Messaggero di Sant’Antonio/ San Paolo: l’Achiropita ha 100 anni - di Giorgia Miazzo

PADOVA\ aise\ - “Achiropita deriva dal greco a-cheiro-poietos e significa immagine non dipinta dalle mani dell’uomo, a testimonianza di una leggenda nata nel 580 a Rossano Calabro, oggi Corigliano- Rossano (Cosenza), quando il capitano bizantino Maurizio vi approdò dopo essere scampato a una forte tempesta e, sentendosi debitore verso la Vergine per il miracolo ricevuto, decise di far costruire un tempio in suo onore. Proprio allora incontrò l’eremita Efrem che gli chiese di far dipingere l’immagine della Madonna su una parete. Tuttavia, ciò che il pittore incaricato affrescava o tentava di dipingere su tela svaniva misteriosamente nella notte, finché una sera il guardiano vide una donna entrare nel santuario, e il mattino dopo apparve miracolosamente la raffigurazione della Madonna con il Bambino in braccio, acclamando così l’intervento divino e dando inizio al culto della Madonna Achiropita, riconosciuto ufficialmente dal 1100. Oggi, ogni 15 di agosto, Rossano accoglie oltre 50mila persone per la Festa della Madonna Achiropita, portando in processione un busto argenteo, capolavoro di oreficeria del 1700, contenente reliquie e simboli della città”. Ne scrive Giorgia Miazzo sul “Messaggero di Sant’Antonio – edizione per l’estero” di luglio-agosto.
Eredità antica
Durante il periodo delle Grandi Migrazioni, la Madonna Achiropita approdò con i calabresi in Brasile, a Bela Vista (Bixiga), quartiere iconico degli oriundi a San Paolo, ritenuta la città «più italiana» al mondo con oltre 6milioni di italo-discendenti. La replica dell’immagine della patrona, realizzata in legno policromo nel 1904 in Calabria, e protetta nella paglia in una cassa fatta con cassette di cipolle, arrivò via nave nella città paulista con la famiglia Mellita. Nel 1908 il signor Giovanni Falcone mise a disposizione la sua casa in Rua Treze de Maio n. 100 per ospitare l’immagine sacra, creando il primo altare dove i migranti potevano pregare, e dando inizio così alla venerazione collettiva che conosciamo oggi.
Tutto cominciò con una festa rionale, organizzata dalla comunità calabrese, simile a quella in Italia, con lo scopo di raccogliere fondi per la collettività e l’acquisizione di un terreno su cui costruire la cappella dedicata alla Madonna, affinché i conterranei non abbandonassero la propria memoria. Con i ricavi, nel 1918 fu costruita la cappella, e nel 1926 venne inaugurata la parrocchia Achiropita, che prese in carico anche la gestione dell’evento. La festa ufficiale di Nossa Senhora Achiropita, invece, prese vita nel 1926 e continuò a raccogliere i fondi necessari per implementare la costruzione della chiesa, che venne sospesa durante la Seconda guerra mondiale a causa delle persecuzioni del governo di Getúlio Vargas contro gli alleati all’Asse. In realtà, le origini della parrocchia furono caratterizzate da una diplomazia religiosa, per cui la cappella ospitava sia i calabresi devoti alla Madonna Achiropita che i pugliesi di Cerignola legati alla Madonna di Ripalta.
Per evitare rivalità, si scelse il nome di San Giuseppe del Bixiga fino al 1949, quando la parrocchia assunse il titolo di Nossa Senhora Achiropita, rappresentando la tradizione calabrese diventata nel tempo l’anima stessa del quartiere.
Negli anni Cinquanta i festeggiamenti ripresero insieme alla prima bancarella con il panino con la salsiccia calabrese, e dal 1975 le famiglie del quartiere iniziarono a vendere pietanze salate e dolci, mentre nel 1980 la festa si allargò nelle strade con l’autorizzazione comunale.
Un quartiere in festa
Oggi la ricorrenza rappresenta una delle più grandi celebrazioni della cultura italiana fuori dall’Italia, coinvolgendo circa mille volontari e 250mila presenze per ogni fine settimana di agosto, con la Messa Solenne del giorno 15 agosto in onore della Madonna, come a Rossano, e la processione con preghiere e musiche della tradizione nella domenica vicina. Per tutto il periodo, il quartiere di Bela Vista crea un’atmosfera accogliente con girandole tricolori e una gastronomia ibrida di sapori calabresi e di altre regioni italiane rielaborati con gusti autoctoni, come la fogazza, la fricazza, il panino di calabresa, la soppressata, gli spaghetti al pomodoro, le melanzane ripiene alla rossanese e la sardella, gli scorateddi e i crustoli, accanto al churrasco brasiliano, alla polenta e al vin brulé del Nord Italia. Le serate sono ricche di attrazioni per i bambini, concerti e canti dedicati alla Madonna, spettacoli dal vivo lungo le strade oppure nello spazio del salone parrocchiale.
Come nelle feste italo-americane, anche quella di Achiropita raccoglie i fondi affinché la parrocchia li investa in attività benefiche verso bisognosi, poveri o senzatetto, oltre che per anziani, immigrati o bambini in difficoltà. La festa ha un grande valore storico-culturale per i paulistani, ma rappresenta anche un’attrazione turistica così importante che nel 2009 è stata approvata la legge 14.970 sul Dia de Nossa Senhora Achiropita, includendola nel Calendario Ufficiale del Municipio di San Paolo.
Nel 2024, il presidente della Repubblica ha firmato la legge 14.829 conferendole il titolo di Manifestazione Culturale Nazionale per il suo valore caritatevole in un Brasile multietnico e socialmente stratificato. Quest’anno la festa taglia il traguardo del secolo e viene celebrata per un intero anno giubilare, iniziato il 4 marzo, nel centenario dell’istituzione della parrocchia, e proseguirà fino al 4 marzo 2027, periodo in cui ci sono una serie di novità, tra cui la partecipazione dei sacerdoti che hanno prestato servizio nella chiesa durante le feste precedenti, nuove proposte di bancarelle, e un libro che racconta la sua storia secolare”. (aise)