La riforma elettorale che potrebbe cambiare tutto – di Flavio Bellinato

SANTO DOMINGO\ aise\ - Negli ultimi giorni, durante una puntata di Porta a Porta dedicata alla riforma elettorale attualmente in discussione (puntata del 3 giugno – ndr), è emersa un'ipotesi che potrebbe avere conseguenze molto rilevanti per gli italiani residenti all'estero.
Secondo quanto riferito nel corso della trasmissione, parallelamente alla nuova legge elettorale si starebbe valutando una riduzione delle attuali ripartizioni estero: dalle quattro attualmente esistenti si passerebbe a due macro aree alla Camera dei Deputati e ad una sola al Senato.
Al momento non sono facilmente consultabili testi che consentano di comprendere con precisione il contenuto della proposta, ma le implicazioni potrebbero essere enormi.
Personalmente ritengo che qualsiasi riforma finalizzata a garantire maggiore stabilità ai futuri governi meriti attenzione e rispetto. I più recenti sondaggi politici mostrano infatti un quadro nel quale anche pochi parlamentari potrebbero risultare decisivi per la formazione e la tenuta di una maggioranza parlamentare. Se l'obiettivo è quello di evitare governi deboli, instabili o costretti a continue trattative interne, una riflessione sul sistema elettorale è certamente legittima.
Ciò che invece continua a lasciarmi perplesso è l'assenza di un ritorno alle preferenze sul territorio italiano (come invece avviene all'estero). La possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti dovrebbe essere considerata un elemento fondamentale di qualsiasi riforma che ambisca a rafforzare la partecipazione democratica.
Al di là del dibattito nazionale, esiste però una questione che sembra essere passata quasi inosservata. Cosa accadrebbe agli italiani all'estero se le quattro attuali ripartizioni venissero ridotte a due alla Camera e ad una sola al Senato?
Oggi il sistema è suddiviso in quattro grandi aree geografiche:
* Europa;
* Sud America;
* Nord e Centro America;
* Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Questo modello ormai ventennale ha consentito ai potenziali candidati, di volta in volta, di sviluppare nel tempo un rapporto diretto con le comunità che rappresentano. Chi viene eletto in Europa, ad esempio, conosce i problemi di quella specifica area e costruisce la propria attività politica all'interno di un territorio ben definito.
Se davvero il Senato dovesse trasformarsi in una circoscrizione mondiale unica, il cambiamento sarebbe epocale. Un candidato dovrebbe rivolgersi contemporaneamente agli italiani residenti nel mondo intero.
Viene spontaneo chiedersi se sia realisticamente possibile costruire un rapporto diretto con una platea di tali dimensioni. La rappresentanza rischierebbe di diventare sempre più politica e sempre meno territoriale, a prescindere dal mantenimento o meno del sistema delle preferenze, ovvero della possibilità di eleggere direttamente il proprio rappresentante.
Un simile scenario potrebbe inoltre modificare profondamente gli equilibri tra partiti e movimenti politici. Molte strategie elettorali oggi vengono costruite sulla base delle caratteristiche delle singole ripartizioni.
Prendiamo, ad esempio, il caso del MAIE.
Alle ultime elezioni il movimento ha ottenuto, come sempre dalla sua nascita, risultati particolarmente significativi in Sud America, conquistando il massimo dei seggi ottenibili in entrambe le Camere. In una visione mondiale del risultato, è riuscito a collocarsi, per il Senato, al terzo posto davanti al Movimento 5 Stelle nella graduatoria complessiva della Circoscrizione Estero, con circa 138.000 voti, dei quali oltre 131.000 ottenuti in America Meridionale, equivalenti a circa il 13% dell'elettorato estero mondiale e ad 1 seggio su 4 conquistati.
In una competizione mondiale unica, tale vantaggio territoriale verrebbe inevitabilmente diluito.
Le alleanze costruite oggi su specifiche aree geografiche potrebbero perdere gran parte della loro utilità strategica o addirittura venire meno. Prendiamo, ad esempio, l'ipotesi di una futura alleanza in Nord e Centro America tra il MAIE ed il Centrodestra attraverso Noi Moderati.
Nell'attuale sistema, una simile alleanza potrebbe avere una logica precisa all'interno di una circoscrizione ben definita, con propri equilibri, candidati e bacini elettorali.
In uno scenario caratterizzato da una circoscrizione mondiale unica al Senato, però, il ragionamento cambierebbe radicalmente. Perché un movimento che concentra circa il 95% del proprio consenso estero in Sud America dovrebbe ragionare prioritariamente in funzione di equilibri costruiti in Nord e Centro America? E, allo stesso modo, perché altre forze politiche dovrebbero rinunciare a proprie candidature per favorire alleanze nate in aree che, elettoralmente parlando, avrebbero un peso molto più ridotto rispetto a quello del Sud America?
Il punto non riguarda esclusivamente il MAIE. Lo stesso problema riguarderebbe qualsiasi forza politica che abbia sviluppato nel tempo una presenza particolarmente forte in una determinata area del mondo.
In altre parole, una riforma di questo tipo non modificherebbe soltanto i confini delle circoscrizioni: rischierebbe di modificare profondamente le logiche che oggi stanno alla base delle alleanze, delle candidature e della stessa rappresentanza degli italiani all'estero.
Ed alla Camera?
Molto dipenderà da come verranno effettivamente disegnate le due nuove macro-ripartizioni. Se, ad esempio, si optasse per una divisione tra Europa e Resto del Mondo, si riproporrebbero molte delle criticità appena descritte.
Anche in questo caso candidati e partiti sarebbero chiamati a confrontarsi con territori enormi, caratterizzati da realtà sociali, economiche e culturali profondamente diverse tra loro.
Esiste infine una considerazione di carattere generale.
Da anni numerose persone lavorano all'interno di specifiche aree geografiche della Circoscrizione Estero, costruendo relazioni, conoscenza del territorio e rapporti diretti con le comunità italiane residenti all'estero.
Modificare radicalmente le regole della rappresentanza a ridosso delle elezioni rischia di produrre effetti difficili da prevedere.
Le riforme sono certamente legittime quando servono a migliorare il sistema, ad aumentare la partecipazione degli elettori, a rafforzare il legame tra cittadini e rappresentanti oppure a garantire una maggiore stabilità di governo.
Molto più discutibile è intervenire sulla geografia elettorale senza affrontare contemporaneamente le questioni che da anni gli italiani all'estero continuano a segnalare: il sistema di voto, la tracciabilità dei plichi, il rapporto tra elettori e candidati e la qualità della rappresentanza.
Per questo motivo sarà fondamentale seguire con attenzione l'evoluzione della riforma nei prossimi mesi. Perché, se le anticipazioni emerse dovessero essere confermate, non ci troveremmo di fronte a una semplice modifica tecnica. Per gli italiani all'estero potrebbe trattarsi del più importante cambiamento della rappresentanza parlamentare degli ultimi vent'anni. (flavio bellinato*\aise)
* Italiani Oltreconfine