Ex Ilva/ Giacobbe (Pd): serve un vero piano industriale

ROMA\ aise\ - “Il settore siderurgico è strategico e irrinunciabile per il nostro Paese, ma proprio per questo non possiamo continuare a rincorrere le emergenze con provvedimenti parziali. Il tempo dell’attesa e delle soluzioni tampone è finito: servono decisioni, tempi certi e responsabilità”. Lo ha dichiarato il senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, intervenendo in Senato nella discussione generale sul decreto-legge n. 154 “Misure urgenti per assicurare la continuità operativa di impianti di interesse strategico nazionale”.
“Il Governo ha ereditato una situazione complessa, ma dopo quasi quattro anni non può più utilizzare questa eredità come un alibi”, ha sostenuto il parlamentare eletto all’estero. “In questo tempo si potevano assumere decisioni sulla riconversione industriale, sulla decarbonizzazione, sulle nuove tecnologie, sulle bonifiche, sull’occupazione e sulla tutela dell’indotto”. Giacobbe ha richiamato anche le responsabilità del ministro Urso: “sono stati annunciati piani, investitori e soluzioni imminenti senza riuscire a tradurli in una prospettiva industriale certa. Oggi non servono nuovi annunci, ma decisioni”.
Per il senatore Pd la riconversione deve tenere insieme salute dei cittadini, tutela dell’ambiente, occupazione, salvaguardia dell’indotto e innovazione tecnologica, puntando su decarbonizzazione, forni elettrici, tecnologie DRI, efficienza energetica e formazione.
“La cassa integrazione è necessaria per evitare licenziamenti, ma non può diventare la destinazione permanente di migliaia di lavoratori. Occorre offrire una prospettiva concreta di rientro, accompagnata da formazione e riqualificazione”, ha sottolineato Giacobbe, richiamando anche la necessità di tutelare le imprese dell’indotto.
Altro punto centrale è la salvaguardia dell’unità industriale del gruppo: “dobbiamo tenere insieme Taranto, Genova, Novi Ligure e gli altri siti. Non possiamo accettare una vendita per pezzi che lasci allo Stato gli oneri ambientali e sociali e trasferisca ai privati soltanto le attività più redditizie. Un eventuale acquirente deve essere valutato per la solidità del piano industriale, gli investimenti e le garanzie occupazionali”.
“Al Governo – ha evidenziato – chiediamo quattro cose immediate: un programma chiaro per la fermata e la messa in sicurezza degli impianti; l’operatività degli ammortizzatori per l’indotto; la convocazione a Palazzo Chigi di un tavolo nazionale permanente; risorse e tempi certi per bonifiche, forni elettrici e decarbonizzazione. Non possiamo più discutere soltanto se spegnere o non spegnere l’ILVA”, ha concluso Giacobbe. “Dobbiamo decidere quale ILVA vogliamo costruire: una siderurgia moderna, tecnologicamente avanzata e sostenibile, capace di tutelare salute, ambiente e lavoro e di garantire al Paese una produzione di acciaio strategica e competitiva. Ma, purtroppo, la miopia e la mancanza di visione di questo governo non fanno ben sperare”. (aise)