Mattarella: la scuola è aperta a tutti

AMATRICE\ aise\ - In occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027, tenutasi presso l’Istituto Omnicomprensivo "Sergio Marchionne" di Amatrice, a dieci anni dal sisma, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto un discorso alla comunità scolastica e al Paese, ponendo l'accento in particolare sul valore della scuola come presidio di democrazia, coesione e futuro, sottolineando, nei giorni in cui la Prima Ministra, Giorgia Meloni, vuole mettere un tetto agli stranieri nelle classi (che già esiste), come la scuola sia "aperta a tutti".
"Riparte la scuola. Inizia un nuovo anno scolastico", ha esordito il Capo dello Stato. "Come sempre. Ma non è una replica sempre uguale. È un tratto di strada nuovo quello che comincia. Sono nuove le classi, nuovi gli studi che si affrontano, nuovi i ragazzi e le ragazze delle prime classi, ma soprattutto è nuovo il mondo, che cambia velocemente".
Sottolineando l'importanza del luogo prescelto per la cerimonia, Mattarella ha ricordato le ferite del terremoto e la forza della ricostruzione: "Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire. Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive".
Di fronte a uno scenario globale in repentina trasformazione, il Presidente ha richiamato le istituzioni a uno sguardo di lungo periodo: "Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidianità. La società, come sempre, ha bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza".
Un passaggio cruciale dell'intervento è stato dedicato all'impatto dell'intelligenza artificiale e dei nuovi linguaggi digitali: "Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili. Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale - della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività. Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di adoperare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto; per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale: questa è missione della scuola".
Il Capo dello Stato ha affrontato fermamente anche il tema della violenza, del bullismo e delle aggressioni al personale docente: "Nella scuola la convivenza e il rispetto devono prevalere mettendo al bando la violenza. La violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti in passato, non dimenticati. Talvolta da parte di ragazzi, più di frequente di genitori, ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla indispensabile alleanza con gli insegnanti". Allo stesso tempo, ha rimarcato come sia intollerabile ogni forma di prevaricazione: "Sono intollerabili gli episodi di violenza e di sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento".
Richiamando la Carta Costituzionale, Mattarella ha ribadito il ruolo fondamentale della scuola nell'integrazione e nella coesione sociale: "La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati. La scuola prepara tutti – 'È aperta a tutti': così dispone l’art. 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità".
In conclusione, il Presidente della Repubblica si è rivolto direttamente agli studenti con un messaggio di fiducia e responsabilità: "Gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce. Ragazze e ragazzi, rendetevi ancora più protagonisti della vita scolastica. Con la vostra consapevolezza, con il vostro impegno. Care ragazze e cari ragazzi, vi viene detto spesso che siete voi il futuro. Lo siete già oggi. Dovete, allo stesso tempo, voi, costruirlo e abitarlo. Buona scuola a tutti!". (aise)