Comunità italiana/ Alla ricerca del tempo perduto. La politica e il fattore tempo: un rapporto complesso e delicato – di Fabio Porta


RIO DE JANEIRO\ aise\ - “Domenico De Masi, il grande sociologo italiano che ricordo sempre con grande affetto oltre che con profonda ammirazione, ci spiegava come un utilizzo sano delle nuove tecnologie unito ad un nuovo assetto del mercato del lavoro avrebbe portato l'uomo ad avere più tempo per coltivare le proprie passioni, la cultura, i viaggi, le relazioni familiari. Il grande Pepe Mujica, Presidente dell'Uruguay e riferimento non soltanto politico dei progressisti nel mondo, non perdeva occasione per ribadire come la felicità si potesse misurare con la quantità e la qualità di tempo a nostra disposizione, unico bene che nessuna somma di denaro avrebbe mai potuto comprare”. Partono da qui le riflessioni che Fabio Porta affida alla rubrica che cura su “Comunità italiana”, mensile diretto da Pietro Petraglia a Rio de Janeiro.
“Il mondo di oggi sembra andare nella direzione opposta: il tempo non sembra più essere un valore in sé ma un semplice misuratore di efficacia; ciò vale anche per la politica, sollecitata a dare risposte sempre più rapide alle istanze dei cittadini. Basti pensare all'IA e ai suoi straordinari utilizzi: se una volta per preparare un discorso o scrivere un articolo ci volevano ore, se non giorni, oggi in pochi secondi è possibile raggiungere lo stesso obiettivo. Ovviamente il risultato non sarà più frutto di una profonda riflessione, di una ponderata meditazione ma dell'applicazione di un algoritmo che raccoglierà dati e informazioni preesistenti.
Il mondo è ossessionato dall'immediatezza delle risposte; basti pensare alla continua e inarrestabile valanga di notizie, spesso false o infondate, presenti sulle reti sociali e di conseguenza sugli organi di informazione. Non è facile per la politica rifuggire dalla logica degli slogan e di una sorta di interventismo comunicativo; due sottili insidie alla sua vera missione, che è anche pedagogica, che rischiano di favorire lo smantellamento progressivo delle istituzioni democratiche, come negli ultimi anni ci hanno insegnato numerosissimi casi di manipolazione delle informazioni sulle reti sociali; casi che in assenza di una seria regolamentazione degli eccessi della IA rischiano di fare diventare fisiologica e non più patologica la deriva tecnocratica e illiberale della comunicazione politica.
Il mondo interconnesso e digitalizzato corre sempre più velocemente, grazie alla disponibilità di informazioni in tempo reale a tutte le latitudini e le longitudini del pianeta, mentre la politica e la pubblica amministrazione fanno fatica a dare risposte in tempi rapidi e soprattutto certi.
Il "fattore tempo" non può essere una variabile indipendente per un politico o un bravo amministratore, ma uno degli elementi-chiave sui quali misurare il proprio operato, valutare il successo delle policies e pianificare il lavoro futuro. Ma come conciliare la tempestività di una risposta con la qualità dell'intervento?
La preoccupante diminuzione del numero dei Paesi pienamente democratici nel mondo insieme alla drammatica spirale negativa della partecipazione dei cittadini alle elezioni esigerebbero una risposta concreta e urgente a questo quesito. Abbiamo poco "tempo" per intervenire, anche perché a fronte della lentezza della politica avanzano inesorabilmente le tecnocrazie autocratiche e illiberali. Il quesito più complesso è quello relativo alle possibili soluzioni; personalmente ho sempre creduto alla necessità di mettersi in ascolto delle richieste ma anche delle proposte provenienti dalla comunità e in primo luogo dai più giovani. Un ascolto intelligente, non unilaterale ma orientato al dialogo e alla comune costruzione di risposte risolutive; la variabile "tempo" sarà quindi determinante, a condizione che si rifugga dalla tentazione della fretta da un lato come anche della lentezza e dell'immobilismo dall'altro”. (aise)