L’Ue deve passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete: Mattarella a Venezia per il XIX Simposio COTEC

VENEZIA\ aise\ - “L’Unione Europea deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività. È indispensabile che i governi membri dell’Unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che oggi, insieme al Re di Spagna Felipe VI, e al Presidente della Repubblica Portoghese, Antonio José Seguro, è intervenuto al XIX Summit Cotec Europa che si è tenuto presso la Fondazione Giorgio Cini all’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.
L’edizione di quest’anno, dedicata al tema “Rethinking work in the age of AI: Transformation, Opportunity, Governance”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca, dell’impresa e dell’innovazione per riflettere sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta generando nel lavoro, nelle competenze e nei modelli organizzativi.
Dopo gli interventi della Presidente del COTEC Italia, Fabiola Gianotti, e della Presidente della Banca centrale Europea, Christine Lagarde, hanno preso la parola i tre Capi di Stato, in qualità di Presidenti Onorari COTEC, concludendo i lavori del Summit.
Nel suo intervento, - "Ripensare il lavoro nell'era dell'Intelligenza Artificiale: trasformazione, opportunità e governance" - Mattarella ha sottolineato l’importanza di guidare lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, invitando i governi nazionali e l’Unione europea a disegnare la cornice adatta al suo uso più utile e inclusivo possibile.
L’Intelligenza Artificiale “sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società” e riesce ad “incidere sui comportamenti umani e sugli ordinamenti sociali decisamente più di innovazioni, anche di grande portata, intervenute nel passato”, ha osservato Mattarella, ricordando, però, che “in una società libera, il criterio che regola la vita di tutti è quello della responsabilità, del rendere conto”.
L’IA “rappresenta, in ampia misura, un acceleratore per chi sia dotato di capitali e di risorse energetiche, di infrastrutture tecnologiche, di dati e di competenze avanzate. Il divario tra chi ne dispone e chi ne rimane escluso potrà ampliarsi”, ha aggiunto il Presidente. “La concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati - che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio – ne ha fatto realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola. Nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale”.
Eppure, ha sottolineato, “qualsiasi attività umana sollecita norme di comportamento e di relazione, un codice, una grammatica. Si presenta, quindi, un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini”.
“La dicotomia tra benefici e minacce di un salto tecnologico si presenta ciclicamente nella storia”, ha detto ancora Mattarella. “Ogni grande innovazione ha sollecitato speranze e timori, generando progressi quando compresa nei suoi fini intrinseci e orientata al progresso dell’umanità. Questa dicotomia va sciolta. Non nella direzione di una demonizzazione del cambiamento. Al contrario: per esaltarne gli immensi effetti positivi. Sapendolo sapientemente governare, con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone, moltiplicare la consapevolezza - dunque la libertà - dei cittadini e sapendo che il lavoro di ciascuno vi è strettamente connesso”.
Richiamata l’enciclica “Magnifica humanitas” in cui Leone XIV scrive che “il lavoro resta una dimensione fondamentale dell’esperienza umana: non soltanto un mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunità”, Mattarella ha sostenuto che l’IA “deve rispettare le capacità di ogni persona, non ridurla a elemento marginale di processi automatizzati”.
“L’alternativa riguarda i giovani, e milioni di persone, di ogni età e condizione, per l’accesso ai servizi più elementari - nuova frontiera della cittadinanza - e milioni di lavoratori che dovranno acquisire nuove capacità per operare in ambienti produttivi integrati con sistemi di IA. Oggi – ha riportato il Presidente – il 99% della popolazione mondiale è un mero utilizzatore passivo delle nuove tecnologie: la capacità di comprenderne i meccanismi, di intervenire nella loro programmazione, è di pochi. Una tendenza che va invertita. Con urgenza. I nostri Paesi devono rafforzare l’ecosistema dell’innovazione e si comprende quindi il valore del memorandum firmato poc’anzi dai presidenti dei tre Cotec” ma anche l’Ue deve fare la sua parte, passando “dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete”.
“La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa. È una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria”, ha concluso Mattarella. “Non lasciamoci sfuggire l’opportunità di rinnovare – adeguandole al futuro - le basi del connubio tra innovazione, lavoro e democrazia, che ha caratterizzato il XX secolo. Lo dobbiamo alle giovani generazioni”. (aise)