La voce di New York/ Iran, l’Europa dice no a Trump su Hormuz. “Non è una guerra della Nato” – di Paolo Cordova


NEW YORK\ aise\ - “Quella contro l’Iran “non è una guerra della NATO.” Così il portavoce del governo tedesco Steffen Kornelius ha risposto alle minacce di Trump, che nelle scorse ore ha minacciato un futuro “molto brutto” per l’Alleanza Atlantica se gli alleati non invieranno navi da guerra a Hormuz. Berlino ha ricordato che Washington non ha consultato i partner europei prima di lanciare la campagna militare e ha inizialmente definito l’assistenza europea “non necessaria e non gradita”. Secca anche la reazione di Londra. Il premier Keir Starmer ha detto che il Regno Unito non si farà “trascinare in una guerra più ampia” e ha lanciato una frecciata diretta all’amministrazione USA: “Se mandiamo le nostre forze in pericolo, il minimo che meritano è sapere che c’è una base legale e un piano chiaro. Alcuni si precipitano in guerra senza il quadro completo. Non è leadership, è farsi trascinare”. La Grecia ha escluso qualsiasi partecipazione militare nello Stretto, limitandosi alla missione Aspides nel Mar Rosso. L’Italia ha detto che la diplomazia è l’unica strada. I Paesi Bassi non hanno escluso un coinvolgimento futuro ma hanno avvertito del rischio di escalation”. Così scrive Paolo Cordova che su “La voce di New York”, quotidiano online diretto da Giampaolo Pioli, fa il punto sul conflitto in Medio Oriente.
“L’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha chiarito la posizione europea al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri. “Siamo stati in contatto con la NATO in precedenza, ma questo è davvero al di fuori dell’area d’azione della NATO. Non ci sono paesi NATO nello Stretto di Hormuz”, ha detto. Kallas ha anche rivelato di aver parlato nel fine settimana con il segretario generale dell’ONU António Guterres per esplorare la possibilità di un’iniziativa a Hormuz sul modello dell’accordo sul grano nel Mar Nero per l’Ucraina. La posta in gioco, ha avvertito, va oltre il petrolio: “Se quest’anno ci sarà carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo si verificherà anche una carenza di cibo”.
Trump ha detto al Financial Times di essere disposto a rinviare l’incontro con Xi Jinping, previsto per fine mese, se Pechino non contribuirà a sbloccare lo Stretto. La Cina ha risposto che tenere aperto il canale è importante per il commercio internazionale. Il Giappone ha detto di non aver preso alcuna decisione sull’invio di navi.
“Per quanto ci riguarda, lo Stretto è aperto”, ha intanto detto il ministro degli Esteri Araghchi lunedì. “È chiuso solo per quei nemici che hanno compiuto un’aggressione ingiusta contro il nostro paese, e per i loro alleati”.
Israele: “Almeno altre tre settimane”
Sul fronte militare, Israele ha annunciato di avere piani operativi dettagliati per almeno altre tre settimane di guerra, con piani aggiuntivi che si estendono oltre quella scadenza. “Vogliamo assicurarci che questo regime sia il più debole possibile e che degradiamo tutte le sue capacità”, ha detto il portavoce militare tenente colonnello Nadav Shoshani. L’esercito israeliano ha dichiarato di avere ancora migliaia di obiettivi da colpire in Iran e ha avviato lunedì limitate operazioni di terra nel sud del Libano contro Hezbollah.
Alcuni raid notturni hanno colpito Teheran, Shiraz e Tabriz. In Iran il ministro degli Esteri Araghchi ha escluso qualsiasi richiesta di cessate il fuoco.
Dubai nel mirino, voli sospesi
Un drone iraniano ha colpito un deposito di carburante vicino all’aeroporto internazionale di Dubai, uno degli scali più trafficati al mondo, provocando un incendio visibile a chilometri e la sospensione temporanea dei voli. L’Arabia Saudita ha abbattuto 34 droni nella regione orientale nel giro di un’ora. Un secondo attacco ha colpito il porto di Fujairah, nel Golfo dell’Oman, sospendendo le operazioni di carico del greggio Murban, circa l’1% della domanda mondiale. Il petrolio è rimasto sopra i 100 dollari al barile.
Il bilancio
Tredici soldati americani e almeno dodici civili israeliani sono morti dall’inizio del conflitto. In Iran oltre 1.200 civili sono stati uccisi e fino a 3,2 milioni di persone temporaneamente sfollate. In Libano i morti hanno superato quota 800 e gli sfollati 800.000”. (aise)