IIC: una panoramica

ROMA – focus/ aise – Il nostro modo di vivere, lavorare e divertirci è oggi molto diverso rispetto a pochi decenni fa, grazie soprattutto a una rete di connettività che ormai coinvolge la maggior parte delle persone sul pianeta. Allo stesso modo, oggi ci troviamo all’inizio di una nuova rivoluzione tecnologica: Internet sta entrando nello spazio fisico – dominio tradizionale dell’architettura e del design – diventando un “Internet delle Cose” o IoT. Pertanto, apre le porte a una varietà di applicazioni che – in modo simile a quanto accaduto con la prima ondata di Internet – possono abbracciare molti ambiti: dall’energia alla mobilità, dalla produzione alla partecipazione dei cittadini.
Su questo si baserà l’incontro organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Tirana per il prossimo 2 aprile alle ore 14.00 presso l’Aula Magna della Facoltà di Architettura e Urbanistica dell’Università della capitale albanese, che vedrà come ospite l’Architetto Carlo Ratti, che parlerà di “Senseable cities”.
Carlo Ratti, Professore al MIT e al Politecnico di Milano, Direttore del Senseable City Lab e Socio Fondatore di CRA-Carlo Ratti Associati, è un architetto e ingegnere che dirige lo studio di design e innovazione CRA-Carlo Ratti Associati e insegna al Massachusetts Institute of Technology, dove dirige il MIT Senseable City Lab. È anche professore al Politecnico di Milano. Si è laureato al Politecnico di Torino e all’École Nationale des Ponts et Chaussées di Parigi, e ha conseguito successivamente un M.Phil. e un Dottorato di Ricerca. Laureato all’Università di Cambridge, il suo lavoro è stato esposto in importanti sedi, tra cui la Biennale di Venezia, il Design Museum di Barcellona, il Science Museum di Londra e il Museum of Modern Art di New York. È stato curatore della Biennale di Architettura di Venezia del 2025.
Il 2026 segna il 160mo anniversario dall’inizio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. In occasione di questa ricorrenza, l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo vuole ricordare il pittore Beppu Kan’ichiro (1900-1992), un’importante figura che ha contribuito agli scambi tra i due Paesi. Beppu arrivò in Europa nel 1928 e trascorse gran parte della sua vita in Italia, contribuendo in maniera significativa alla reciproca conoscenza culturale.
La maggior parte della sua produzione di quadri a olio si concentra sulla città di Venezia, anche se non mancano quadri che ritraggono scorci famosi di Napoli, Roma e Firenze.
A 34 anni dalla sua scomparsa, grazie alla collaborazione dei suoi familiari, i membri del comitato organizzatore e l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo presentano una mostra retrospettiva di circa 40 opere, che si terrà dal 2 al 23 aprile nella Sala Esposizioni dell’Istituto. Nell’occasione si terrà inoltre un simposio dedicato all’artista.
Nato nel 1900 nella prefettura di Saga, durante gli anni della scuola media Beppu Kan’ichiro studiò acquerello con Ishikawa Kin’ichiro. Si trasferì a Tokyo nel 1918, dove frequentò l’accademia di arte Kawabata e studiò sotto la guida di Fujishima Takeji. Dopo la vincita del Premio Shunyo nel 1926, soggiornò in Italia per cinque anni a partire dal 1929, con base principalmente a Napoli. Nel dopoguerra fu attivo nel mondo artistico giapponese, ma tornò poi in Italia, stabilendosi a Venezia. Dotato di un’indole da studioso, condusse ricerche approfondite sulle tracce lasciate dai primissimi giapponesi che, già in epoca Meiji, avevano vissuto a Venezia promuovendo gli scambi culturali tra i due Paesi. Inoltre, sia prima sia dopo la guerra, scrisse numerosi saggi sulla sua vita in Italia, che amò profondamente e ritrasse con pennellate vivaci e appassionate.
Si inaugura il 9 aprile, alle ore 18.00, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra “Identità Oltre Confine”, progetto espositivo promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per celebrare i 25 anni della Collezione Farnesina.
Nato come percorso itinerante tra Berlino, Vilnius e La Valletta, il progetto ha proseguito il suo viaggio internazionale approdando prima a Belgrado e ora a Parigi, negli spazi storici dell’Hôtel de Galliffet, dove la mostra sarà allestita sino al 1° giugno.
In una città profondamente segnata dalla tradizione rivoluzionaria e dal dibattito culturale europeo, la mostra propone una riflessione sul modo in cui le identità individuali e collettive si trasformano nel tempo tra memoria storica, mobilità e processi di traduzione culturale.
Il percorso espositivo, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, si apre con Fibonacci di Mario Merz, opera simbolo della Collezione Farnesina, che introduce una visione organica e interconnessa del mondo. Attorno a questo nucleo si sviluppano tre sezioni tematiche: Radici di resistenza, Geografie del distacco ed Ecologie instabili.
Nella sezione Radici di resistenza, il corpo e il linguaggio diventano strumenti di emancipazione attraverso le opere di Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai ed Elisa Montessori, in dialogo con artiste di generazioni successive come Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo.
La sezione Geografie del distacco esplora l’identità come condizione mobile e in trasformazione. In occasione della tappa parigina si arricchisce con opere inedite di Marta Roberti e Paola Gandolfi, selezionate appositamente per dialogare con gli spazi dell’Istituto. In questa prospettiva, le geografie non sono solo territori fisici ma geografie interiori, psicologiche e relazionali: paesaggi dell’anima in cui memoria, esperienza e immaginazione ridefiniscono continuamente il senso di appartenenza.
Roberti presenta per la prima volta lavori tratti dal video di animazione Un’ape su un viso che piange (2025), dove figure umane e animali evocano una relazione di ascolto e metamorfosi tra specie. Paola Gandolfi espone due serie fotografiche tratte dai video In tempo per modifiche temporali e Chiamata urbana urgente, in cui l’artista mette in scena sé stessa in diverse fasi della vita, trasformando il corpo in archivio di memoria e identità.
La sezione Ecologie instabili affronta il rapporto tra essere umano e ambiente attraverso le opere di Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Elena Mazzi, Laura Pugno e Iginio De Luca, indagando il paesaggio come ecosistema fragile e in trasformazione.
Chiude il percorso l’installazione sonora della poesia Io sono una carta (1976) di Tomaso Binga, che intreccia linguaggio, corpo e politica in un gesto poetico di resistenza. Nel contesto parigino, segnato dalla memoria delle trasformazioni sociali e del 1968, la voce di Binga risuona come un invito a ripensare l’identità come spazio critico e generativo.
In occasione dell’inaugurazione, Paola Gandolfi presenterà una performance dal titolo “In tempo per modifiche temporali”, ideata appositamente per la mostra, che vedrà protagoniste insieme a lei l’attrice Cristina Spina, nel ruolo di sua madre, e Dominique Smersu, nei panni di suo padre. La performance mette in scena tre generazioni a confronto, esplorando il rapporto complesso e stratificato tra memoria familiare e identità. Come afferma l’artista, il legame tra madre e figlia è “una materia difficile da tenere in mano, da plasmare, da comprendere: scivola e brucia insieme… una materia che devasta e rapisce”. Attraverso il linguaggio della performance, Gandolfi trasforma questa relazione in un gesto scenico e simbolico che intreccia autobiografia, memoria e rappresentazione aprendo uno spazio di riflessione sul modo in cui le identità si costruiscono nel dialogo.
Attraverso il confronto tra artiste e artisti di generazioni diverse, “Identità Oltre Confine” costruisce una narrazione che mette in relazione storia, memoria e immaginazione, aprendo nuove prospettive sul ruolo dell’arte contemporanea nel leggere le trasformazioni del presente. (focus\aise)