Porta (Pd): Commonwealth laboratorio di un nuovo multilateralismo democratico

ROMA\ aise\ - In occasione del Commonwealth Day, celebrato oggi presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, Fabio Porta, deputato Pd eletto nella Circoscrizione Estero e Presidente del Gruppo interparlamentare di amicizia Italia–Guyana, è intervenuto alla conferenza dal titolo “The Evolution of International Institutions and Global Governance”.
Nel suo intervento, Porta ha sottolineato come il Commonwealth non debba essere considerato “il residuo di un passato imperiale, ma un vero e proprio laboratorio di futuro”, una comunità di 56 Paesi che ha scelto di fondare la propria legittimità su valori condivisi quali la democrazia parlamentare, lo stato di diritto, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile.
Richiamando l’attuale crisi del multilateralismo e le tensioni che attraversano l’ordine internazionale – dal ritorno della guerra nel cuore dell’Europa agli squilibri economici e climatici, fino alle sfide poste dalla rivoluzione digitale – Porta ha definito il Commonwealth una “rete di reti”, nella quale Stati grandi e piccoli, del Nord e del Sud del mondo, sperimentano forme di concertazione capaci di ispirare una riforma più ampia della governance globale.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’Italia. Pur non facendo parte del Commonwealth, il nostro Paese – ha ricordato il deputato – ne condivide i principi di fondo ed è “partner naturale” di molti Paesi membri, grazie anche alla presenza di radicate comunità italiane all’estero e alla vocazione mediterranea ed europea della nostra politica estera. In questo quadro, il dialogo tra l’Italia e il Commonwealth rappresenta un’occasione per costruire un rapporto più equilibrato tra Europa e Sud globale, “basato sul rispetto reciproco e su progetti condivisi, non sul paternalismo o sull’indifferenza”.
Porta ha insistito sul ruolo centrale dei Parlamenti nell’evoluzione delle istituzioni internazionali: “Parlare di governance globale senza Parlamenti significa rischiare una tecnocrazia distante dai cittadini; pensare a Parlamenti chiusi entro i confini nazionali significa condannarci all’impotenza di fronte a sfide che non conoscono frontiere”. Da qui l’appello a una “doppia fedeltà: alla sovranità popolare e alla responsabilità globale”.
Il deputato ha inoltre indicato nel Commonwealth un modello significativo di “multilateralismo parlamentare”, grazie alla fitta rete di relazioni interparlamentari e al confronto su temi cruciali come cambiamento climatico, blue economy, gestione dei flussi migratori e tutela dei diritti di donne e giovani.
Concludendo, Porta ha affermato che l’evoluzione delle istituzioni internazionali potrà rappresentare “un vero passo avanti di civiltà, e non soltanto un nuovo capitolo di geopolitica”, a condizione di saper tenere insieme memoria e innovazione, identità e apertura, radicamento nazionale e responsabilità globale. L’Italia, il suo Parlamento e le sue comunità nel mondo – ha ribadito – sono pronti a fare la loro parte, anche attraverso un rapporto “più profondo e strutturato” con il Commonwealth. (aise)