Papa Leone: nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza

ROMA\ aise\ - “Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”. Questo il messaggio che Papa Leone XIV ha affidato a fedeli e pellegrini giunti ieri, 21 giugno, in piazza San Pietro per assistere alla consueta recita dell’Angelus domenicale. Ricordando che sabato è stata celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite e nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, “nata per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia”, il Santo Padre ha auspicato “che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni”. Quindi ha esortato “tutti ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità e guardare al futuro con speranza”.
Nel Vangelo della Liturgia di ieri (Mt10,26-33), aveva spiegato in precedenza il Pontefice, “Gesù, inviando i discepoli in missione, tra l’altro rivolge loro questa esortazione: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (v. 27). Fa un accostamento tra ciò che ascoltiamo “all’orecchio”, cioè nel segreto del cuore, e ciò che siamo chiamati a proclamare a tutti, ricordandoci che l’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno. La forza dell’apostolato, infatti, al di là di tecniche e strumenti, si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta. San Tommaso d’Aquino parlava della predicazione come di un trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato: “contemplata aliis tradere” (cfr Summa Theologiae, III, q. 40, a. 1, ad 2)”.
“Non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti”, ha suggerito Prevost. “Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita. Questo ci rende sempre più persone dalla fede solida e consapevole, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato”.
“San Matteo – autore del brano biblico a cui ci riferiamo – scriveva per comunità che non avevano vita facile”, ha continuato Papa Leone. “Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra, e la tentazione di scoraggiarsi e di lasciarsi vincere dalla stanchezza o dalla paura era grande. Adesso come allora”, ha spiegato, “è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza. Per questo è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui (cfr Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 8). Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!”, ha concluso il Papa. (m.avalloni\aise)