DOPO IL LOCKDOWN: PER IL SECONDO WORKING HOLIDAY VISA NON È OBBLIGATORIO ANDARE NELLE ZONE RURALI – DI DARIO CASTALDO E CARLO OREGLIA

DOPO IL LOCKDOWN: PER IL SECONDO WORKING HOLIDAY VISA NON È OBBLIGATORIO ANDARE NELLE ZONE RURALI – di Dario Castaldo e Carlo Oreglia

MELBOURNE\ aise\ - “Con l'allentamento delle restrizioni nel Victoria, la situazione generale in Australia sembra sulla strada della normalizzazione. Come si rinnova il Working Holiday Visa?”. Lo spiegano Dario Castaldo e Carlo Oreglia in un articolo, a corredo del video, pubblicato in primo piano oggi sul portale di SBS Italian, lo Special Broadcasting Service che diffonde notizie in lingua italiana in tutto il Paese.
“Una domanda giunta a SBS Italian ci fa riflettere sul rinnovo dei visti e il lavoro nell’Australia rurale.
Lucy, in Australia nel suo secondo anno, ci chiede se può richiedere il terzo anno di Working Holiday Visa (WHV) se non riesce a finire i suoi sei mesi nelle zone rurali d’Australia. Non è riuscita a farlo perché è rimasta bloccata a Melbourne durante il lockdown, finito pochi giorni fa.
“È già difficile in per sé completare i sei mesi del cosiddetto lavoro “specifico” per rinnovare il Working Holiday Visa”, racconta a SBS l’agente d’immigrazione Emanuela Canini.
Ci sono tanti ostacoli, come la durata variabile del periodo di raccolta, la necessità di cambiare azienda agricola, il maltempo che impedisce di lavorare e tanti altri fattori, ai quali si è unita negli ultimi mesi la pandemia di COVID-19.
Non c’è solo il lavoro agricolo
Il governo chiede però per il rinnovo il completamento di “lavoro specifico”, che non vuol dire soltanto lavoro nei campi.
La definizione si è allargata, già durante gli incendi dell’estate scorsa, alla ricostruzione delle zone devastate dal fuoco, ma ora con il Covid-19 sono presenti altre concessioni.
Una molto importante fa presente che si può fare anche un lavoro nel settore sanitario (healthcare and medical sectors) in qualsiasi parte d’Australia per poterlo utilizzare nel conteggio dei sei mesi per il rinnovo.
In questo caso parliamo del terzo Working Holiday Visa, ma la regola vale lo stesso per i tre mesi del secondo rinnovo.
Questa concessione apre la porta ad un rinnovo anche senza lasciare Melbourne o altre grandi città.
Se non si riesce a completare i sei mesi entro la fine del WHV corrente, si può richiedere un visto 408 opzione Covid.
Se si ottiene un lavoro nel settore sanitario (che comunque è uno dei requisiti per richiedere il 408), non solo ciò permette di prolungare la permanenza in Australia, ma potrebbe essere utile anche per un rinnovo futuro del WHV.
Il governo ha annunciato l’intenzione di introdurre un cambiamento legislativo che permetta di utilizzare il lavoro fatto con il 408 nel settore sanitario per inserirlo nel conteggio dei sei mesi (o dei tre mesi) e rinnovare il WHV, anche se il WHV è scaduto.
La legge al momento non c’è però, bisogna ancora aspettare.
La proposta radicale degli agricoltori: residenza a chi aiuta nei raccolti
L'agricoltura australiana è in piena crisi, proprio perché manca la mano d'opera necessaria per i raccolti.
Le ultime iniziative del governo sembra che non abbiano avuto successo, ragione per cui è stata lanciata una proposta radicale: legare i lavori in campagna alla residenza permanente.
“Il problema della mancanza di lavoratori in zona regionale e soprattutto nel settore agricolo c’è da anni e adesso ovviamente è ancora più marcato”, conferma a SBS Emanuela Canini.
Gli incentivi del governo hanno fallito per diversi motivi, dalla saltuarietà dei lavori agricoli alla necessità di doversi spostare da zona in zona.
Gli australiani hanno fatto capire di non essere interessati, mentre per gli stranieri si sono creati nuovi visti e nuovi requisiti che sono, tranne casi rari, ancora più inaccessibili di quelli che si possono richiedere in città.
Statisticamente, la maggior parte dei giovani viene in Australia a farsi una vacanza e a fare qualche lavoretto per un anno per poi lasciarla.
Sono pochi quelli che richiedono il secondo anno e normalmente lo usano per rimanere in Australia, essere eventualmente sponsorizzati o ottenere più punti per poi tornare nelle città principali.
Residenza permanente, può funzionare?
Emanuela Canini è incerta sulla praticabilità della proposta. “Non si capisce in che modo possa funzionare. Chiaramente non può essere data subito, perché se no chi la ottiene si sposterebbe subito se non avesse vincoli geografici di residenza”, racconta a SSB Italian.
Per l’agente d’immigrazione avrebbe più senso allargare la lista delle occupazioni a quelle specifiche di raccolta dei prodotti agricoli e utilizzare i visti già esistenti.
Per i datori di lavoro il percorso preferito sarebbe quello del visto temporaneo TSS 482, che blocca il lavoratore per tre anni finché può essere ri-sponsorizzato per la residenza permanente.
Un percorso però che pone il lavoratore sotto pressione e può renderlo vulnerabile allo sfruttamento, circostanza che può succedere anche in altre occupazioni e non solo nel settore agricolo.
“Credo che non si possa solo parlare di incentivi di visti senza migliorare anche le condizioni lavorative del settore in generale, per essere più appetibili anche per gli australiani”, il parere di Emanuela Canini”. (aise)


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