La voce degli eletti all’estero (3)

ROMA – focus/ aise – Uno “strappo senza precedenti di un potere dello Stato sulla struttura di un altro potere”. Quella della Giustizia sarebbe una riforma che “modifica gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione” e che “non riguarda davvero la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri” (che ad oggi riguarda solo lo 0,4% dei magistrati ogni anno) e che in realtà è “solo uno specchietto per le allodole che nasconde molto altro”. La riforma, hanno spiegato Pd Svizzera, Avs Svizzera, Acli Svizzera, Fclis e Cgil, “altera profondamente l’equilibrio dei poteri dello Stato e il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”. Tanto da “piegare l’indipendenza dei pubblici ministeri alla volontà del potere Esecutivo”.
Secondo Partiti, associazioni, enti e sindacati italiani attivi in Svizzera, che in queste ore ha diramato un comunicato per spiegare le motivazioni del “No” al Referendum e invitare gli italiani all’estero a esercitare il proprio diritto di votare, “il pubblico ministero, qualora la riforma proposta passasse, sarebbe destinato a trasformarsi in un inquisitore e l’esecutivo sarà portato ad attrarlo nella propria orbita. Ma l’indipendenza di chi giudica è una garanzia per tutti i cittadini, un suo indebolimento mette a rischio la tutela delle persone comuni”.
Per portare alcuni esempi pratici, Pd, Avs, Acli, Fclis e Cgiel hanno affermato: “una lavoratrice licenziata non potrebbe contare su un giudice del lavoro totalmente autonomo nel decidere contro interessi forti; denunciare una grande azienda sarebbe più rischioso; un cittadino accusato ingiustamente rischierebbe di trovarsi davanti a un pubblico ministero meno imparziale”.
“Perché sono così importanti le modifiche, proposte da questa riforma, che interessano il CSM?”, si sono chiesti. “Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stato creato dai Costituenti dopo la caduta del regime fascista per evitare le interferenze della politica sull’azione dei magistrati, garantendo concretamente l’indipendenza del potere giudiziario. Il nuovo CSM, che la riforma propone, si presenterebbe diviso in due organi separati, uno per i giudici, uno per i pm. La nomina dei suoi membri, attualmente eletti, sarebbe sostituita da un sorteggio; ma, se i membri scelti fra i magistrati sarebbero estratti a caso, i membri laici sarebbero sorteggiati da una lista ristretta, compilata dalla maggioranza in Parlamento. Il risultato sarebbe un CSM più debole e soggetto a influenze politiche, in più il sorteggio non rafforza, ma indebolisce la democrazia”.
Altre domande: “a cosa serve davvero la Riforma Nordio? Ai semplici cittadini o alla politica per controllare la magistratura? La riforma, per stessa ammissione dei promotori, non migliora la giustizia per i cittadini i cui reali problemi – durata dei processi, carenza di personale, eccessiva farraginosità delle procedure ecc… – resterebbero invariati. Per di più, la riforma comporta più costi e più burocrazia, ma non migliora l’efficienza e la qualità della giustizia”.
“Potenti e politici avranno, invece, strumenti per condizionare la giustizia a loro vantaggio. La riforma servirà a loro, come ha riconosciuto lo stesso ministro Nordio”.
Spiegando ancora l’importanza di recarsi a votare “No” al Referendum, Pd, Avs, Acli, Flcis e Cgil hanno spiegato: “la riforma tenta una torsione pericolosa per l’equilibrio dei poteri, sancito dalla nostra Costituzione antifascista; è la prima volta che il potere esecutivo tenta di limitare profondamente ruolo e autonomia del potere giudiziario; la riforma è uno strappo senza precedenti di un potere dello Stato sulla struttura di un altro potere; una giustizia autonoma e indipendente è alla base della nostra democrazia e della nostra Costituzione”.
“Il referendum è confermativo e non necessita il raggiungimento del quorum, il risultato sarà, dunque, valido indipendentemente dal numero dei votanti – hanno ricordato ancora -. Chi va a votare decide per tutti”. A tal ragione, “è fondamentale, anche per noi cittadini italiani all’estero, esercitare e difendere il nostro diritto di voto, votando “No” al quesito referendario della giustizia”.
Per sostenere le ragioni del “No” al referendum, è stato costituito un Comitato nazionale, unitario e cittadino che sostiene la campagna referendaria e promuove iniziative informative capaci di diffondere un’adeguata consapevolezza anche presso la comunità italiana in Svizzera (reperibile a questa e-mail: comitatosvizzerono@gmail.com).
"Finalmente i cittadini italiani residenti all’estero potranno richiedere la Carta d’Identità Elettronica (CIE) anche presso i Comuni italiani a partire dal 1° giugno 2026. Con l’approvazione definitiva anche da parte del Senato del provvedimento sui servizi ai cittadini AIRE, diventa finalmente realtà una norma che aspettavamo da anni". Così in una nota Federica Onori, deputata di Azione eletta in Europa e segretaria della Commissione Affari Esteri della Camera.
"Questo aggiornamento consentirà ai cittadini AIRE di richiedere la CIE anche quando rientrano temporaneamente in Italia, ad esempio per le vacanze, alleviando le criticità legate ai lunghi tempi di attesa nei consolati”, continua Onori. “Una misura decisiva, specialmente in vista dell’imminente scadenza del 3 agosto 2026, a partire dalla quale sarà obbligatorio, secondo le norme UE, avere un documento biometrico. È il risultato di un lavoro politico portato avanti da anni e culminato nell’accoglimento di una proposta di Azione, nata dall’ascolto costante delle esigenze delle comunità italiane all’estero", conclude Onori.
"L'Italia deve essere in prima fila nel condurre a termine questa ultima tappa del processo" di ratifica dell'accordo Ue-Mercosur.
Questa la chiara opinione del deputato del Pd eletto in Sud America, Fabio Porta, riguardo alla prossima approvazione dell'accordo siglato in Paraguay tra la Commissione Europea e i quattro Paesi del Mercosur. Il Parlamento europeo, assieme ai trentuno parlamenti nazionali, sono chiamati ora ad approvare l'accordo e dunque a un "grande atto di responsabilità e lungimiranza, in coerenza con quanto già approvato dal Consiglio europeo e dall’omologo organismo del Mercosur".
Secondo Porta sarebbe "grave oltre che miope se le assemblee legislative ponessero ulteriori freni approvando mozioni dilatorie o esigendo nuove condizioni da un accordo che dopo venticinque anni di trattative ha prodotto un documento finale che prevede clausole di reciprocità e tutele che ampliano in maniera significativa l’attuale quadro di garanzie tanto per i consumatori quanto per i produttori".
Per il deputato dem, dunque, l’Italia non deve avere tentennamenti, dato che è il "Paese maggiormente beneficiario dell’accordo e con il maggior numero di prodotti tipici tutelati (57)". Deve essere quindi "in prima fila nel condurre a termine questa ultima tappa del processo".
"Le posizioni di quei partiti che all’indomani di questa firma storica prendono le distanze per interessi localistici (inseguendo peraltro plateali fake-news) non solo minano la credibilità dell’Italia e dell’Europa ma contrastano direttamente con gli interessi nazionali - ha aggiunto in conclusione Porta - e con il rafforzamento di un’area politica ed economica strategica fondamentale per un nuovo equilibrio mondiale all’insegna della democrazia e del multilateralismo". (focus\aise)