La voce di New York/ Massari al GEI: l’ONU resta centrale, ma la crisi del multilateralismo avanza – di Stefano Vaccara


NEW YORK\ aise\ - “Nel suo “farewell lunch” con il Gruppo Esponenti Italiani di New York (GEI), l’ambasciatore Maurizio Massari, Rappresentante Permanente d’Italia alle Nazioni Unite, ha scelto un tono diretto per raccontare che cosa resta oggi del multilateralismo e quale spazio abbia ancora l’ONU in un mondo che scivola verso il disordine. Sul tavolo, fin dall’inizio, l’attualità più incandescente: Iran, Groenlandia, Ucraina, Gaza, Venezuela. E una diagnosi che non lascia illusioni: “Non c’è dubbio che il vecchio ordine multilaterale, internazionale, liberale, come la l’abbiamo definito e evidentemente è in ormai fase di esaurimento””. Ne scrive Stefano Vaccara su “La voce di New York”, quotidiano online da lui fondato ora diretto da Giampaolo Pioli.
“Massari, rispondendo alle domande dal Presidente del GEI Mario Calvo Platero, ha spiegato che, almeno nel breve periodo, non vede “un nuovo ordine”, ma una fase intermedia da gestire: “Io non credo che ci possa essere, almeno a breve un nuovo ordine, quindi siamo un po’ destinati a vivere in una in una fase di disordine globale e quindi il nostro compito è quello di gestire questo disordine per far sì che si possano evitare grossi conflitti.”. E ha indicato i fattori che, secondo lui, hanno portato al logoramento dell’assetto nato dopo il 1945: “Le azioni della Russia sin dal 2008 in Georgia, poi ovviamente 2014 eh Crimea e Donbas e poi fino alla l’invasione del 2022.”, “l’ascesa della Cina” e soprattutto “il distacco degli Stati Uniti da questo ordine multilaterale che essi stessi avevano creato”.
Proprio sugli Stati Uniti, Massari ha offerto una lettura priva di moralismi, ma non priva di conseguenze: “Gli Stati Uniti hanno calcolato che questo tipo di ordine globale multilaterale non soddisfaceva più i suoi interessi nazionali”. E ha aggiunto un punto che, ascoltato a New York, pesa come un avvertimento per l’Europa: “Non è più vantaggioso per gli Stati Uniti continuare a finanziare questo ordine globale ad essere il principale agente pagatore”.
Il passaggio più urgente, per Massari, è quello dei rischi sistemici che il disordine porta con sé. E su uno in particolare ha insistito: “Uno di questi, per esempio, è quello della proliferazione nucleare”. In un mondo in cui “sono saltate tutte le regole e valgono soltanto prevalentemente le ragioni della forza”, ha avvertito, cresce la percezione di vulnerabilità e dunque “la tentazione della rincorsa nucleare anche di paesi potenze medie potrebbe essere uno sviluppo reale”.
Sul dossier Iran, Massari ha detto di attendersi poco dal Consiglio di Sicurezza, proprio per la frattura tra grandi potenze: “Non mi attenderei però da questa riunione (venerdì, nda) delle decisioni particolari. Credo che l’Iran sia un dossier particolarmente divisivo in consiglio di sicurezza.” Il diplomatico napoletano ha spiegato le ragioni del posizionamento di Mosca e Pechino: “Entrambi si oppongono a un sistema internazionale a guida degli Stati Uniti”, sottolineando che un eventuale intervento militare americano in Iran sarebbe, per molti versi, in tensione con la dottrina trumpiana: “Sarebbe poco coerente con quella che è stata fino a questo momento la dottrina della America First”. Massari ha citato anche il concetto di “responsabilità di proteggere” (R2P), osservando che “è molto estraneo come concetto alla filosofia di America First”.
Se il Consiglio di Sicurezza è paralizzato, Massari ha chiesto però di non confondere quella paralisi con l’intera organizzazione. Sul ruolo dell’ONU, la sua risposta è stata netta e, per certi versi, disarmante: “L’ONU è un’organizzazione puramente intergovernativa il cui funzionamento si basa sulla volontà degli Stati membri, se questi non vogliono farla funzionare e mi riferisco alle grandi potenze, non c’è verso di dare profilo all’azione dell’ONU”. Ma subito dopo ha allargato l’inquadratura: “L’ONU fa anche tante altre cose” scandendo le “tre dimensioni” dell’azione ONU: “pace e sicurezza”, “sviluppo economico” e “diritti umani”, ricordando che, “al netto di tutte le duplicazioni, burocrazia, eccetera”, l’organizzazione “raggiunge gli angoli più remoti della terra” con programmi di sviluppo, salute pubblica e assistenza umanitaria.
Qui Massari ha insistito su un dato politico spesso ignorato nel Nord del mondo: “Abbiamo 193 paesi, ma 2/3 appartengono al cosiddetto sud globale”. E per quei Paesi, ha detto, “l’ONU resta fondamentale. L’unico strumento, l’unica piattaforma che loro hanno a cui poter fare riferimento”. Da qui la sua conclusione: “Se non avessimo l’ONU, io credo che il mondo sarebbe ancora più instabile o disordinato”.
Inevitabile, poi, il capitolo riforme. Massari ha definito “assolutamente” necessario aggiornare il Consiglio di Sicurezza, ma ha respinto l’idea di nuovi membri permanenti con veto: “Non condividiamo l’allargamento a nuovi membri permanenti, individuali e con potere di veto, che questo naturalmente creerebbe ulteriori paralisi nel consiglio di sicurezza”. L’Italia, ha rivendicato, resta un “major player”: “Siamo il settimo contributore al bilancio ordinario delle Nazioni Unite e anche al peacekeeping”. E proprio per questo, ha aggiunto, Roma non chiede un seggio permanente “per buon senso”, perché l’obiettivo è renderlo “più rappresentativo, ma non di ingolfarne ulteriormente il funzionamento”.
Sul futuro europeo, Massari ha richiamato lo slancio del Next Generation EU, quel “Hamiltonian Moment” che “è andato poi pian piano sfilacciandosi”. Oggi, ha avvertito, manca “questa idea del progetto del futuro europeo”, ma non si tratta più di una scelta ideologica: “Mi sembra proprio una necessità in questo contesto geopolitico”. Poi ha indicato una responsabilità precisa: “Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia… di cercare di riattivare e rivitalizzare questo progetto europeo”.
Sui conflitti, il suo realismo è rimasto costante. Su Gaza ha detto che la transizione tra fasi era “inevitabile”, ma che “Gaza va avanti”. Sull’Ucraina, ha sintetizzato gli obiettivi russi: “Il consolidamento anche allargamento ulteriore, diciamo, della conquista territoriale”, e “evitare che l’Ucraina entri nella NATO”. Con un punto politico decisivo: “Tenere gli Stati Uniti on board in questa crisi è fondamentale”.
In chiusura, parlando di sport e “soft power”, Massari ha riconosciuto il valore di questi canali, ma senza illusioni: “Di fronte all’interesse nazionale e l’uso della forza, voglio dire è molto difficile che questi altri componenti… possano in qualche modo compensare la volontà delle potenze di anche utilizzare le armi”.
È forse questo il riassunto più fedele del suo congedo da New York: l’ONU resta indispensabile, ma non onnipotente; le grandi potenze, anche quando forzano la Carta, dovranno trovare un modo per non far saltare il sistema che, con tutti i suoi limiti, ha evitato per ottant’anni che il mondo precipitasse nel caos”. (aise)