25 aprile/ Mattarella: ora e sempre Resistenza!

ROMA\ aise\ - “Quel che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha celebrato il 25 aprile, Anniversario della Liberazione, a San Severino Marche, città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile.
Dopo la cerimonia all’Altare della Patria, il Capo dello Stato è partito alla volta delle Marche, accompagnato dal Ministro della Difesa Crosetto. Dopo l’omaggio al Milite Ignoto Monumento ai Caduti della Resistenza “Arnaldo Bellabarba” a San Severino Marche, insieme a Crosetto, Mattarella ha deposto una corona di alloro al Monumento ai Caduti, simbolo del sacrificio per la libertà nazionale. Quindi il Presidente è intervenuto a chiusura della cerimonia al teatro Feronia.
“Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria”, ha sottolineato il Capo dello Stato. “Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943. I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica Sociale Italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane. I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta. Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza. I sacerdoti, trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d’oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica. I Carabinieri, che dettero la vita, come il vice brigadiere Glorio Della Vecchia, Medaglia d’argento al valor militare, al quale venne intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri d’Abruzzo e Molise a Chieti. Questa la storia, scritta con la loro vita. Da questi italiani”.
Il Presidente ha quindi richiamato quanto avvenuto nelle Marche: “gli avvenimenti in queste terre, con la decisiva avanzata delle truppe alleate, segnarono la ricongiunzione all’Italia libera delle province centro-settentrionali cadute sotto il dominio hitleriano con i suoi zelanti complici fascisti. Anche in questa regione, anche qui a San Severino, a Castel Raimondo, a Matelica, la Liberazione anticipò l’arrivo delle truppe alleate, nel luglio del 1944”.
La Resistenza, ha ricordato Mattarella, “fu esperienza che ebbe a donare alla Repubblica personalità e classi dirigenti di spessore. Eminenti figure ebbero a compiere in queste terre scelte che, segnando la loro vita, avrebbero, al contempo, segnato quella dell’Italia”, ha aggiunto, citando in particolare Carlo Alberto Dalla Chiesa ed Enrico Mattei, ma anche Sandro Pertini che “nell’entroterra maceratese ebbe modo di operare dopo la fuga dal carcere di Regina Coeli a Roma - compiuta insieme a Giuseppe Saragat, quinto presidente della Repubblica”.
In un altro passaggio del suo discorso, Mattarella ha voluto ricordare anche che “a combattere insieme a quelli italiani c’erano partigiani di molte nazioni, perché libertà e giustizia sono cause che non conoscono confini. E con esse, e con tutte le altre popolazioni, non possiamo essere indifferenti a queste ragioni e a queste esigenze, a questi obiettivi. Così come, a unire popolazioni e Resistenti, in ogni Paese, era la comune aspirazione alla pace”.
“Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano preteso di fare della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava - e si leva - una sola invocazione: pace. La pace per ogni persona. La pace – ha rimarcato il Presidente – come diritto di ogni popolo. La pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo”.
“Fu per rispondere a questo accorato appello – ha detto ancora il Presidente – che la comunità internazionale progettò, con l’Onu, di ambire a liberare il mondo dall’incubo della guerra e, con il disegno dell’unità europea, di liberarne il nostro continente. In questi ultimi anni stiamo assistendo, dolorosamente, ad antistoriche velleità di affievolire se non addirittura rimuovere quei percorsi. Dimenticando o ignorando – ha ammonito Mattarella – che reagire alla guerra fra i popoli significa dar fiducia a istituzioni comuni di pace, renderle più autorevoli ed efficienti: un impegno oggi, in questo periodo, tanto più indispensabile. Così come per quella opera di costruzione della pace attraverso la cooperazione che gli italiani e i popoli europei hanno realizzato sulle ceneri del nazifascismo e sulle rovine del comunismo sovietico”.
“L’Italia, raccolta intorno alla sua Costituzione, guarda con fiducia alle sfide del futuro, insieme agli altri popoli europei. Lo scrittore statunitense, William Faulkner - premio Nobel per la letteratura nel 1949 - ammoniva, nel suo “Requiem per una monaca” che “il passato non è mai morto, non è neanche passato”. Quel che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché – ha sottolineato ancora Mattarella – per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!”.
“Da San Severino Marche, segnata dalle prove del sisma di dieci anni or sono, dalle recenti alluvioni, si conferma la volontà di risorgere. La Repubblica è riconoscente alla gente delle Marche per il contributo che ha fornito alla sua fondazione e al suo svilupparsi”, ha concluso. “Viva la Liberazione, viva la Repubblica!”. (aise)