Allarme Unicef in Nepal: 17mila bambini traumatizzati dalle inondazioni

Foto: © UNICEF/UN0914933/Prasad Ngakhusi

GINEVRA\ aise\ - Migliaia di bambini colpiti dalle recenti e devastanti inondazioni in Nepal necessitano di un sostegno psicologico e psicosociale urgente per riprendersi dallo stress e dal trauma causati dal disastro. Secondo i dati diffusi dall'UNICEF, l'impatto emotivo sulle fasce più giovani della popolazione è profondo: molti di loro hanno assistito alla perdita di persone care, alla distruzione di case e scuole, vivendo il dramma dello sfollamento e l'incertezza per i familiari dispersi.
Le stime dell'agenzia ONU indicano che sono almeno 17.000 i minori che necessitano di cure psicosociali, mentre 541 bambini non accompagnati o separati dalle proprie famiglie rimangono esposti a un rischio elevato e richiedono servizi di protezione immediati.
“Al di là della distruzione visibile, queste inondazioni hanno lasciato profonde cicatrici emotive nei bambini e nelle famiglie”, ha dichiarato Alice Akunga, Rappresentante dell’UNICEF in Nepal. “Le inondazioni hanno colpito durante l’orario scolastico, distruggendo in un istante il senso di sicurezza dei bambini. Molti di loro hanno assistito a eventi traumatici e ora stanno affrontando paura, ansia e dolore. Oltre agli aiuti umanitari e al ripristino delle infrastrutture, i bambini hanno bisogno di supporto psicologico per ritrovare la serenità”.
Un allarme condiviso dal dottor Shitanshu Dhakal, responsabile medico dell’ospedale Trishuli di Nuwakot ed ex ambasciatore UNICEF per la salute mentale dei giovani: “La paura può persistere a lungo dopo il disastro stesso. I bambini devono essere al centro dell’intervento con un primo soccorso psicologico immediato per prevenire conseguenze a lungo termine”.
L'UNICEF sta collaborando attivamente con le autorità governative nepalesi e i partner locali sul fronte della protezione. Ad oggi, 18 bambini separati sono stati ricongiunti con i propri cari, mentre si sta organizzando l’assistenza alternativa in contesti familiari per i minori che hanno perso entrambi i genitori. Lungo le vie di transito e sfollamento sono state inoltre istituite squadre comunitarie di monitoraggio per prevenire i rischi di tratta, sfruttamento e abusi.
Parallelamente, sul territorio sono già operativi 18 “spazi a misura di bambino” (di cui 13 sostenuti direttamente dall'UNICEF), ambienti sicuri dove i minori possono giocare, imparare e iniziare il percorso di guarigione grazie a una rete integrata di psicologi, consulenti e operatori in prima linea. L'agenzia continua a sollecitare la comunità internazionale per maggiori investimenti nei servizi di protezione dell’infanzia e salute mentale. (aise)