SWIT – Science Women of Italy: dalla Farnesina una mostra per raccontare le donne che hanno fatto la scienza

ROMA\ aise\ - Una mostra per raccontare le donne che hanno fatto la scienza: si intitola “SWIT – Science Women of Italy” il nuovo progetto della Farnesina destinato alla rete di Ambasciate, Consolati e Istituti di cultura. Obiettivo della mostra è raccontare il contributo delle scienziate italiane alla ricerca, all’innovazione e alla conoscenza, dalle pioniere alle protagoniste di oggi.
Un percorso che si inserisce in una realtà in evoluzione: su 54 esperti impiegati nelle sedi diplomatiche italiane, 14 sono donne: 8 addette scientifiche, 2 addette spaziali e 4 esperte agricole.
Il lavoro quotidiano della diplomazia scientifica sarà al centro della prossima Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali e degli Esperti Agricoli, in programma il 5 novembre a Reggio Calabria, alla presenza del Ministro Antonio Tajani.
Prodotta dal Maeci insieme a Creative Concept anda Exhibition Development E- Bag sr, la mostra è dedicata alle scienziate italiane che, con il loro lavoro, hanno aperto nuove strade nella ricerca, nella innovazione nella conoscenza. Tra loro Laura Bassi (1711-1778), fisica e pioniera dell’istruzione scientifica, definita da Voltaire “l’onor del suo secolo e delle donne”. Bassi fu una delle prime donne al mondo a ottenere una cattedra universitaria in una disciplina scientifica. In un’epoca in cui l’accesso delle donne alla cultura era fortemente limitato, aprì una strada destinata a durare nel tempo.
Dalla fisica alla botanica, la mostra dà spazio anche Eva Mameli Calvino (1886 – 1978), naturalista, scienziata, docente e ricercatrice. Dedicò la sua vita allo studio delle piante e della botanica e alla protezione degli uccelli, contribuendo alla ricerca scientifica italiana.
Tra le protagoniste della mostra anche Rita Levi Montalcini (1909 - 2012), una delle più grandi scienziate italiane del Novecento, Premio Nobel per la medicina nel 1986 per le sue ricerche sul fattore di crescita nervoso (NGF). Neurologa, la sua storia è diventata simbolo di ricerca, determinazione e libertà di pensiero.
Spazio anche a Margherita Hack (1922-2013): astrofisica, scienziata rigorosa e straordinaria divulgatrice, Hack ha contribuito a rendere la conoscenza scientifica più accessibile e vicina a tutti. Fu la prima donna italiana a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale.
La mostra celebra poi l’astronauta Samantha Cristoforetti, prima donna italiana nello spazio, e la fisica Fabiola Gianotti, prima donna alla guida del Cern, ma anche nuove generazioni di ricercatrici che oggi lavorano oggi in diversi campi della scienza. Tra loro Anna Cereseto, Anna Lucia Curri, Barbara Mazzolai, Cecilia Laschi, Maria Concetta Morrone, Maria Elena Bozzatti, Massimilla Baldo Ceolii, Monica Gori e Patrizia Caraveo.
Secondo i dati Istat del 2025, il 16,8% delle donne tra i 25 e i 34 anni ha una laurea Stem. (aise)