“In Light of Facts”: a Magazzino la mostra di Bruna Esposito con opere mai esposte prima negli USA

Bruna Esposito, Trittico (part.), 2014. Courtesy Wizard Gallery, Milano. Photo courtesy Fondazione Lercaro Bologna - Photo credit: © Antonio Maniscalco – Milan, Paris
Bruna Esposito, Cielo, 2014. Market table, bird spikes, 51 1/4 x 59 in. (130 x 150 cm). Courtesy Magazzino Italian Art. Photo credit: © Antonio Maniscalco – Milan, Paris
NEW YORK\ aise\ - Sarà aperta al pubblico dal 24 luglio 2026 al 1° febbraio 2027 nelle sale del Robert Olnick Pavilion di Magazzino Italian Art a Cold Spring, New York, la mostra “Bruna Esposito: In Light of Facts”.
Curata da Nicola Lucchi, la mostra raccoglie opere mai esposte prima negli Stati Uniti: un’ampia selezione dalla serie inconveniente (2014) e l’installazione Oltremare (sotto terra vulnerabili) (2006-2011). Considerate assieme, le opere trasformano il padiglione dedicato alle mostre temporanee del museo in un ambiente dialettico, nel quale materiali comuni rivelano opportunità di riflessione poetica e critica.
Il titolo richiama l’espressione italiana “alla luce dei fatti”, ma assume qui anche un significato letterale: la luce diventa uno strumento per rendere visibili aspetti spesso trascurati della realtà che ci circonda. Rielaborando oggetti che evocano migrazioni e commerci nel Mar Mediterraneo e altri spazi di transito globale, Esposito propone un confronto con temi quali il movimento, il lavoro, la vulnerabilità, l’identità e le forme di adattamento che caratterizzano la vita contemporanea.
La mostra segna la seconda collaborazione tra Bruna Esposito e Magazzino Italian Art. Nel 2021 il museo ha infatti realizzato nel proprio parco l’opera Altri Venti – Ostro (2020), progetto vincitore dell’Italian Council, il programma promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per sostenere la diffusione dell’arte contemporanea italiana nel mondo. Il rapporto tra l’artista e le istituzioni fondate da Nancy Olnick e Giorgio Spanu risale tuttavia a un periodo precedente: nel 2013 Esposito ha ideato e realizzato l’opera site-specific Out of the Blue nel contesto dell’Olnick Spanu Art Program a Garrison, NY, avviando un dialogo che oggi trova un nuovo capitolo in questa esposizione personale.
In “Bruna Esposito: In Light of Facts” molti dei materiali con cui sono realizzate le opere in mostra alludono ai margini del sistema economico: oggetti ready-made connessi a contesti di soccorso, commercio, protezione e transito. La scelta di questi oggetti da parte dell’artista richiama tanto il gesto d’avanguardia duchampiano quanto il vocabolario materiale dell’Arte Povera; tuttavia, il lavoro di Esposito sposta questa eredità verso una riflessione legata alle condizioni materiali, sociali e politiche del presente.
In tutta la mostra, Esposito utilizza la luce come elemento attivo dell’allestimento, capace di modificare la condizione emotiva e percettiva delle opere. Superfici riflettenti, plastiche semitrasparenti, e immagini in movimento generano un ambiente mutevole nel quale i materiali ordinari appaiono trasformati. Senza imporre narrazioni univoche, Bruna Esposito: In Light of Facts invita il pubblico a riflettere su come oggetti che evocano corridoi di flussi migratori e commerci, punti di partenza e di approdo, possano continuare a custodire tracce di esperienze collettive e testimoniare la presenza umana.
La mostra si sviluppa attraverso due ambienti interconnessi, separati da una parete. Da un lato, le opere della serie inconveniente si compongono di coperte dorate isotermiche per presidi medici di primo soccorso, tavoli da mercatini ambulanti, dissuasori per uccelli, cellophane e altri materiali di recupero, assemblati in configurazioni scultoree precarie. Dall’altro lato, protetta dalla parete, la video-installazione Oltremare (sotto terra vulnerabili) con la sua collana di ‘gallinelle’ sospese, crea un’atmosfera più raccolta e contemplativa, modellata da suoni sommessi e movimenti fluttuanti.
Concepita originariamente nel 2014, la serie inconveniente prende il titolo da una parola che può suggerire difficoltà, ostacolo, disagio o incompatibilità. Esposito affronta queste condizioni non semplicemente come stati negativi, ma come spazi di tensione capaci di generare forme e associazioni inattese. Le opere combinano materiali provenienti da ambienti urbani e domestici in assemblaggi che oscillano tra protezione e ostilità, familiarità ed estraneità. Al tempo stesso austere e visivamente seducenti, le opere così concepite permettono agli oggetti ordinari di diventare portatori di risonanze emotive e poetiche, senza mai perdere la propria immediatezza materiale. Anche i titoli delle singole opere contribuiscono a evocare metafore visive: un tavolo da mercato azzurro e traslucido appeso a una parete può diventare un Cielo, mentre segmenti metallici di dissuasori per uccelli, disposti orizzontalmente con una coperta isotermica che vi si adagia, sembrano l’equivalente concettuale di una Statistica.
La seconda parte della mostra ruota attorno a Oltremare (sotto terra vulnerabili) (2006–2011), un’installazione presentata in una condizione di quasi totale oscurità. Al centro dell’opera si trova un video mostrato su un piccolo monitor, collocato direttamente sul pavimento e accompagnato da un suono sommesso. L’immagine raffigura una bandiera senza colori e senza stemmi che invece riflette e si fonde con il colore del mare. Montata su un’asta con puntale a lancia—elemento tradizionale degli stendardi militari e delle insegne cerimoniali—la bandiera sprofonda lentamente sott’acqua, fino ad accarezzare il fondale marino. Attorno al video, sacchi di riso utilizzati come sedute, lumini cimiteriali che diffondono una luce rossa e una collana sospesa di piccole gallinelle in seta—talismani thailandesi tradizionalmente associati alla buona fortuna e alla protezione—ampliano il campo di significato dell’opera. Questi elementi evocano la memoria dei commerci internazionali, delle migrazioni e delle molte tragedie consumate in mare, ma introducono anche una dimensione di cura e solidarietà che controbilancia il senso di perdita suggerito dal video. Il titolo dell’installazione, che in italiano richiama sia l’idea di “oltre il mare” sia il colore intenso del blu oceanico, espande la riflessione della mostra sulle idee di identità e nazione, sul mare che tutti ci accomuna nonostante le distanze.
Per Nancy Olnick e Giorgio Spanu, fondatori di Magazzino Italian Art, “quella con Bruna Esposito è un’amicizia di lunga data, nata grazie a Dora e Mario Pieroni e fiorita attraverso l'esperienza dell'Olnick Spanu Art Program. Anni dopo, è stato per noi un grande piacere poter ospitare Altri Venti - Ostro nell’ambito delle attività di Magazzino, e siamo oggi lieti di presentare al nostro pubblico una mostra che riflette pienamente la missione del museo: promuovere la conoscenza di artisti italiani il cui lavoro sa confrontarsi con le questioni del nostro tempo senza rinunciare alla forza dell'immaginazione”.
“In Light of Facts è una mostra che insiste sul rapporto tra documentazione ed evocazione”, aggiunge Nicola Lucchi, direttore di Magazzino. “Le opere di Bruna Esposito prendono il loro avvio da circostanze e materiali che appartengono al nostro presente, ma attraverso l'intervento dell’artista questi elementi arrivano a rivelare l’umanità e dunque la poesia che si cela nella durezza dei fatti e delle cose”.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo.
Bruna Esposito (Roma, 1960) è una tra le artiste italiane contemporanee più rilevanti. Da diversi decenni sviluppa una ricerca artistica di carattere sensoriale e multimediale che esplora l’olfatto, il suono e il tatto attraverso sculture, installazioni, progetti site-specific, performance, disegni, video, fotografie e collage. Le sue opere, allusive e poetiche, prendono forma attraverso tecniche e materiali semplici e quotidiani, capaci di evocare un ethos di forza che nasce dalla fragilità. Dopo il diploma presso il IV Liceo Artistico di Roma nel 1979, nel 1990 studia mosaico presso il CISIM di Carrara. Tra il 1982 e il 1986 si forma a New York nella danza aerea con Batya Zamir e nella danza minimalista con Sally Gross. Nel 1985 partecipa all’Independent Study Program (ISP) del Whitney Museum di New York. Nel 2025 completa una Research Fellowship presso il MUCIV—Museo delle Civiltà di Roma.
Nel 1999 riceve il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia per il Padiglione Italiano dAPERTutto, insieme ad altre artiste italiane, e il PS1 Italian Studio Program Award di New York. Nel 2000 è insignita del Premio per la Giovane Arte Italiana del Centro Nazionale per le Arti Contemporanee di Roma. Nel 2011 è tra gli artisti selezionati per il Premio della Camera dei Deputati per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, presso Palazzo Montecitorio a Roma. Nel 2021 Magazzino Italian Art ha presentato la sua installazione Altri Venti – Ostro nell’ambito della IX edizione di Italian Council 2020, il programma della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura dedicato alla promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo.
Tra le principali mostre personali e collettive degli ultimi anni si ricordano: giganti miniature, MUCIV—Museo delle Civiltà, Roma (2025); Cantiere Aperto, Fondazione No Man’s Land / Zerynthia, Loreto Aprutino (2025); Bruna Esposito. Con questi chiari di luna, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina – MADRE, Napoli (2022–23); Fuori, Quadriennale d’Arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2020); Io dico io, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2021); Altri Venti – Ostro, Studio Stefania Miscetti, Roma (2020); ¿Qué puede el humo hacerle al hierro?, MUNTREF, Buenos Aires (2020); Perle Rare, Fondazione San Fedele, Milano (2019); inconveniente, Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, Bologna (2018); Classic Reloaded Mediterranea, Villa Audi Mosaic Museum, Beirut; Musée National du Bardo, Tunisi; Villa des Arts, Rabat (2018–19); The Raft. Art is (not) Lonely, mu.ZEE, Ostenda (2018); Allegro non troppo, Studio Stefania Miscetti, Roma (2017); Bruna Esposito. e così sia…, MAXXI, Roma (2017); Intuition, Palazzo Fortuny, Venezia (2017); Au rendez-vous des amis, celebrazioni per il centenario della nascita di Alberto Burri, Città di Castello (2015); davvero, FL Gallery, Milano (2016); inconveniente, FL Gallery, Milano (2014); Out of the Blue, Olnick Spanu Art Program, Garrison, New York (2013); Alla turca, FL Gallery, Milano (2006); Madre Patria, Castel Sant’Elmo, Napoli (2002); Bruna Esposito, Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli (2002).
Magazzino Italian Art è un museo e un centro di ricerca dedicato a promuovere lo studio e la conoscenza dell'arte italiana del dopoguerra e contemporanea negli Stati Uniti. Situato a Cold Spring, New York, il museo è stato fondato da Nancy Olnick e Giorgio Spanu e inaugurato nel 2017 con una mostra dedicata a Margherita Stein, fondatrice della storica Galleria Christian Stein di Milano e fondamentale sostenitrice degli artisti associati all'Arte Povera. Immerso nel paesaggio delle Hudson Valley Highlands, il primo edificio di Magazzino, progettato da Miguel Quismondo, ospita la collezione permanente del museo e un centro di ricerca. Nel settembre 2023, il museo ha inaugurato il secondo edificio, il Robert Olnick Pavilion, progettato dagli architetti Alberto Campo Baeza e Miguel Quismondo. Questo nuovo edificio offre ulteriori spazi espositivi, un Education Center, la sala polifunzionale Spazio Aperto, The Store, e il Café Silvia, che propone cucina italiana a cura dello chef Luca Galli. (aise)