La voce d’Italia/ Assemblea Onu, Delcy Rodríguez cede il passo all’egemonia degli Stati Uniti


CARACAS\ aise\ - “La clamorosa svolta politica di Delcy Rodríguez segna l’inizio di una nuova fase geopolitica per il Venezuela. La presidente ad interim ha ribaltato la linea dura del chavismo. L’esponente politica ha formalizzato la propria resa strategica agli Stati Uniti durante i suoi recenti impegni a New York. Il cambio di rotta si è concretizzato in due momenti simbolo. Il primo vertice è andato in scena martedì presso l’hotel Lotte New York Palace. Rodríguez si è seduta al tavolo delle trattative con Donald Trump. In passato la leader denunciava le aggressioni imperiali dell’amministrazione americana”. Questa l’analisi pubblicata su “La voce d’Italia”, quotidiano online nato a Caracas, oggi edito a Madrid sotto la direzione di Mariza Bafile.
“Il secondo passaggio cruciale ha avuto luogo dal podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La rappresentante venezuelana ha espresso parole di vivo apprezzamento per la Casa Bianca.
“Voglio ringraziare il presidente Trump per la sua disponibilità a prendere la strada delle relazioni diplomatiche e della cooperazione”, ha affermato Rodríguez.
Il clima attuale contrasta apertamente con le invettive del passato. Nel 2006 Hugo Chávez dichiarò che la tribuna dell’ONU puzzava ancora di zolfo. Il leader socialista attaccava allora la presenza di George W. Bush. Oggi la capitolazione politica dell’apparato appare piena e incondizionata.
Il discorso della presidente ad interim è durato circa diciotto minuti. L’intervento ha sfiorato argomenti generali come la tutela della natura e la stabilità energetica. L’annuncio più pesante è arrivato nella parte conclusiva.
“In Venezuela ci saranno elezioni. In quella direzione, abbiamo iniziato un dialogo politico”, ha annunciato l’alta funzionaria.
La leader ha deliberatamente evitato di fissare scadenze temporali immediate. La classe dirigente lascia ai soli cittadini la scelta sul momento opportuno. Questo atteggiamento segna una discontinuità profonda con l’ortodossia del regime. Gli eredi di Chávez ammettono per la prima volta un evidente deficit di democrazia.
La presidente ha difeso con forza lo storico accordo sulle risorse naturali. L’intesa trasferisce a Washington la gestione del venti per cento delle riserve petrolifere. Donald Trump ha descritto questa quota come “il bottino dei vincitori”.
“Il Venezuela rinasce”, ha comunque dichiarato la delegata ad interim.
La postura odierna smentisce integralmente la linea retorica difesa nel 2019.
“Vengo in nome dell’unica Venezuela, quella dignosa, la coraggiosa, quella che non si inginocchia davanti a nessun potere imperiale”, urlava allora Rodríguez. In quella fase la vicepresidente accusava la Casa Bianca di suprematismo.
Sono passati sette anni da quei duri attacchi verbali. I leader coinvolti restano gli stessi, ma i rapporti di forza risultano completamente ribaltati.
Nicolás Maduro risiede oggi in una cella del carcere giudiziario di Brooklyn. La struttura detentiva sorge a poca distanza dalla sede dell’ONU. La sua ex fedelissima governa ora con il pieno avallo dei repubblicani. Non si registrano commenti ufficiali dell’ex capo di Stato sulla condotta della collega.
Nel suo discorso Rodríguez non ha formulato alcun cenno al vecchio alleato. Maduro è stato catturato a gennaio durante un blitz dei militari statunitensi. L’ex presidente attende la prima udienza del processo per traffico internazionale di droga. Rodríguez evita di chiarire se intenda far visita al detenuto.
Il nuovo quadro politico penalizza gravemente le ambizioni di María Corina Machado. La figura guida della componente democratica sperava di assumere il potere dopo l’intervento americano. Il governo statunitense predilige tuttavia l’intesa con la fazione pragmatica dell’ex regime. Le autorità impediscono il ritorno della candidata dall’esilio.
La leader dell’opposizione ha tentato invano il rientro da Panama. Gli agenti di frontiera hanno respinto tre tentativi via mare e via aria. Gli stop complessivi ai danni della donna sono saliti a sette. L’opposizione interna denuncia le violazioni sistematiche dei diritti civili.
I diplomatici americani sostengono di voler promuovere la democrazia a Caracas. Washington intende tuttavia tutelare gli assetti stabiliti per evitare ulteriori scossoni. Donald Trump avrebbe sollecitato direttamente l’indizione del voto durante il colloquio riservato. “Alla fine, dovrai indire le elezioni”, avrebbe intimato il presidente statunitense.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha difeso l’operato dell’amministrazione. La priorità assoluta risiede nella salvaguardia della stabilità economica nazionale. Senza una ripresa produttiva immediata le istituzioni rischierebbero infatti un definitivo collasso strutturale.
Il Paese affronta anche le tragiche conseguenze dell’emergenza naturale. La nazione è stata messa in ginocchio dal doppio sisma del ventiquattro giugno. Rodríguez ha ringraziato le organizzazioni internazionali per l’invio continuo di aiuti umanitari.
Il piano di pacificazione promesso dal governo ad interim punta a sanare le fratture interne. Le autorità promettono lo svolgimento di votazioni con garanzie paritarie per tutti. “La democrazia non si misura dall’esistenza di elezioni. La democrazia si misura dalla qualità della competizione che precede quelle elezioni”, ha concluso Rodríguez. Il nuovo corso cerca di convincere le giovani generazioni a non abbandonare la propria terra”. (aise)