I passi della cooperazione

ROMA – focus/ aise – Nell'ambito dell'iniziativa MAECI-IRENA “I ACT” in Egitto, è stato implementato VOCA-TECH for Youth, il primo corso di formazione nelle scuole. Si tratta del programma di formazione e advocacy lanciato in Egitto per integrare gli studenti delle scuole tecniche nel processo di transizione energetica globale.
Il corso si è tenuto presso l'Istituto Don Bosco del Cairo dal 5 al 14 febbraio, per un totale di 30 ore. L'iniziativa ha coinvolto 250 studenti per l'orientamento sulle basi delle energie rinnovabili e, per un modulo di training e laboratorio, 50 studenti delle classi 3ª e 4ª, con una rappresentanza femminile del 17%.
Il programma si è focalizzato sulla costruzione delle basi, sulla comprensione delle sfide climatiche, sui sistemi energetici e sul ruolo delle competenze tecniche nella transizione verde, fino all'applicazione dell'Internet of Things - IoT, trasformando la conoscenza in soluzioni per la comunità, attraverso prototipi, lavoro pratico e lavoro di squadra.
Durante il corso, gli studenti si sono misurati in un hackathon per proporre soluzioni intelligenti alle sfide del cambiamento climatico e della transizione energetica. Sono state prodotte soluzioni intelligenti per l'agricoltura, la sicurezza alimentare, future farming, la domotica, la gestione idrica in aree urbane e agricole, soluzioni per l'urbanizzazione e l'idrogeno verde. Le idee migliori sono state selezionate per una seconda fase che si svilupperà a livello inter-istituzionale.
I prossimi corsi e l’hackathon si terranno, nei prossimi mesi, presso il centro di formazione professionale SERENA a 10th of Ramadan, nella scuola tecnica avanzata ITEC di Abu Ghaleb e presso la ELSEWEDY Technical Academy. I team selezionati in ogni sessione saranno poi invitati a una competizione nazionale finale tra istituti.
È così che l'istruzione professionale diventa un motore di cambiamento reale. L'iniziativa sta incontrando interesse crescente, aggregando partner di valore come il Regional Center for Renewable Energy and Energy Efficiency (RCREEE), la San3a Tech Academy, l'AICS, l'UNIDO e la Qualification Development Bank, che hanno partecipato nella giuria dell’hackathon, a testimoniare l’importanza dell’iniziativa e la qualità del corso.
Si è svolta nei giorni scorsi la visita sul campo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo a Beit Furik, organizzata nel quadro del progetto della OSC ACS, “Intervento di produzione alimentare per la nutrizione e la sicurezza alimentare sostenibile nelle zone a rischio in Cisgiordania”, finanziato dall’Aics.
La visita ha rappresentato un’occasione di monitoraggio delle attività in corso e di confronto con i partner locali.
Il villaggio di Beit Furik, a circa sette chilometri a est di Nablus, è storicamente caratterizzato da una forte vocazione agricola e zootecnica, in particolare legata all’allevamento ovino.
Negli ultimi anni, a seguito delle restrizioni alla mobilità e della difficoltà di accesso alle risorse naturali, il settore della zootecnia ha subito una significativa riduzione. Un’area tradizionalmente utilizzata per il pascolo, nei pressi della località di Tana, dove sono presenti due sorgenti d’acqua, non è più accessibile alla comunità. Ciò ha avuto un impatto diretto sulla disponibilità di bestiame e sulla produzione di derivati animali. La perdita di opportunità lavorative esterne ha spinto molte famiglie a fare nuovamente affidamento sulle risorse locali.
In questo contesto, il progetto ACS interviene su tre ambiti chiave: supporto tecnico al settore agricolo, miglioramento delle condizioni di allevamento ovino e rafforzamento delle capacità economiche delle donne, in particolare nel settore della trasformazione lattiero-casearia.
Durante la visita è stata visitata una delle cinquanta garden houses, realizzate nell’ambito del progetto. Le famiglie beneficiarie hanno ricevuto attraverso i fondi dell’iniziativa attrezzature e materiali, tra cui sistemi di irrigazione, valvole, pompe, serbatoi per l’acqua, compost, semi e piantine di diverse colture stagionali. Le coltivazioni, avviate nel mese precedente, consentono alle famiglie di migliorare l’autoconsumo alimentare e, in alcuni casi, di vendere il surplus sul mercato locale, contribuendo così al reddito familiare.
La visita è proseguita presso il sito di costruzione del recinto destinato alla custodia delle pecore e allo stoccaggio del foraggio. Il personale tecnico ha illustrato le caratteristiche dell’infrastruttura, le modalità di gestione degli spazi e l’organizzazione dell’allevamento degli animali acquistati dal progetto, evidenziando l’importanza della struttura per la protezione del bestiame e una gestione più efficiente delle risorse.
Un momento significativo della visita è stato l’incontro con il Beit Furik Women Club, che riunisce 55 donne del villaggio e opera da anni nel campo dell’empowerment femminile. Il club ha avviato, anche a seguito della pandemia, percorsi di formazione e produzione nel settore lattiero-caseario, rispondendo a una domanda crescente di prodotti tradizionali, in particolare yogurt (tra cui labneh, uno yogurt fresco) e formaggi locali.
Il formaggio di Beit Furik, prodotto principalmente con latte ovino, è riconosciuto a livello regionale per la sua qualità e rappresenta una risorsa economica importante per la comunità. Nell’ambito del progetto ACS, dieci donne parteciperanno a corsi di formazione sulla produzione moderna del formaggio e sul confezionamento. Una stanza messa a disposizione da Arij, una delle responsabili del club, sarà attrezzata con macchinari specifici, migliorando i processi produttivi, aumentando la capacità di produzione e rispondendo in modo più efficace alla domanda del mercato.
La visita ha permesso di osservare come il progetto contribuisca a rafforzare filiere locali esistenti, valorizzando competenze tradizionali e introducendo strumenti e conoscenze utili a migliorarne la sostenibilità nel medio periodo. (focus\aise)