L'ambiente al primo posto

ROMA – focus/ aise – Se le api scomparissero, il mondo cambierebbe volto. I prati si farebbero più silenziosi, i frutteti meno generosi, le tavole più povere. Non è un’immagine retorica, ma un dato scientifico: le api e gli altri impollinatori garantiscono la riproduzione di una parte fondamentale delle piante selvatiche e coltivate, sostenendo biodiversità, agricoltura e sicurezza alimentare. Eppure, oggi le api sono sempre più esposte a una combinazione di stress ambientali che ne minacciano salute e sopravvivenza. Il cambiamento climatico altera temperature e stagioni, modifica la disponibilità di fiori e risorse, intensifica eventi estremi. A questo si aggiungono pesticidi, patogeni, perdita di habitat. Un insieme di pressioni che incide non solo sul corpo delle api, ma anche sulle loro capacità cognitive.
Da questa consapevolezza nasce il progetto di ricerca promosso dal Centro interdipartimentale Mente e Cervello (Cimec) dell’Università di Trento e realizzato anche con il sostegno della Fondazione Cassa Rurale di Trento. Il lavoro sarà presentato al pubblico durante la serata dal titolo “IBC – Impollinatori, biodiversità e cambiamento. Grazie alle api assicuriamoci il futuro”, in programma domani, giovedì 19 febbraio, alle ore 18, nella sala Nones di Palazzo Benvenuti a Trento.
Lo studio
Le api non sono semplici insetti: possiedono sofisticate capacità di orientamento, memoria e apprendimento. Sanno calcolare distanze, riconoscere punti di riferimento, comunicare alle compagne la posizione delle fonti di cibo. Tutte queste abilità sono fondamentali per la sopravvivenza dell’alveare; ma cosa accade quando le condizioni ambientali cambiano rapidamente?
La ricerca si propone di esplorare, attraverso misure fisiologiche e neuroimaging, come i cambiamenti ambientali influenzino il comportamento dell’ape da miele e in che modo fattori di stress ambientali quali temperatura, umidità, virus, pesticidi e inquinamento elettromagnetico possano incidere sulla navigazione, sulla memoria e sulle funzioni cognitive di questo insetto.
Verso un’apicoltura più resiliente
I risultati del progetto contribuiranno allo sviluppo di tecnologie e strategie innovative per rendere l’apicoltura più resiliente ai cambiamenti climatici. Non si tratta soltanto di proteggere un insetto prezioso, ma di preservare un equilibrio ecologico che sostiene intere filiere alimentari e la ricchezza dei nostri territori.
“Tutta la comunità può beneficiare di questo lavoro, perché l’ape da miele è un importante impollinatore del nostro ecosistema e l’idea è anche quella di aiutare l’agricoltura a essere più resiliente tramite interventi che permetterebbero alle api di poter vivere in modo migliore in questo mondo in costante cambiamento”, spiega la direttrice dell’Invertebrate Neuroscience group del Cimec, Elisa Frasnelli, co-responsabile del progetto insieme ad Albrecht Haase, direttore del Neurophysics group, sempre del Cimec.
Il programma della serata
Ad aprire l’incontro sarà la presidente della Fondazione Cassa Rurale di Trento, Debora Cont. A seguire, l’intervento di Elisa Frasnelli che introdurrà il progetto e il suo significato scientifico e ambientale. Davide Liga, dottorando della Scuola di Dottorato in Cognitive and Brain Sciences, presenterà lo sviluppo della ricerca e i primi risultati preliminari. A chiudere la parte scientifica sarà Albrecht Haase, con uno sguardo alle prospettive future e alle applicazioni tecnologiche che potranno nascere da questo lavoro.
La serata si concluderà con una dimostrazione pratica e uno spazio aperto alle domande del pubblico.
Previsioni giornaliere della qualità dell’aria in Europa con una risoluzione spaziale fino a 3 chilometri, utilizzo dei dati satellitari del programma europeo Copernicus e ampliamento delle previsioni sui pollini per una migliore prevenzione delle allergie. Sono queste le principali novità del nuovo progetto europeo CAMS2-40-bis del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, attraverso il quale il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) continuerà a finanziare, dopo il precedente programma quinquennale CAMS2-40, le attività di ricerca sulla qualità dell’aria condotte da un consorzio di 11 partner, tra cui, per l’Italia, ENEA.
Il progetto produrrà e renderà disponibili dati sull’inquinamento atmosferico in Europa e, parallelamente, lavorerà all’implementazione dei sistemi previsionali, aggiornandoli alle migliori pratiche scientifiche e sperimentando previsioni con una definizione spaziale che dagli attuali 10 sarà portata a 3-5 km.
“Fin dal 2022 l’Italia partecipa al programma europeo per la qualità dell’aria Copernicus con il sistema ENEA MINNI, considerato tra i più affidabili in Europa grazie alle elevate prestazione del supercomputer Cresco”, commenta il responsabile del progetto ENEA, Massimo D’Isidoro, ricercatore del Dipartimento Sostenibilità.
MINNI contribuisce insieme ad altri 10 modelli alle previsioni fino a 5 giorni della qualità dell’aria e della concentrazione di pollini in Europa. Sommando il numero di informazioni rese pubbliche si arriva a una media giornaliera di 80 miliardi di dati.
Tutti i modelli del consorzio utilizzano ed elaborano gli stessi dati: le emissioni inquinanti fornite da Copernicus e le previsioni meteorologiche ad alta risoluzione dell’ECMWF. I risultati degli undici sistemi vengono poi combinati in un unico prodotto chiamato ensemble, che copre una gamma di 19 inquinanti, tra cui ozono, biossido di azoto, biossido di zolfo e polveri sottili PM2.5 e PM10.
Con il progetto CAMS2-40-bis alle previsioni sui pollini delle sei specie già monitorate (graminacee, olivo, betulla, ontano, ambrosia e artemisia) sono state aggiunte quelle su nocciolo e cipresso. (focus\aise)