life, Institute of Contemporary Art Indian Ocean (ICAIO), Port Louis, Mauritius, 2020.
Nel 2013 è stata invitata a presentare il suo lavoro nel Padiglione dello Zimbabwe alla Biennale di Venezia con il progetto Dudziro: Interrogating the Visions of Religious Beliefs; il suo lavoro è stato inoltre incluso nella 59ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2022).
Le opere di Zvavahera sono conservate in importanti collezioni internazionali tra cui Johannesburg Art Gallery; Minneapolis Institute of Art; National Gallery of Zimbabwe; Pérez Art Museum Miami; Tate, Regno Unito; University of Chicago Booth School of Business; Weisman Art Museum, University of Minnesota, Minneapolis; e Zeitz Museum of Contemporary Art Africa, Cape Town.
La Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un’attività culturale mirata ad avvicinare il mondo dell’arte a un vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà.
A partire dal 2012 è attivo un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. Contribuire allo sviluppo del tessuto culturale nel territorio, connettersi a realtà internazionali, aprendo un dialogo con le altre istituzioni e promuovere l’interazione fra gli artisti e la città di Roma sono tra gli obiettivi della Fondazione Memmo.
Il nuovo corso è stato avviato con la mostra personale di Sara VanDerBeek (2012), seguita da Sterling Ruby (2013), Shannon Ebner (2014) e Camille Henrot (2016), tutte a cura di Cloè Perrone; nel 2017 si è tenuta la personale di Giuseppe Gabellone, a cura di Francesco Stocchi, il quale ha successivamente curato anche le mostre dell’artista tedesca Kerstin Brätsch e del duo KAYA, di Latifa Echakhch (2019), Oscar Murillo (2021) e Amalia Pica (2022). Nel 2023 si è tenuta la mostra personale di Sin Wai Kin, seguita, nel 2024, dalla prima personale in un'istituzione italiana di Wynnie Mynerva, e nel 2025 dalla personale di Anthea Hamilton, tutte a cura di Alessio Antoniolli. Nel 2015 è stata presentata la mostra collettiva Conversation Piece, a cura di Marcello Smarrelli, cui sono seguite altre undici edizioni organizzate a cadenza annuale, con l’intento di fare il punto della situazione sulle presenze artistiche a Roma (in particolare coinvolgendo gli artisti ospiti presso le accademie e gli istituti di cultura straniera attivi nella Capitale). Nel 2019 la Fondazione Memmo avvia un programma di residenze a Londra, in collaborazione con Gasworks, dedicato agli artisti italiani, proseguendo in questo modo l’attività di confronto, scambio e connessione tra artisti e istituzioni di contesti diversi. Gli artisti finora coinvolti sono Diego Marcon (2020), Adelaide Cioni (2022), Francis Offman (2023), Alice Visentin (2024), Alessandro Di Pietro (2025), Raffaela Naldi Rossano (2026). (aise)