Papa Leone XIV: aprire i cuori al dialogo, alla diplomazia e alla pace

ROMA\ aise\ - Un nuovo appello a “mettere fine alla violenza” in Ucraina, a “fermare la distruzione” e “ad aprire i cuori al dialogo e alla pace”. È quanto dichiarato dopo l’Angelus di ieri, 6 settembre, da Papa Leone XIV, che, davanti ai fedeli in Piazza San Pietro, si è dunque auspicato che “gli sforzi intrapresi in questi giorni per riprendere i negoziati portino frutti concreti e aprano lo spazio alla diplomazia”.
Durante l’Angelus, il Pontefice ha parlato dunque della “parola di Dio proclamata nella liturgia di questa domenica”. Una parola che “ci offre alcuni criteri fondamentali di pensiero e di azione”.
Citando la “Lettera ai Romani”, Prevost ha quindi recitato: “si ricapitola in questa parola: “Amerai il tuo prossimo come te stesso””. San Paolo insiste su questo punto con un’immagine molto forte, presente anche nel “Padre nostro”. Scrive, infatti: “Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole”.
“Gesù ci ha insegnato a invocare e a praticare la remissione dei debiti – ha spiegato il Papa -. C’è però un patrimonio che ci dobbiamo l’un l’altro, senza restarne imprigionati: è il debito di un amore vicendevole. Tutta l’attenzione, la cura e il bene che abbiamo ricevuto ci rendono più liberi e capaci di responsabilità”.
Nel Vangelo, ha proseguito, “Gesù suggerisce a ogni comunità cristiana almeno due modi di esercitare l’amore vicendevole. Il primo è diventare capaci di correzione fraterna. È un’arte delicata e troppo spesso dimenticata, che chiede franchezza e gradualità. Parlarsi sinceramente – dapprima a tu per tu, poi se necessario fra due o tre persone, infine, quando occorre, con l’intera comunità – significa affrontare la realtà e trasformare problemi e conflitti in passaggi di crescita. Il lamento e la maldicenza sono più facili, ma non generano nulla e paralizzano molte situazioni. Il Vangelo, invece, ci educa alla libertà, nella carità”.
Ma il Papa ha anche aggiunto l’esistenza di “un secondo modo di amare fraternamente, che per Gesù trasforma persino la preghiera: mettersi d’accordo. Non soltanto quando c’è un conflitto, ma per chiedere a Dio qualche dono. Dice il Signore: “Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”. Questa promessa suggerisce che possiamo avere desideri comuni, dolori comuni, speranze comuni e attraverso la preghiera crescere nell’unità. Senza fede, ognuno potrebbe sentirsi solo e sospettare degli altri, vedendoli come estranei e nemici. Per grazia, siamo invece fratelli e sorelle che possono andare d’accordo: incontrandosi, perdonandosi e ascoltandosi nel Signore”.
“Chiediamo a Maria, che dopo l’annuncio dell’angelo raggiunse in fretta la cugina Elisabetta, per condividere la gioia e la fatica della gravidanza, di insegnare anche a noi il debito gioioso dell’amore fraterno”, ha detto concludendo l’Angelus.
Dopo l’Angelus, ha avuto parole dunque per la situazione in Ucraina, spiegando come “con animo addolorato” abbia seguito le notizie dei violenti attacchi “che hanno colpito di recente diverse città e infrastrutture civili in Ucraina, provocando la morte di persone innocenti. Il mio cuore si unisce alla sofferenza della popolazione, che da anni vive nell’angoscia e nella paura”. Poi, l’appello alla diplomazia e alla pace. “Eleviamo la nostra preghiera al Signore, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo”. (m.av.\aise)