“Ultimate Oneness”: Lorenzo Marini allo Yindi Art Museum di Pechino

Lorenzo Marini, Typographic Obelisks, 2024, Mixed media on mirrored plexiglass © Elma Golloshi

PECHINO\ aise\ - La città di Pechino ha accolto il 2 aprile scorso presso il prestigioso Yindi Art Museum la mostra “Lorenzo Marini. Ultimate Oneness - Type Art Exhibition!”. Curata da Wei Wei, la mostra presenta sino al 2 giugno una trentina di opere e cinque grandi installazioni ambientali significative del linguaggio dell’artista.
L’esposizione, realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Pechino e dell’Istituto Italiano di Cultura, testimonia il profondo dialogo culturale tra Italia e Cina e la rilevanza internazionale del lavoro di Lorenzo Marini.
La rassegna si articola come un percorso immersivo, in cui il visitatore è invitato ad attraversare fisicamente l’alfabeto trasformato in ambiente creato per dialogare. Il pubblico vive così un’esperienza fisica e percettiva all’interno della rivoluzione estetica di Lorenzo Marini, fondatore della TypeArt, movimento artistico che pone la lettera al centro della ricerca visiva contemporanea.
Come sottolinea la curatrice Wei Wei, l’arte di Marini si sviluppa in una dimensione in cui la lettera si emancipa dalla sua funzione linguistica originaria per trasformarsi in elemento visivo autonomo, a volte fluttuante, capace di generare ritmo e uno spazio in cui la scrittura, da mezzo, diventa incontro.
Il riferimento al pensiero del semiologo Roland Barthes, e in particolare a “L’impero dei segni”, emerge come chiave di lettura implicita della grande mostra. Come nel celebre testo del teorico francese, anche qui il segno si sottrae alla necessità di spiegare e si manifesta nella sua forma più immediata e sensibile: il significato resta in sospensione, aprendo a una fruizione libera, più aperta e meno determinata, interrogando al contempo la possibilità di un linguaggio che esista oltre il significato stesso.
In questo contesto, la sintonia con la cultura visiva cinese appare di primaria rilevanza. Se la scrittura ideogrammatica conserva una relazione originaria con l’immagine e con il gesto, la ricerca di Marini si muove in una direzione affine, pur partendo dall’alfabeto occidentale, tradizionalmente fonetico e lineare. Attraverso la TypeArt, l’artista propone una rilettura in cui la lettera recupera un aspetto visivo e corporeo riavvicinandosi a una condizione quasi pittografica.
Nelle sale del museo emergono installazioni monumentali che indagano il segno e le sue potenzialità come Raintype, una foresta sospesa composta da elementi trasparenti in cui lettere e segni fluttuano in stratificazioni visive, creando un’esperienza dinamica, in cui la forma espressiva si dissolve e si moltiplica nello spazio; in Alphabet Staircase l’imponente composizione di lettere policrome si sviluppa sui gradini che conducono a un grande cubo sospeso: una sorta di pianeta tipografico che domina lo spazio, simbolo di un universo costruito dal segno, mentre Typographic Obelisks, strutture architettoniche leggere e geometriche, simili a costruzioni in equilibrio, trasformano la lettera in elemento costruttivo e modulare. In Talking Lake si osserva una superficie in cui forme e lettere dai colori accesi galleggiano su una superficie a terra contenente acqua, ad evocare un’essenza fluida e contemplativa, tra gioco visivo e astrazione; Hexagonal Environment è uno spazio avvolgente in cui il pavimento stesso diventa composizione tipografica tridimensionale, immergendo il visitatore in una trama di segni, colori e volumi.
Le trenta opere esposte accompagnano e amplificano queste esperienze, esplorando le infinite possibilità espressive dell’alfabeto: colore, forma e composizione diventano strumenti per ridefinire il rapporto tra arte e comunicazione.
Secondo Wei Wei, il lavoro di Marini rappresenta un processo di trasformazione del linguaggio, che si libera dalla necessità di comunicare per aprirsi a una dimensione più sensoriale ed estetica: in questo senso, la mostra di Pechino si configura come un invito a rileggere le lettere come forme vive, capaci di generare nuove esperienze visive e percettive.
Con questa importante esposizione Lorenzo Marini prosegue in Asia il suo percorso internazionale, con una visione artistica che coniuga design, filosofia e arte contemporanea, in una espressione universale che supera confini geografici e semantici.
Lorenzo Marini è artista e direttore creativo, dopo una lunga carriera internazionale nel mondo della comunicazione in ambito pubblicitario, sviluppa progressivamente la propria creatività sul linguaggio, trasformando l’alfabeto in materia espressiva autonoma. Fondatore della TypeArt, nel 2016 teorizza il Manifesto per la Liberazione delle Lettere, segnando un passaggio fondamentale della sua ricerca e definendo i principi del movimento.
I suoi lavori sono stati esposti in numerose città nel mondo, tra cui Milano, Roma, Venezia, Parigi, Londra, New York, Los Angeles, Dubai, Shanghai e Pechino. Negli anni, diverse sue opere sono state accolte in importanti musei: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma; Complesso Monumentale della Pilotta, Parma; Complesso monumentale Santa Maria della Scala, Siena; Archivio Centrale dello Stato, Roma; Yindi Art Museum, Pechino; Palazzo Montecitorio, Roma; Galleria Borghese, Roma; Musei Civici Palazzo Buonaccorsi, Macerata; Palazzo del Pegaso, Firenze; Museo della Permanente, Milano; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Galleria Civica Guzzini, Recanati e Museo Acqua Franca, Milano.
Lorenzo Marini vive a Milano, dove ha il suo studio. (aise)