La voce degli eletti all’estero

ROMA – focus/ aise – È stata presentata in Commissione Affari esteri e comunitari e in Commissione Cultura della Camera la risoluzione in materia di diplomazia culturale e promozione della lingua italiana nel mondo, a prima firma di Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America. Firmata anche dalla collega Irene Manzi, la risoluzione è stata sottoscritta anche dai deputati Pd Amendola, Provenzano e Quartapelle.
Con questo atto di indirizzo, i deputati chiedono al Governo di definire una “strategia pluriennale integrata di diplomazia culturale e promozione della lingua italiana, in una chiara prospettiva di sistema Italia, che riconosca esplicitamente il ruolo delle comunità italiane all’estero e degli italo‑discendenti come vettori strutturali di cultura italiana nel mondo”.
La risoluzione sollecita inoltre il ripristino, presso il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di una “Direzione generale per le politiche culturali e la promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, dotata di adeguate risorse umane e finanziarie e di compiti di indirizzo strategico, coordinamento della rete culturale all’estero e valutazione degli impatti delle politiche adottate”.
Particolare attenzione è dedicata al rafforzamento e al coordinamento della rete degli Istituti Italiani di Cultura e di tutti gli attori coinvolti – dal MAECI al Ministero della cultura, dalla scuola e l’università alle Regioni e agli enti locali – “al fine di valorizzare sinergie, evitare duplicazioni e orientare in modo coerente le risorse umane e finanziarie disponibili”.
La risoluzione chiede, infine, di “adeguare progressivamente gli organici degli Istituti Italiani di Cultura”, riformare le procedure di selezione e valorizzazione del personale locale, aggiornare le linee guida sulla sicurezza per mantenere gli Istituti come “luoghi aperti, accessibili e inclusivi”, destinare “una quota significativa e crescente delle risorse finanziarie per la promozione culturale all’estero a progetti di cooperazione strutturata” e riferire annualmente alle Commissioni parlamentari sui risultati conseguiti.
“È inaccettabile che l’Italia, seppur per ora solo da Paese osservatore, contribuisca a legittimare un’iniziativa che sembra voler sostituire il ruolo delle Nazioni Unite e ridefinire unilateralmente la gestione della crisi, con una visione più geopolitica che pacifica”. Lo ha dichiarato la deputata di Azione eletta in Europa, Federica Onori, che è anche segretaria della commissione Affari Esteri della Camera, all'indomani dell'apertura del "Board of Peace", aperto dal Presidente USA, Donald Trump.
“In questo contesto, la presenza dell’Italia non è un atto neutrale – ha aggiunto Onori -. Al di là delle considerazioni legali sulla nostra partecipazione, il problema è anche politico: partecipare a un organismo con un’impostazione così controversa è un errore grave e divisivo per l’Europa”. Il Governo, secondo la deputata eletta all’estero, “dovrebbe trarne le conseguenze e riallineare la posizione italiana alla nostra Costituzione e al dialogo nelle sedi internazionali riconosciute”.
Una “vittoria” specie per le comunità italiane negli Stati Uniti e in Canada, che “erano le più svantaggiate da questa scadenza”. Così, Christian Di Sanzo, deputato del Pd eletto nella Ripartizione Nord e Centro America, ha commentato l’approvazione, in Commissione Affari Costituzionali e Commissione Bilancio della Camera, di un emendamento che estende i termini per l’iscrizione presso i Consolati dei figli minorenni di cittadini italiani residenti all’estero nati prima dell’entrata in vigore della nuova normativa sulla cittadinanza.
La nuova legge sulla cittadinanza, secondo Di Sanzo, ha infatti “provocato vari effetti negativi per i figli di italiani, uno di questi effetti era il fatto che vi era tempo per registrare i figli minori di genitori italiani, alla data in vigore della nuova legge, solo fino al 31 maggio 2026, altrimenti i figli avrebbero perso per sempre il diritto alla cittadinanza italiana, una grave ingiustizia”.
“La registrazione implica però il reperimento di svariati documenti, tra cui il certificato storico di cittadinanza, che molti comuni stanno incontrando forti problemi a rilasciare – ha aggiunto ancora il deputato dem -. Alla difficoltà nel reperire i documenti richiesti, si aggiunge la mancanza cronica di appuntamenti presso i consolati, già oberati dalle normali pratiche di rinnovo passaporti e rilascio visti, portando a una situazione di grande ansia presso le nostre comunità italiane all'estero costrette a una corsa contro il tempo per vedersi riconoscere un diritto importante come quello della cittadinanza dei figli”.
Ora grazie a questo nuovo emendamento approvato, ci sarà tempo fino al 2029: “una vittoria importante soprattutto per le nostre comunità in Canada e Stati Uniti che erano le più svantaggiate da questa scadenza”. (focus\aise)