Papa Leone presto operato per un nodulo al polmone: l’annuncio durante l’Angelus

ROMA\ aise\ - “Carissimi, di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni”. Questo l’annuncio di Papa Leone XIV al termine dell’Angelus di ieri, domenica 11 ottobre, in Piazza San Pietro. Affacciandosi dal Palazzo Apostolico, Prevost ha ringraziato i presenti “per la vostra vicinanza spirituale e”, ha aggiunto, ”mi affido alla vostra preghiera”.
Al Pontefice sono giunti i messaggi di vicinanza delle più alte cariche dello Stato italiano. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è fatto interprete de “l'affettuoso pensiero degli italiani tutti”, che hanno accolto la notizia “con partecipazione e commozione”. Esprimendo poi “i sentimenti di affetto” suoi e del popolo italiano, Mattarella ha assicurato al Papa che “potrà contare, oltre che sulle preghiere dei fedeli cattolici, sul partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano essi credenti o non credenti”. Infine “il più sincero augurio di una serena convalescenza, e di pronto e completo ristabilimento”.
Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rivolto al Santo Padre la sua “vicinanza personale e quella del Governo italiano per la prova che è chiamato ad affrontare nei prossimi giorni. La serenità e la tranquillità con cui ne ha parlato nell'Angelus” di ieri “ci rincuorano”, ha aggiunto Meloni, dicendosi “certa che anche il popolo italiano non farà mancare il proprio sostegno e il proprio affetto”.
Nel corso dell’Angelus il Pontefice aveva illustrato il passo del Vangelo in cui “Gesù parla della festa di nozze preparata da un re per suo figlio (cfr Mt 22,1-14). Il matrimonio di un figlio è un momento speciale per ogni famiglia e questo padre felice vuole condividere con tutti la sua gioia. Offre un banchetto e invita tante persone. San Tommaso d’Aquino dice, in proposito, che il bene tende per sua natura a diffondersi: “Bonum dicitur diffusivum sui” (Summa theologiae, I, q. 5 a. 4, ad 2); e anche l’immagine del nostro racconto ci parla, in un contesto particolare di vita vissuta, di questa realtà. Quando accade qualcosa di buono, si accende una luce che porta a coinvolgere gli altri nella propria felicità. Di fronte a un’offerta così bella, però, gli invitati, invece di unirsi alla festa, si tirano indietro e preferiscono continuare a occuparsi dei loro affari. Alcuni, anzi, infastiditi, insultano e addirittura uccidono i messaggeri del re. Anche questo purtroppo, succede: non sempre il bene che offriamo è compreso, riconosciuto, apprezzato, anzi a volte è frainteso e respinto. Ma ciò non deve scoraggiarci. Il re, davanti al rifiuto, non annulla le nozze e non cancella i festeggiamenti, anzi, estende il suo appello a un numero ancora più grande di persone, inviando i suoi servi a chiamarle per le strade, perché la gioia degli sposi sia un dono per tutti”.
“A questo punto, ci domandiamo: chi rappresentano i protagonisti di questa storia?”. Lo ha chiarito Papa Leone: “San Girolamo identifica il re con il Padre dei Cieli, lo sposo con Gesù e la sposa con la Chiesa (cfr Commento a Matteo, Libro III, cap. 22). Tra i protagonisti, allora, ci siamo anche noi, scelti dal Signore per condividere con Lui la nostra esistenza e per essere assieme a Lui portatori di vita. La festa di nozze è la nostra, e la sala del banchetto sono le nostre chiese, le nostre case, i posti in cui viviamo, e in cui ogni giorno il Figlio del Re, Gesù Cristo, torna a dichiararci il suo amore e attende il nostro “sì”. Lì noi lo incontriamo, vestiti, come la sposa, con l’abito bianco del Battesimo e ornati con i gioielli delle opere buone, che ci avvicinano a Dio e tra noi”.
“La gioia che annunciamo, allora, non è artificiale, ma profonda, concreta, reale, bella come i volti delle persone che incontriamo, vera come il lavoro, i sorrisi, le lacrime, le strette di mano, i gesti di bene delle nostre giornate. Ed è un dono di Dio, per la salvezza del mondo”, ha concluso il Santo Padre, affidandosi infine a Maria, Madre del Signore, affinché “ci aiuti a crescere in questa gioia e ad annunciarla sempre e ovunque, anche là dove non è compresa, con generosità, con coraggio e con fede”.
Al termine dell’Angelus non è mancato il consueto pensiero alla “guerra nella martoriata Ucraina” che “continua a causare sofferenze anche ben oltre i suoi confini, soprattutto nei Paesi più poveri, dove tante persone dipendono dalle importazioni di cereali”. Il papa ha dunque rivolto “un accorato appello alle parti in conflitto affinché consentano il trasporto sicuro dei cereali nel Mar Nero. Il pane quotidiano di milioni di persone non può essere ostaggio della guerra”. (m.av.\aise)